I peggiori videogiochi usciti nel 2018 (fino ad ora)

Il 2018 ci ha regalato anche videogiochi che non hanno saputo lasciare il segno. Scopri con noi i peggiori titoli dell'anno, in attesa delle ultime produzioni da qui a dicembre.

Autore: Andrea Guerriero ,

Non tutti gli anni possono definirsi buoni. E questo vale un po' in tutti i campi.

Una regola quasi scolpita nella pietra che oggi andremo ad analizzare con occhio clinico in un territorio ben preciso: quello videoludico! Ogni annata mette sul piatto, grazie all'impegno di centinaia - se non migliaia - di software house, incredibili esperienze poligonali, così come produzioni che non sono riuscite a fare breccia nei cuori di critica e pubblico. O, ancora peggio, sono riuscite a ferirli.

Certo, fino ad ora il 2018 si è confermata un'Età dell'Oro per tutti gli appassionati di nerdismi assortiti, per un po' tutte le piattaforme disponibili sul mercato. 

Eppure, tra tante bellezze, gli scaffali hanno accolto anche tante brutture. Noi di NoSpoiler ne abbiamo individuate 15 - in attesa di scoprirne altre da qui a fine dicembre -, e andiamo ad elencarvele in ordine sparso subito più sotto. Riuscirete ad arrivare fino in fondo?

I più brutti videogiochi del 2018 usciti fino ad ora

15 - Dissidia Final Fantasy NT

La sottoserie picchiaduristica di Final Fantasy, Dissidia, non ha mai avuto l'ambizione di sfidare a muso duro mostri sacri del genere come Street Fighter o Tekken, ma in passato è sempre riuscita a proporre titoli piuttosto interessanti e divertenti. 

Ecco perché le aspettattive su Dissidia Final Fanatasy NT, capitolo esclusivo per PlayStation 4, erano discretamente alte.

Purtroppo la collaborazione tra Square Enix, Koei Tecmo e Team Ninja non riesce a decollare, andando a proporre sulla console di ultima generazione a marchio Sony un'esperienza sorprendentemente povera di contenuti e di possibilità di personalizzazione. Nonostante lo sforzo produttivo evidente, Dissidia Final Fantasy NT fallisce proprio dove un fighting game non dovrebbe, macchiato da un gameplay che si farà velocemente troppo ripetitivo.

14 - Destiny 2: La Mente Bellica

Il successo del primo Destiny non è bastato a trainare anche il suo sequel, colpevole di aver messo sul piatto una narrazione scialba e un livello di sfida praticamente nullo - almeno rispetto al passato. 

La seconda espansione dello sparatutto massivo creato da Bungie, La Mente Bellica, avrebbe dovuto risollevare la situazione, seppur a pagamento. Così purtroppo non è stato, con la compagnia di Seattle quasi allo sbando e incapace di coordinare risorse e idee per confezionare contenuti aggiuntivi validi. La Mente Bellica è un completo disastro, così come lo è stato precedentemente il DLC La Maledizione di Osiride.

Il recente debutto de I Rinnegati ha decisamente corretto il tiro, ma è inevitabile chiedersi se non sia troppo tardi per riconquistare la fiducia dei Guardiani.

13 - The Inpatient

Concepito come prequel dell'orrorifico Until Dawn, The Inpatient aveva grandi ambizioni, puntando a sfruttare la realtà virtuale meglio di quanto avessero fatto in precedenza altri videogame. In realtà, il gioco non si è rivelato così piacevole come in molti speravamo.

Il titolo di Supermassive Games non è mai capace di stuzzicare i nostri sensi, fatto di meccaniche di gameplay troppo ripetitive e quasi ''ubriache'' di noia per tutta la durata dell'esperienza su PlayStation VR - il visore compatibile con PS4. Di certo non si tratta del peggior videogioco che potrete mai affrontare nella vostra ''carriera'', ma è probabilmente uno dei più trascurabili. 

12 - Titan Quest

Titan Quest è un gioco che illustra alla perfezione come l'industria del gaming, il suo gusto e quello degli appassionati siano cambiati con il passare degli anni. 

Quando questo RPG venne lanciato per la prima volta, nel 2006, venne accolto con tutti i crismi del caso e considerato un discreto esponente di questo filone. La sua rimasterizzazione del 2018 per le console più moderne non regge però il passare del tempo, mostrando il volto di un titolo semplicemente ''invecchiato male''. Aggiungeteci poi una realizzazione tecnica stracolma di problemi - colpa di un lavoro di restauro decisamente grossolano -, e otterrete un prodotto da cui i possessori di PlayStation 4 e Xbox One dovrebbero stare alla larga. 

