È calato il sipario sulla prima serata di Sanremo 2026 e, come da tradizione, il verdetto del pubblico è già scritto: luci e ombre si alternano in una notte che ha regalato momenti di pura magia accanto ad alcune scivolate difficili da ignorare. Dall'esordio travolgente di Ditonellapiaga alla commozione autentica di Serena Brancale, passando per il karaoke collettivo firmato Tiziano Ferro e il ritorno da campione di Olly, la kermesse ligure ha già dato spunti più che sufficienti per parlarne per giorni. Ma non sono mancati i momenti che hanno fatto storcere il naso.
A dominare la scena in veste di co-conduttrice è stata Laura Pausini, padrona di casa misurata ed elegante, che ha scelto di non cantare per lasciare tutto lo spazio ai 30 Big in gara — per la prima volta tutti presenti sul palco dell'Ariston nella stessa serata. La cantante romagnola ha strappato qualche sorriso scherzando sul suo accento, senza però costruire l'intera serata attorno alla sua storia personale, e ha persino sorpreso tutti dimostrando una fluente padronanza della lingua turca. Solo una gaffe da ricordare: un microfono traditore e un doppio senso involontario che ha fatto alzare più di un sopracciglio. Tutto sommato, un grande esordio.
Il Festival si è aperto nel segno di Ditonellapiaga, che per cinque minuti abbondanti ha trasformato il teatro Ariston in qualcosa di completamente diverso da Sanremo. Voce potente, energia contagiosa e una schiera di ballerine scatenate: la performance è già virale sui social, e difficilmente sparirà dai trend nelle prossime ore.
Sul fronte co-conduzione maschile, Can Yaman ha retto meglio del previsto considerando che era alla sua prima esperienza sul palco dell'Ariston. L'attore turco, amatissimo in Italia grazie alle sue serie televisive di successo, ha mostrato qualche incertezza di troppo, ma il momento più discusso della serata è stato senza dubbio il suo ingresso in scena sulle note della sigla di Sandokan: un omaggio che, unito al fotomontaggio di Carlo Conti, ha sfiorato pericolosamente il confine del cringe, facendo sorridere il pubblico più per imbarazzo che per entusiasmo.
Tra le esibizioni dei Big, quella di Serena Brancale ha colpito dritto al cuore. L'artista, che nel 2025 aveva conquistato il pubblico con Anema e core, si è presentata con un look rinnovato e una canzone dedicata alla madre, scomparsa nel 2020. Le lacrime sul palco erano genuine, la performance intensa, e il risultato è che la Brancale si è guadagnata un posto nella cinquina delle favorite, con concrete possibilità di salire sul podio finale.
Non è mancata qualche nota stonata anche nella gestione degli ospiti istituzionali: bella e significativa l'idea di invitare Gianna Pratesi, signora di 105 anni originaria di Chiavari, per celebrare il primo voto delle donne per la Repubblica e i valori antifascisti. Un gesto di grande valore civile, rovinato però da un errore imperdonabile nelle grafiche dell'Ariston: la scritta "W la Repupplica" ha trasformato un momento commovente in un caso da manuale di gaffe televisiva.
La serata ha poi vissuto uno dei suoi picchi più alti con l'arrivo di Tiziano Ferro, che ha scatenato un karaoke collettivo di proporzioni epiche. In scaletta Xdono, Ti scatterò una foto, La differenza tra me e te, Lo stadio e, come bonus, il nuovo singolo Sono un grande: un medley che il pubblico in sala — e milioni di telespettatori a casa — ha cantato a memoria, senza paura di sbagliare una parola. Ferro a Sanremo è una garanzia, e questa serata ne è l'ennesima conferma.
Menzione speciale per il ritorno di Olly, vincitore del Festival 2025, che ha riportato sul palco dell'Ariston la sua Balorda nostalgia: rispetto all'anno scorso la crescita è evidente, non solo nei numeri di streaming ma nella presenza scenica e nella maturità artistica. Un ritorno che conferma come il giovane artista stia costruendo una carriera solida ben oltre la vittoria sanremese.
L'unica nota critica strutturale riguarda il ritmo complessivo della serata: Carlo Conti ha chiuso addirittura in anticipo, ma la sensazione diffusa è che alla prima puntata siano mancate le pause giuste, i respiri necessari tra un'esibizione e l'altra, quelle variazioni capaci di spezzare la monotonia di un format maratona che, portato all'estremo, rischia di appiattire anche le performance più riuscite. Con ancora tante serate davanti, c'è tutto il tempo per correggere il tiro e trovare il ritmo che questo Sanremo merita.
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