Lo schema-base di #Falling Skies, anche in questa terza stagione, non è cambiato.
La Resistenza guidata da Tom Mason, eletto Presidente degli Stati Uniti, continua a pianificare missioni e a rischiare la vita per portarle a termine.
La guerra contro gli Espheni, gli alieni “padroni” che comandano i Mech, gli Skitter e la new entry della stagione, i Mega Mech, non si può fermare.
Nelle missioni di questi primi due episodi, Tom continua a guidare i suoi uomini in battaglia, dimostrando che un vero leader dà sempre il buon esempio.
A cambiare, semmai, è lo scenario. L’aiuto dei Volm, la razza aliena nemica degli Espheni, si rivela fondamentale in più di una situazione, ma lo scetticismo degli umani è giustificato.
Come gli Skitter ribelli, anche i Volm non godono della fiducia dei nostri, il che contribuisce a tenere sempre alta la tensione e a sollevare il problema dell’accettazione del diverso, della difficoltà nel credere nel cambiamento altrui.

E mentre un alleato, Arthur Manchester, esce di scena per mano della spia (di cui aspettiamo di conoscere l’identità), un nuovo personaggio fa il suo ingresso: è il dottor Kadar (Robert Sean Leonard), il genio della lampada della situazione.
Insieme ai ragazzini che giocano con la dinamite e alle schermaglie amorose fra i personaggi, ha il compito di sottolineare come la vita continui. Sempre. Perfino nelle condizioni più precarie
Il fascino di Falling Skies sta tutto qui: in una serie che, sullo sfondo di un mondo intento a resistere all’invasione aliena, continua a essere quello di sempre.
Genio e sregolatezza, ragazzini ribelli, amori e gelosie: l’umanità prevale e si contrappone agli alieni per ricordarci la bellezza della nostra imperfezione. Mentre la neonata Alexis (il cui sviluppo precoce ricorda la Elizabeth di Visitors), serve invece a sottolineare come il mondo sia effettivamente cambiato, per quanto gli uomini seguitino a fare sempre le stesse cose.
E come i segreti, in guerra, siano ancora più pericolosi che in tempo di pace.
Tutto, in questi primi due episodi della nuova stagione, ruota attorno a ciò che non funziona fra i sopravvissuti: gli esseri umani. Pope continua a remare contro, dimostrandosi un elemento sempre più destabilizzante, mentre Hal è soggiogato da Karen.
Ma c’è anche qualcosa che funziona, nella seconda Massachusetts. E sono, ancora una volta, gli esseri umani.

Infiltrarsi in un campo nemico è un’idea che richiede coraggio, creatività e una certa dose d’incoscienza. Visitare e confortare i soldati feriti è un dovere, ma non è scontato.
La lealtà di Weaver, la passione di Maggie e la determinazione di Anne, che ora può liberare ogni persona dai parassiti alieni, si uniscono all’intraprendenza dei combattenti, pronti a rischiare la vita ogni giorno.
Sono passati sette mesi dagli eventi che avevano chiuso la seconda stagione, e il mondo continua a lottare per sopravvivere.
La chiave di questi primi episodi, e di gran parte della serie, è qui: nella reazione all’emergenza, nella capacità di adattarsi, nell’accelerazione di un’evoluzione necessaria.
Mentre si combatte, si fortificano anche i rifugi, si diffida dei nuovi venuti e si cercano risorse.
Proprio come in The Walking Dead. Con la differenza che, qui, la situazione è complicata dalla presenza aliena. E dalla sua tecnologia…
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