11 - Crisis on the Planet of the Apes VR

Ancora VR, ancora ottime premesse. Ancora un fallimento. 

Nonostante la saga de Il pianeta delle scimmie sia finalmente riuscita a rinascere dalle sue ceneri e ritagliarsi un posto d'onore nella filmografia moderna, lo stesso non può dirsi dello shooter per la realtà virtuale Crisis on the Planet of the Apes. Indossando il nostro fedele caschetto - PlayStation VR, HTC Vive o Oculus Rift - verremo infatti proiettati in un'avventura dallo scarso mordente narrativo e ''giocoso'', del tutto lontana dalla qualità della trilogia reboot vista sul grande schermo. 

Giocare nei panni di una scimmia tenuta prigioniera dagli umani, con l'obiettivo di fuggire da loro, non è mai stato così noioso!

10 - Monster Energy Supercross

Monster Energy Supercross è un videogame molto confuso. E in grado di confondere gli stessi giocatori.

Il team di sviluppo non ha saputo raccogliere le idee, realizzando un gioco che non è né una simulazione hardcore né un racing dalla curva di apprendimento meno rigida e più adatta ad un pubblico meno esperto. Nonostante qualche breve momento godibile, Monster Enery Supercross si è dimostrato carente nelle modalità, nei contenuti proposti e sul piano squisitamente grafico, segnando un sonoro capitombolo da una scattante due ruote. 

9 - Out of Ammo

Senza ombra di dubbio, ad Out of Ammo va riconosciuto il merito di proporre alcune idee di base davvero grandiose, dei concept del tutto nuovi ed interessanti. L'esecuzione lascia però a desiderare, pennellando la classica occasione mancata

Credeteci, giocare ad Out of Ammo ci ha lasciati con un profondo senso di frustrazione, piegato da troppi bug ed afflitto da inspiegabili glitch che rendono anche le fasi di gameplay potenzialmente più appetibili un vero incubo per chi vorrebbe solo dedicarsi a del sano gaming da camera.

Non solo, rimane infelice la scelta di portarlo su PlayStation VR, quando le sue caratteristiche stridono con le restrizioni della realtà virtuale: un matrimonio infelice, senza paura di esagerare!

8 - Baseball Riot

Ad essere completamente onesti, Baseball Riot potrebbe rivelarsi addirittura un videogame piacevole se preso a piccole dosi. Soprattutto se lo giocate su una console portatile o su smartphone, senza parlare del suo stile visivo piuttosto accattivante.

Ma scavando più a fondo, e volendo cercare altre qualità che vadano oltre queste fragili basi, vi accorgerete ben presto che questi piccoli momenti di gioia coprono un gigantesco iceberg fatto di poca cura nei dettagli e scarsa originalità nelle meccaniche e nelle diverse modalità di gioco offerte. La ripetitività, poi, regna sovrana, lasciandovi solo la voglia di sbadigliare, di riporre il titolo nella custodia e non rivederlo mai più. 

Così da dimenticarne ogni sbavatura il più velocemente possibile.

7 - AO International Tennis

Il 2018 sarebbe dovuto essere l'anno del ''comeback'' per i videogiochi di tennis. La terra rossa - e l'entusiasmo dei fan! - si è però rivelata troppo poco compatta visti gli infelici risultati portati a casa da AO International Tennis e dal rivale Tennis World Tour - che scopriremo più avanti. 

Legnoso, privo di ogni tipo di sfida o difficoltà, povero di contenuti, dai controlli poco reattivi e dal comparto tecnico disastroso: la produzione di casa Big Ant Studios è ben lontana dal poter essere definita un capolavoro.

6 - Extinction

Se amate i videogame, vi sarà capitato più volte di leggere che i contenuti generati proceduralmente sono capaci di rovinare anche la più azzeccata delle esperienze in pixel e poligoni. Un'affermazione che viene puntualmente confermata ogni qual volta un titolo di questo tipo fa il suo debutto sul mercato.

Extinction non fa eccezione, e offre una sofferente mancanza di varietà in un po' tutti i comparti della produzione. Il mondo di gioco è fin poco vivo, privo di creatività ed immaginazione, il combat system finirà ben presto per annoiarvi, mentre la trama e i suoi personaggi non si avvicineranno neanche per sbaglio dall'essere in qualche modo degne di interesse.

