I social network sono in costante evoluzione, e nel corso degli anni hanno invogliato gli utenti ad aggiungere sempre più informazioni al proprio profilo. Piattaforme come Facebook, Instagram e Twitter per tale motivo hanno deciso di introdurre uno strumento, chiamato autenticazione a due fattori, utile per proteggere il proprio account e quindi i propri dati.
L'autenticazione a due fattori, come suggerisce il nome, permette di accedere a un profilo mediante due passaggi. Se attivato, dopo il tradizionale log-in con nome utente e password, il servizio richiede un codice che viene inviato - ad esempio - tramite SMS. Si tratta di una funzione particolarmente utile, che pone un ulteriore ostacolo ad azioni illegali da parte di hacker o malintenzionati.
Ma l'autenticazione a due fattori mette a rischio la privacy di coloro che la utilizzano? Su Facebook, a quanto pare, sì!
Uno studio condotto da due università statunitensi ha infatti rivelato che il social creato da Mark Zuckerberg utilizza i numeri di telefono comunicati dagli utenti per l'autenticazione a due fattori per la pubblicità mirata. Lo scorso giovedì, Facebook ha confermato la notizia.
Di seguito le dichiarazioni di un portavoce di Facebook:
Utilizziamo le informazioni che forniscono gli utenti per offrire una migliore e più personalizzata esperienza su Facebook, inclusi gli annunci pubblicitari. Siamo trasparenti su come utilizziamo le informazioni che raccogliamo, incluse le informazioni sui contatti che gli utenti caricano o aggiungono sul proprio account.
Sono di proprietà di Facebook anche WhatsApp e Messenger, tra i servizi per la messaggistica istantanea più utilizzati al mondo, che richiedono il numero di telefono per il corretto funzionamento. Ma oltre alle due citate piattaforme, Facebook può ottenere informazioni rilevanti anche grazie alle app per iOS e Android, che consentono la sincronizzazione con la rubrica telefonica.
Dopo lo scandalo Cambridge Analytica, che ha visto compromessa la privacy di circa 90 milioni di utenti, Facebook torna a tremare per una questione legata al trattamento dei dati degli utenti. È stato ancora una volta superato il limite?
Via Yahoo! News
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