"Equilibre, equilibre, equlibre", ripete il suonatore di liuto di Aldo scendendo dal suo quadro per andare a trovare Maria Antonietta. Negli ultimi anni si parla molto di meditazione e consapevolezza, "mindfulness" e "calmness": sono diventate la soluzione a tutti i problemi, una vera e propria moda, spesso e volentieri un affare. Equilibrio: è quello che ci vuole. Lo ricordano Aldo, Giovanni e Giacomo nel loro Il cosmo sul comò, il settimo film del trio comico milanese se si conta il teatral-cinematografico Anplagghed.
Diretti per la prima volta dall'ex Broncoviz Marcello Cesena, che nel frammento dei quadri animati appare in un cameo nei panni regali del suo Jean Claude di Sensualità a corte, Aldo, Giovanni e Giacomo tornano alla commedia a episodi – quattro in totale: Milano Beach, L'autobus del peccato, Falsi prigionieri e Temperatura basale – legati tra loro dagli insegnamenti del guru Tsu'Nam ai fedelissimi e un po' idioti discepoli Pin e Puk.
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Il significato del titolo
È proprio la storia del santone (sketch ricalcato su "Io sono il grande Pdor, figlio di Kmer della tribù di Instar!") a fare da cornice cosmica e a dare un significato all'ermetico titolo nonsense del film. Sotto le fronde di un ginkgo biloba, Tsu'Nam tenta di far raggiungere l'illuminazione ai due adepti assetati di conoscenza a forza di bastonate con un nodoso bambù, mentre suonando il suo "sacro gong" genera valanghe ed eruzioni vulcaniche. Da lì si parte e si arriva sul comò, alle quattro microstorie di vita quotidiana: le vacanze in famiglia, la provincia e la religione, la scoperta della libertà, la difficile paternità.
Il filo rosso è Tsu'Nam con le sue pillole di saggezza. Il senso del titolo, #Il cosmo sul comò, sta nel contrasto tra ciò che apre e intervalla quel che poi succede nella commedia. Il proverbio delle tre civette non c'entra niente. Durante la conferenza stampa di presentazione, Giovanni Storti spiega che il titolo del film è nato all'improvviso e quasi per caso.
Il cosmo racchiude in sé il sapere: metterlo sul comò significa evidenziare un risvolto di filosofia spicciola, dare voce alla 'spiccioleria' incarnata nell'uomo, al cercare risposte in ciarlatani come il Maestro Tsu'Nam, che seminano verità che non attecchiscono.
Il cosmo sul comò significa questo: il cosmo, la vera conoscenza, è a portata di mano sul comodino di casa. Non si trova nelle forme elevate di culto, nei settarismi elitari e nella meditazione che fa diventare "pieni di luce". La saggezza, la connessione con ciò che ci circonda e l'ascolto profondo di noi stessi, sono gli unici mezzi che possono guidarci a risolvere i piccoli grandi problemi giornalieri.
Giacomo Poretti aggiunge che quel titolo "ci vergognavamo quasi a dirlo ad alta voce". Inizialmente i tre avevano pensato a Storie in bilico o All'ombra del ginkgo biloba, entrambi bocciati dal produttore Paolo Guerra perché "troppo sofisticati". Poi è spuntato Il cosmo sul comò a ribadire un'allusione diretta alla semplicità e la necessità di "svegliarsi", smetterla di arrabattarsi alla ricerca della soluzione più difficile e a volte ridicola, trovare la verità accanto a sé, sul comò appunto.

La spiegazione del film
Il significato del titolo metafisico - non cercare l'altrove lontano perché il tutto è già vicino – è legato a doppio filo al senso pratico del film. Oggi più che mai siamo a caccia di verità assolute, ma c'è una differenza enorme tra chi fa vera ricerca mettendo in discussione le proprie certezze e chi prende in giro se stesso alimentandosi di false credenze. Il cosmo sul comò affronta a viso aperto e con il sorriso sulle labbra le miserie e i tic della nostra società e ribadisce che la saggezza è a disposizione di chi vuole coglierla. Una risata semplice, senza volgarità, può farci dimenticare almeno per un attimo le crisi che viviamo.
L'episodio Temperatura basale, il migliore e più divertente dei quattro, è la riflessione finale di Aldo, Giovanni e Giacomo in tal senso. I tre sono vecchi amici: Aldo e Giovanni fanno figli a raffica, soltanto Giacomo e sua moglie (Sara D'Amario) non riescono ad avere un bambino. La coppia vuole procreare ad ogni costo, ma gli spermatozoi di Giacomino sono "impigriti, svogliati, poco motivati" e allora i coniugi le tentano tutte. Dalla scienza ufficiale alle pratiche antiche.
Vanno dalla luminare Alexandra Gastani Frinzi (un'esilarante Angela Finocchiaro), da un medico indiano e terapista ayurvedico (qui l'ironia colpisce i tre Dosha, gli umori biologici ed energie primarie della salute e del benessere umano: Vata, Pitta e Kapha), dalla psicologa Giuliana Magnaghi Ciurli (Elena Giusti), che consiglia a Giacomo di "imparare a scaricarsi" dai problemi quotidiani e a liberare la mente durante l'amplesso. Così il poveretto finisce a praticare uno "sport spirituale" in una scuola di kendo, dove viene subissato di mazzate.

A risolvere il problema arriva, nemmeno a dirlo, il caso, dentro un cassonetto della spazzatura. La meditazione zen e la scienza dogmatica, l'automobile di lusso e il calcio sono diventate nuove religioni. Per cercare il senso della vita ci si sforza tanto in pratiche lontanissime da noi. Spesso invece il significato delle nostre scelte si trova facendo un pic-nic improvvisato (magari non sul prato di San Siro), viaggiando in liberà in sella a una moto, muovendosi in equilibrio stando accanto a chi ci ama o accantonando l'ansia della genitorialità a tutti i costi. "Ci sarebbe anche una morale nel finale – rivela Giovanni in un'intervista al magazine del Corriere della Sera –: solo che è un po' nascosta e va a finire che è nascosta troppo bene e nessuno la trova".
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