Ed è un vero peccato, perché con un po' più di attenzione e risorse, Extinction avrebbe potuto rivelarsi un titolo meritevole. 

5 - Bravo Team 

Bravo Team potrebbe essere accettabile solo se venisse considerata una demo utile a mostrare le caratteristiche della realtà virtuale e del visore made in Sony, PlayStation VR. Proporlo nei negozi come un gioco fatto e finito è semplicemente un insulto ai nostri portafogli e allo spirito stesso del gamer. 

Level design semplicistico, gun-play sotto la media e sensibilmente impreciso, meccaniche stealth senza brio e grafica datata lo condannano all'oblio, dimenticato in chissà quale cestone delle offerte tra i freddi corridoi di una grande catena di distribuzione. 

Evitatelo a tutti i costi, o regalatelo a chi vi vuole male!

4 - Fear Effect Sedna

Fear Effect è un nome che probabilmente ricorderete con un certo piacere, soprattutto se videogiocavate già nei primi anni 2000 sulla prima indimenticabile PlayStation - di ritorno a dicembre in versione mini. La serie non è mai stata un campione di incassi, ma ha saputo conquistare abbastanza animi da poter essere considerata un piccolo cult.

Fear Effect Sedna punta sicuramente a rinverdire quelle stesse sensazioni, ma lo fa fallendo miseramente. C'è qualcosa da salvare, come la colonna sonora, il particolarissimo stile grafico e el cutscene animate piuttosto bene, ma il cuore pulsante del titolo descrive purtroppo un paziente irrecuperabilmente tachicardico. Colpa di una intelligenza artificiale arretrata e incomprensibile, di cosiddette opzioni strategiche implementate alla buona, livelli mal confezionati e ancor peggio immaginati, così come di enigmi noiosi e di un sistema di coperture fin troppo basilare.

Dal punto di vista del gameplay, insomma, il lavoro da fare a prodotto finito è ancora mastodontico. Troppo pesante per evitare a Sedna un posto d'onore in questa sciagurata classifica.

3 - Time Carnage

Time Carnage è l'ennesimo gioco per la VR che fallisce in ogni aspetto in cui vorrebbe invece eccellere. 

Nonostante la presenza di azione squisitamente arcade e di classifiche per stimolare il vostro spirito competitivo, la campagna principale si rivelerà ben presto un incubo da portare a termine. Peccato che sia indispensabile completarla per sbloccare quasi tutte le altre modalità, restituendo un titolo ''monco per scelta'' - del team di sviluppo prima, degli stessi utenti poi. 

La trama è del tutto assente, mentre le meccaniche appaiono raffazzonate. Se state cercando un'esperienza in realtà virtuale che vale i vostri soldi, sappiate semplicemente che Time Carnage non è il nome giusto.

2 - Tennis World Tour

Un doppio fallo dolorosissimo, questo Tennis World Tour, spinto in sede di annuncio da entusiastiche dichiarazioni degli sviluppatori.

La simulazione si è invece rivelata inconsistente una volta rimbalzata sugli scaffali. Terribile la realizzazione tecnica, grave l'assenza di tornei online e frettolosa la realizzazione del motore fisico e dell'intelligenza artificiale degli sportivi controllati dal computer: ogni aspetto di Tennis World Tour è un colpo al cuore per gli amanti della racchetta, seppur virtuale. 

Ad essere onesti, c'è un curioso senso di appagamento nel progredire nella campagna principale, schiacciato però dalle stesse meccaniche di gameplay, al limite della frustrazione per comandi poco chiari e risposte del giocatori sul campo appesantite da un evidente effetto lag.

1 - Past Cure

Descrivere Past Cure non è facile. E neppure riuscire ad elencare tutte le sue brutture. 

Past Cure è un amalgama poco commestibile di idee raccattate da ogni angolo dell'industria videoludica, per poi essere accostate in un mosaico sgraziato e infelice. Tutto, di questo gioco, andrebbe demolito e ricostruito dalle fondamenta: le fasi shooting sono frustranti e superficiali, il sistema di coperture dalla reattività carente e i puzzle non hanno semplicemente senso di esistere, per quanto illogici. 

Neppure dialoghi e prove attoriali riescono a raggiungere la sufficienza - per quanto la narrazione abbia i suoi buoni momenti -, mentre la sceneggiatura sfocia più volte nel no-sense più assoluto. 

Past Cure è tutto quello che un vero gamer dovrebbe evitare: parola di lupetto... in VR!

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