Dario Fo se ne è andato a 90 anni e 7 mesi. Lo scrittore, attore, pensatore, attivista politico e Premio Nobel ci ha lasciato dopo due settimane di ricovero all'Ospedale Sacco di Milano.
Ha lottato fino all'ultimo minuto e fino all'ultimo ha recitato, scritto e partecipato attivamente alla vita politica italiana come sostenitore del Movimento Cinque Stelle.
Se ne va un grande rappresentante del teatro e della cultura italiana, un uomo capace di dominare le scene per 70 anni a partire dal debutto negli anni '50 al Piccolo di Franco Parenti.
Proprio gli anni '50 sono il periodo più importante per Fo che lascia la facoltà di architettura e abbraccia il mestiere di teatrante.
Sono gli anni dell'incontro con la futura moglie, Franca Rame, che prenderà l'iniziativa baciandolo contro un muro. Comincia così la storia di un sodalizio artistico e umano che li porterà al matrimonio nel 1954 e alla fondazione della compagnia Fo-Rame.

Nella sua lunga carriera, Dario scrive oltre 100 opere, anche se la più importante e conosciuta resta Mistero Buffo (1969), in cui fa la sua comparsa anche il grammelot. Di cosa si tratta? Di un linguaggio costruito sull'esempio della lingua dei giullari e frutto di un mix di neologismi, italiano e dialetto lombardo.
Sono proprio i buffoni di corte quelli a cui si ispira il teatro sempre più impegnato politicamente di Fo e sono i giullari ad aiutarlo a conquistare il Nobel per la Letteratura nel 1997.
Nella motivazione del Premio si legge: “perché, seguendo la tradizione dei giullari medievali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi”.
L'intento con cui Dario e Franca scrivono e recitano è quello di dileggiare i poteri forti, denunciare il malaffare, mostrare le storture della politica e sbeffeggiare la classe borghese.
Nascono così opere come Settimo: ruba un po' meno (1964), La colpa è sempre del diavolo (1965), Morte accidentale di un anarchico (1970), Non si paga, non si paga (1974), Pum, pum! chi è? la polizia! (1972) e Il Fanfani rapito (1975).
Il loro impegno politico ne provoca l'allontanamento dalla RAI per 14 anni e sempre il loro impegno politico causa l'arresto di Dario a Sassari nel 1975, durante lo spettacolo Guerra di Popolo in Cile.
Sono gli anni '60 quelli più movimentati, con le tournée interrotte di continuo dalla polizia e una valanga di denunce.

Dario rallenta l'attività solo nel 1995 dopo un ictus. Lo stop però dura poco e il giullare torna a calcare le tavole del palcoscenico e a difendersi contro gli attacchi politici seguiti al Nobel.
I sui detrattori lo accusano di aver militato tra i fascisti di Salò e, per l'ennesima volta, è costretto a chiarire di essersi arruolato per gettare fumo negli occhi ai fascisti e nascondere l'attività di partigiano del padre.
Se ne va dunque un pezzo di storia nazionale che fino all'ultimo respiro ha ricordato la moglie Franca, scomparsa nel 2013, ed ha dichiarato il proprio scetticismo sull'aldilà e la propria speranza di trovare qualcosa di inaspettato: "Io credo nella logica. Ma una volta di là, spero di essere sorpreso".
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