Dicte è una giornalista ma anche una madre: ritrovare il cadavere di un neonato nel letto del fiume (per di più durante la sua festa di compleanno) non la lascia certo indifferente.
Tale fattore scatenante sarà il filo conduttore di Una cittadina tranquilla, il romanzo dell’autrice danese Elsebeth Egholm portato in Italia da Newton Compton Editori.
Per gli intenditori di serie televisive, né il nome dell’autrice né quello della protagonista suoneranno nuovi: dal romanzo è stata tratta #Dicte, la serie in onda su FoxCrime con protagonista Iben Hjejle.

Århus, Danimarca. Il romanzo apre i battenti con la festa di compleanno di Dicte. Madre single (da poco divorziata), quarant’anni alle spalle e una carriera nel giornalismo di cronaca rendono questo personaggio il candidato ideale per un thriller di spessore, se non fosse per i contorni sbiaditi della trama (che incalza a metà libro) e i personaggi - taluni superflui e mal esplorati - che ne hanno leggermente danneggiato il potenziale.
Tre donne e un neonato
Il corpicino di un neonato viene ritrovato nel letto del fiume da Dicte e le sue due amiche Ida Marie e Anne. L’incidente è l’elemento che unisce i tormenti di queste tre donne, tanto diverse eppure fragili in egual misura, che cercano di acciuffare la vita con le unghie e con i denti, levigando le difficoltà tra bottiglie di vino (Dicte), note di Bach (Ida Marie) e l’amore per la famiglia (Anne).
La narrazione della Egholm è visiva. Le descrizioni (talvolta fin troppo) meticolose degli scenari e il costante utilizzo di flashback hanno facilitato la spiegazione della nascita della serie televisiva poiché già dal romanzo è chiara l’impostazione scelta dall’autrice.
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Mentre il caso investigativo attecchisce nelle viscere dei personaggi quanto del lettore, le vicende personali cozzano con lo svolgimento degli eventi.
Parola chiave: maternità
Una delle storyline più delicate - e oserei dire inopportune - del romanzo è quella di Anne. La dolce infermiera vede il proprio castello incantato disfarsi in seguito alla scoperta di un nodulo al seno. Un’aggravante che, seppur difficoltosa, non ha affatto coerenza con la trama lineare del romanzo.
Mentre le vicende private di Dicte e Ida Marie s’intrecciano armoniosamente con il contesto del thriller, quella di Anne fa storcere numerose volte il naso portandoci dinanzi alla domanda: "Era davvero necessario?" E capitemi: non si tratta di mancare di delicatezza, perché la storyline di Anne è stata trattata egregiamente; il problema è che manca d’integrità con il contesto del romanzo, come se ci fosse necessità di conferire un tratto altamente drammatico anche a questo personaggio in onore di legarlo alle altre due protagoniste.
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Riflettendo a fondo, però, una parola chiave che può accomunare queste tre donne (tenendo di base la trama orizzontale del thriller) è la maternità. Dicte è un po’ mamma e un po’ figlia al tempo stesso, Ida Marie vorrebbe essere la madre che ha sempre voluto per sé, e Anne farebbe qualsiasi cosa per evitare al suo bambino di scoprire gli orrori della vita.
Ed ecco su cosa marcia Una cittadina tranquilla: quanto si è disposti a lottare per il proprio bambino? E quanto è facile invece lasciarlo andare, credendo di rendere migliore la sua vita? La figura materna è un perno fondamentale del romanzo, perché fa riflettere su come sia difficile e diverso essere mamme: non tutte saranno madri allo stesso modo, ma ciò che importa non è il modo di essere madri, bensì il modo di esserci.

Mentre la serie televisiva #Dicte è alla #terza stagione, Una cittadina tranquilla è il primo del ciclo di romanzi della Egholm tradotto in lingua italiana con protagonista la giornalista di cronaca nera #Dicte Svendsen.
Prendendo la collocazione cronologica del romanzo (nel periodo del crollo delle Torri Gemelle) e il caso investigativo alla base della narrazione, Una cittadina tranquilla avrebbe potuto essere un avvincente thriller (che si sofferma su diversi spunti sociali interessanti e attuali) ma che purtroppo si è perso nelle sbavature di personaggi connotati da storyline poco inerenti al tratto giallo della narrazione, seppur accattivanti se prese singolarmente.
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