La pazza gioia di Paolo Virzì ha vinto il David di Donatello come miglior film, oltre ad aver trionfato in altre categorie.
L'attrice Valeria Bruni Tedeschi ha ricevuto il premio come miglior attrice protagonista, Tonino Zera come miglior scenografia, Daniela Tartari come miglior acconciatore e Paolo Virzì come miglior regista.
Non è la prima volta che il regista ottiene riconoscimenti per le proprie pellicole, basti ricordare Il capitale umano (2014) che vinse ben 6 David di Donatello.
È la prima volta però che Virzì poggia il suo sguardo sul mondo delle malattie mentali, realizzando una pellicola al femminile e drammatica ma con quel pizzico di ironia che caratterizza tutti i suoi lavori.
La pazza gioia potrebbe essere definito come una sorta di Thelma & Louise all'italiana.

Beatrice Morandini Valdirana (Valeria Bruni Tedeschi) e Donatella Morelli (Micaela Ramazzotti) sono le protagoniste indiscusse de La pazza gioia. Sono due donne diverse e completamente agli antipodi. Ad unirle, dal loro primo incontro, è quella fragilità provocata da quello scontro sofferente e traumatico che ciascuna ha avuto con la propria vita e dal quale nessuna delle due è riuscita ad alzarsi con lucidità mentale.
Il cinismo, a cui ci ha abituati Virzì nei suoi lavori, con La pazza gioia svanisce cedendo il passo ad un'ironia che, durante lo scorrere del film, cambia d'aspetto: alle volte è amara, altre è spensierata fino a culminare nello strazio.

La malattia mentale viene affrontata senza alcun accenno al pietismo o alla compassione: lo spettatore viene abituato immediatamente alla normalità "diversa" di questo stare al mondo.
La pellicola è un normale fluire di situazioni, pensieri e dialoghi perché è quella la loro vita ed è così che le due protagoniste vivono nel mondo. I disturbi che hanno non vengono esasperati come se fossero qualcosa di anormale o fuori dal mondo. È quasi come se la fragilità emotiva di Donatella e di Beatrice appartenesse un po' a tutti e, probabilmente, è così.
Ognuno di noi ha delle manie o delle fissazioni: c'è chi le vive sapendole gestire e chi invece non ha quella forza dentro perché è troppo permeabile al dolore.
Sembra quasi che il regista voglia farci intendere che, in fondo, ciascuno di noi convive con questo filo sottile chiamato lucidità e che potrebbe spezzarsi, rendendoci instabili come le protagoniste della pellicola.
Le due protagoniste de La Pazza Gioia
Beatrice ha tutte le caratteristiche della mitomane: non riesce a stare zitta neanche per mezzo secondo, è egocentrica ed è convinta di saper fare tutto meglio degli altri.
Donatella è taciturna, ha molti tatuaggi sul corpo che le danno un aspetto da dura arrabbiata con il mondo ma, in realtà, è solo molto fragile. Entrambe sono delle pazienti di Villa Biondi, un istituto terapeutico femminile. Questo non è il classico manicomio ma una cascina immersa nel verde, in cui si viene aiutati da medici per potersi riabilitare.

Le due diventano amiche nonostante la loro diversità e decidono di vivere, anche se per poco, trasgredendo le regole dell'istituto.
Un giorno, approfittando di un'uscita collettiva con i medici e le altre pazienti, decidono di fare una breve vacanza e respirare la libertà che non hanno da molto tempo. Le due durante questa fuga si parlano a cuore aperto, ciascuna ha il desiderio di incontrare nuovamente quei volti e quelle situazioni lasciate in sospeso prima che venissero rinchiuse, soprattutto Donatella.
A lei è stato tolto l'affidamento del figlio per darlo in adozione, vorrebbe sapere dov'è ora, vorrebbe abbracciarlo e dirgli che lei è sua madre e che non l'ha abbandonato.
Beatrice invece vorrebbe vivere non segregata come lo è nella casa di cura perché lei è convinta di stare bene e di non aver bisogno di cure. Vorrebbe vivere come lo faceva un tempo tra lussi, denaro e amanti.
Come andrà a finire la loro fuga e le loro storie lo si potrà scoprire solo guardando il film.
Il segreto del successo di Paolo Virzì
Paolo Virzì ha la capacità di riuscire a catturare positivamente sia gli spettatori che gli esperti del settore perché ha un modo unico e pungente di trasporre la realtà del mondo odierno, in un modo semplice e schietto. Il regista attraverso i suoi film punta tutto sulla mediocrità che caratterizza la società contemporanea.
L'Italia rappresentata nei suoi lavori è quella che fa ridere per i suoi controsensi e che fa piangere per la stessa motivazione. I personaggi sono quelli che vediamo ogni giorno per strada, la vita è quella in cui ciascuno di noi si barcamena quotidianamente.
Virzì racconta di quel mondo fatto di contraddizioni, di quelle sostanziali e retrogradi che dividono gli italiani: la divisione tra essere ed apparire da cui scaturiscono arroganza, infelicità ed insoddisfazione perenne.
Il regista mostra quell'Italia che è intrappolata dall'eterno presente senza slanci verso il futuro ma a cui non pone rimedio.
Le trame delle sue pellicole come ne La pazza gioia non servono ad altro che a sostenere i personaggi che sono la parte più importante dei suoi film. È attraverso loro che il regista denuncia, descrive e manda il proprio messaggio. Il suo mondo è quello composto di persone normali perché siamo tutti degli italiani medi e ci piace che qualcuno ce lo ricordi.
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