Fermare, immobilizzare la vita umana è un sogno e un quesito dalla notte dei tempi. È possibile vivere due volte grazie ai progressi delle biotecnologie?
Se lo chiede questo documentario thailandese, Hope Frozen: si può vivere due volte?, diretto dalla giornalista e regista Pailin Weedel.
Cosa racconta il documentario?
La storia parla di Einz, una bambina di Bangkok colpita dalla diagnosi peggiore: una forma letale e aggressiva di tumore al cervello, per cui è morta all'età di due anni. Le sue spoglie sono state affidate a un laboratorio in Arizona per crioconservare la sua mente.
Il padre, uno scienziato specializzato in laser, di religione buddista, spera di poterle dare modo di rigenerarsi, vivere in un altro corpo. Nel suo progetto, che lo tocca così personalmente da vicino, ha coinvolto anche il figlio maggiore Matrix, un piccolo genio del calcolo.
Tuttavia, saranno proprio le ricerche del ragazzo a mettere in dubbio la fede della sua famiglia nei miracoli della scienza.

Un gesto estremo d’amore o una follia? La storia ha generato polemiche e discussioni, come è normale che sia nel campo della bioetica.
La regista, come riporta un comunicato di Netflix, ha considerato un’esperienza di formazione la possibilità di trascorrere tanto tempo con la famiglia di Einz in un momento così particolare e doloroso.
È stato un viaggio emozionante seguire la famiglia di Einz mentre prendeva una decisione tanto importante e vedere la dedizione nei confronti della loro figlia. Assistere ai momenti cruciali vissuti dalla famiglia è stato un privilegio e un'esperienza illuminante.
Pailin Weedel, inevitabilmente, ha messo in discussione anche ciò in cui crede.
La storia mi ha spinta a pormi alcune domande fondamentali sulla vita, sulla fede e sull'amore. Mi ha toccata sotto molto punti di vista. Sono entusiasta all'idea di condividere questa esperienza su Netflix con gli spettatori di tutto il mondo.
E sarà così anche per gli spettatori.

Le anticipazioni dal trailer
Il trailer non edulcora e non cerca sensazionalismo, ma segue con rispetto, rimanendo sempre un passo indietro, quella che è a tutti gli effetti una storia straziante.
Si parla di scienza e di biotecnologia, ma la vicenda ha un sapore completamente umano. Tutti possono provare a identificarsi nei genitori di una bambina condannata a morte quando non ha neanche due anni di vita.
Si può condannare il sogno, il desiderio di salvarla da un destino così atroce e incomprensibile?

È di sentimenti che parla questo documentario. Delle sensazioni che prova un padre disperato.
Il mio cuore si stava ribellando. […] Non importa se gli altri pensano che non siamo in grado di lasciarla andare.
È facile, seguendo i movimenti delicati del trailer, avvicinarsi, empatizzare con la storia della famiglia di Einz.
La data di uscita su Netflix
Il discusso documentario sarà rilasciato il 15 settembre e tradotto in 31 lingue.
Hope: Frozen sta già facendo incetta di premi nei Festival.
È stato giudicato il Miglior documentario internazionale nel 2019 all'Hot Docs, festival del documentario che ha sede a Toronto, e Miglior documentario al San Antonio Independent Film Festival 2020.
Adam Del Deo, Vice Presidente di Original Documentary Features ha espresso l’orgoglio di includere questo premiato lavoro nel proprio catalogo.
Ciò che rende ancora più speciale questo annuncio è che la storia vera proviene dalla Thailandia ed è stata realizzata da Pailin e dal suo team di produttori di talento. Forte del nostro pieno sostegno alla sua visione creativa, la regista ha raccontato liberamente questa vicenda unica di amore incondizionato in cui gli spettatori di tutto il mondo possono ritrovarsi.
Una vicenda che può dividere i modi di pensare, ma non il flusso delle emozioni.
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