Dopo il volume d'esordio, questo Eternity Volume 7 - L’impresa un po’ Presuntuosa della Resurrezione è sicuramente il volume più atteso di Eternity - la serie di Alessandro Bilotta e Sergio Gerasi con colori di Adele Matera pubblicata da Sergio Bonelli Editore - dato che il precedente sesto volume si era concluso con uno clamoroso cliffhanger. Il protagonista Alceste Santacroce era stato sparato a bruciapelo alla tesa da Tito Forte, celebrità caduta in disgrazia dopo una inchiesta dello stesso Alceste. Essere un giornalista di gossip e morire per omicidio: sarà davvero questo l'ultimo incredibile scoop di Alceste?
Di cosa parla Eternity Volume 7 - L’impresa un po’ Presuntuosa della Resurrezione
Evidentemente no. L'ora di Alceste non è ancora arrivata anche se, in una Roma sempre e comunque indifferente, la morte sarebbe stata una sorte più fausta di come il colpo di pistola alla testa l'ha ridotto. Deforme, vigile ma senza la capacità di esprimersi e tetraplegico. Alceste Santacroce non è più quello di un tempo eppure continua a frequentare i circoli vip e delle "persone che contano" perché se la sua morte non fa più notizia allora forse lo farà la resurrezione.
Piano piano, faticosamente e non senza incidenti di percorso, Alceste riacquista tutte le sue capacità grazie alla buona volontà della giunonica infermiera Megulia e di un gruppo di supporto per il dolore sponsorizzato da una medium che ha le sue visione a Monte Mario dove si organizzano degli Apparitivi - visioni mistiche seguite da aperitivi e musica.
È lì che Alceste riacquista la sua verve: se non è "riuscito" a morire, cosa può spingere a vivere di nuovo? e cos'è davvero la morte? C'è chi si rifugia in Dio, chi invece ha paura dell'abitudine chi invece vuole cancellare un passato turbolento facendo ammenda anche economica.
Alceste invece ha desideri più semplici: incontrare l'uomo che gli ha sparato, Tito Forte. Ma l'incontro non va come sperato. Alceste rimedia un naso rotto, Tito ben di peggio...
Amore, morte e superficialità
In Eternity Volume 7 - L’impresa un po’ Presuntuosa della Resurrezione, Alessandro Bilotta decostruisce l'archetipo narrativo della morte e della resurrezione dell'eroe disvelandone la superficialità nella società moderna in cui anche la morte diventa mera performance.
La “morte e la resurrezione” qui non sono epiche, ma rituali: sono spettacoli postumi, plastiche immagini che alimentano un sistema di visibilità perpetua. In questo senso, Alceste è prima osservatore di questa distorta dinamica e poi specchio della società, e il suo cinismo nasconde una forma di empatia nichilista.
La struttura narrativa è un chiasmo continuo. Dalle limitazioni fisico-cognitive di Alceste, alla sua riabilitazione, dal ritorno in redazione e poi sul campo passando per la porno attrice che vorrebbe emanciparsi dal suo passato ma proprio non ci riesce tornandovici da produttrice - un ideale cerchio con l'Alceste iniziale che era mero uditore della conversazioni - fino all'incontro violento e repentino fra Tito e Alceste in carcere.
Pur in forma molto repentina, Eternity Volume 7 - L’impresa un po’ Presuntuosa della Resurrezione sposta per un attimo l'attenzione dalla critica alla fame di visibilità, che è il perno di tutta la serie, all’incapacità di metabolizzare la perdita ma anche e soprattutto alla spettacolarizzazione del lutto. Morte e conseguente lutto diventano eventi social ancora prima che televisivi, meri aggregatori di coscienze che esorcizzano così le proprie paure.
I funerali vaporwave di Eternity
Sergio Gerasi e Adele Matera trasformano Eternity Volume 7 - L’impresa un po’ Presuntuosa della Resurrezione in una veglia funeraria elegante e disturbante. Il tratto di Gerasi, nervoso ed esagerato, enfatizza le anatomie stralunate, i volti emaciati in primi piani strettissimi e una verticalità tutta cristologia che cozza con un Alceste costretto su una sedie a rotelle.
Adele Matera costruisce un palette vaporwave: toni al neon, ombre crepuscolari, luci artificiali che trasfigurano la “resurrezione” in visione surreale, quasi onirica ma carica di inquietudine. Una Roma pop anni 60, nostalgica ma anche senza tempo ma anche cartina al tornasole di illusioni e verità sottolineate da colori freddi e algidi come i verdi e i blu che dominano la seconda parte del volume.
Commento
Voto di Cpop
70Pro
- ottima decostruzione dell'archetipo narrativo della "morte e resurrezione" del protagonista...
- la riflessione sulla spettacolarizzazione della morte e del lutto è potente...
Contro
- ...ma che avrebbe meritato maggior respiro
- ...ma rischia di essere troppo "astratta" per il lettore più casual
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