La musica che accompagna La macchinazione è la suite Atom Heart Mother dei Pink Floyd, tratta dall’omonimo album del 1970. Il brano si sente sia all’inizio sia alla fine del film di David Grieco e ritorna nel corso del racconto attraverso i suoi diversi movimenti.
La scelta porta nella storia di Pier Paolo Pasolini una composizione nata pochi anni prima della sua morte. Non si tratta di una canzone scritta per il film del 2016, ma di una suite già pubblicata, adattata alle immagini e ai personaggi.
Chi ha composto la suite del film
Atom Heart Mother è firmata dai 4 componenti dei Pink Floyd dell’epoca: David Gilmour, Roger Waters, Richard Wright e Nick Mason. Alla composizione e all’orchestrazione ha collaborato anche Ron Geesin. Il brano occupava l’intero primo lato dell’album originale, uscito nel 1970.
La suite unisce il suono del gruppo a una scrittura più ampia, con orchestra, ottoni e coro. È una struttura articolata in 6 movimenti, con passaggi dalle atmosfere differenti: una caratteristica che ha permesso al film di attingere a parti diverse della stessa composizione.
Per chi cerca una canzone con strofe e ritornello, la distinzione è utile: il brano principale della colonna sonora è una lunga suite prevalentemente strumentale, nella quale le voci del coro partecipano alla tessitura musicale. La presenza del coro contribuisce alla sua ampiezza sonora insieme agli strumenti della band e all’orchestra.
Dove si sente la musica in La macchinazione
La suite fa da cornice al film, aprendolo e chiudendolo. I suoi movimenti sono stati associati anche a personaggi e atmosfere diverse lungo la storia, grazie al lavoro sul suono di Frédéric Le Louet. Il risultato è un motivo musicale che accompagna il racconto senza limitarsi a una sola sequenza.
Al centro c’è il Pasolini interpretato da Massimo Ranieri: negli ultimi mesi della sua vita lavora al montaggio di Salò o le 120 giornate di Sodoma e scrive Petrolio. Il film segue anche il suo rapporto con Pino Pelosi, interpretato da Alessandro Sardelli, fino alla notte dell’omicidio all’Idroscalo.
Le variazioni della suite accompagnano così un racconto che intreccia la vita quotidiana dello scrittore alla tensione di un thriller. Il ritorno della stessa musica all’inizio e alla fine dà al film una cornice riconoscibile, mentre i cambiamenti di atmosfera aiutano a seguire i diversi momenti della vicenda.
Perché David Grieco ha scelto i Pink Floyd
Per David Grieco la scelta aveva un valore personale: il regista ha spiegato di aver scelto i Pink Floyd perché la loro musica apparteneva alla sua vita. Ha ricordato anche l’uso di musiche già pubblicate nei film di Pasolini e ha cercato un brano che avesse per lui un significato.
Per ottenere il permesso, Grieco scrisse al gruppo e inviò la sceneggiatura. La produttrice Marina Marzotto ha raccontato che la realizzazione della colonna sonora richiese poi 7 settimane di lavoro sul suono. L’impiego della suite lega così il film a una musica degli anni in cui è ambientata la storia, attraverso una scelta condivisa dalla produzione e dagli autori del brano.