Facebook, che lo si voglia o meno, raccoglie informazioni sugli utenti per proporre pubblicità mirate e suggerimenti. Per tale scopo, la piattaforma creata da Mark Zuckerberg ha utilizzato negli ultimi tre anni un programma per monitorare l'attività su smartphone di utenti consapevoli di età compresa tra i 13 e i 25 anni, in cambio di un pagamento mensile di circa 20 dollari.
L'applicazione per il monitoraggio delle attività prende il nome di Facebook Research, disponibile sia per iOS che Android. Questa traccia non solo l'attività e le ricerche sul web, ma anche messaggi, email e addirittura la cronologia di acquisti su Amazon, da condividere tramite screenshot. Facebook ha confermato l'esistenza del programma di ricerca a TechCrunch.

Facebook, prima di Research, raccoglieva dati tramite Onavo Project, un servizio VPN acquisito nel 2013. Le informazioni così ottenute permettevano di identificare i competitor, poi da acquisire per eliminare una potenziale minaccia. Il colosso dei social network ha poi rimosso l'applicazione da App Store la scorsa estate su richiesta di Apple, avendo violato la politica dello store digitale sulla raccolta di dati.
Facebook Research sarebbe diverso da Onavo? La domanda sorge spontanea, perché i certificati in questione potrebbero essere utilizzati solo dai datori di lavoro sui dispositivi dei propri dipendenti, non su quelli dei consumatori. Un portavoce di Facebook ha tuttavia confermato che nessuna regola è stata violata.
Facebook ha iniziato a distribuire l'app VPN Research nel 2016. È stata chiamata Project Atlas almeno dalla metà del 2018, più o meno quando è emerso il caso su Onavo Project ed Apple ha introdotto le sue nuove regolamentazioni che proibivano Onavo. Facebook non ha voluto interrompere la raccolta dati sugli smartphone degli utenti e quindi il programma Research è andato avanti, senza curarsi del divieto di Apple relativo ad Onavo Project.
Dopo lo scandalo Cambridge Analytica, e le conseguenti critiche non tanto velate di Tim Cook, i rapporti tra Apple e Facebook sono molto tesi. La situazione potrebbe peggiorare nel caso in cui l'azienda di Cupertino dovesse decidere di bloccare l'attività di Facebook Research, che sembra violare le linee guida App Store.
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