Boy Kills World, recensione: un revenge movie dal sapore trash su Prime Video

Autore: Nicholas Massa ,

Diretto da Moritz Mohr, qui al suo esordio alla regia, su una sceneggiatura di Tyler Burton Smith e Arend Remmers, Boy Kills World è uno di quei film che nella sostanza assomiglia a tantissimi altri prodotti dello stesso stampo, strappando qualche sorriso grazie ad alcune trovate formali e alla scrittura per immagini che ne inquadra la stessa essenza sul piccolo schermo. Presentato in anteprima mondiale al Toronto International Film Festival il 9 settembre 2023, la sua uscita italiana è stata programmata per il 27 maggio 2024 direttamente su Prime Video.

Fregiandosi di un cast composto da volti riconoscibili e di una violenza fuori scala, Boy Kills World colpisce innanzitutto con la sua verve sanguinosa e dalle tinte trash e sempre sopra le righe. Bill Skarsgård, Jessica Rothe, Michelle Dockery e Brett Gelman sono solamente alcuni dei nomi ad attrarre gli appassionati a questo progetto, promettendo un viaggio in cui la forza furiosa e sregolata di un singolo vuole contrapporsi al potere di un mondo vicino, in alcune cose, al nostro. Una vera e propria one-man army silenziosa, traumatizzata e soprattutto senza alcuna remora a uccidere.

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La vendetta fumosa e indecifrabile di Boy Kills World

La trama di Boy Kills World si sviluppa partendo da un evento traumatico vissuto direttamente dal protagonista principale che non ha nome (interpretato da Bill Skarsgård). Nel mostrarci la violenza inaudita che ha segnato per sempre la sua infanzia, il film ne approfitta per presentarci il mondo in cui vedremo realizzarsi lo stesso racconto, delineandone quindi i tratti salienti. In una città dalla radice culturale, architettonica e iconografica fittizia, la pressante dittatura di una famiglia, i Van Der Koy, detiene il potere nelle proprie mani sotto una stretta che dura ormai da tempo. Non conosciamo le ragioni che li hanno spinti così in alto, ma possiamo immediatamente vederli all’opera durante una particolare e tradizionale cerimonia in cui uccidono tutti i loro nemici (politici e non) davanti agli occhi del popolo che ne resta sia colpito che ammutolito.

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Da una dinamica del genere vediamo il piccolo protagonista che viene allontanato dalle persone a lui care e mutilato, è sordo-muto quando lo conosciamo. Nel più totale isolamento di una giungla ai margini della società civilizzata, un uomo sconosciuto e misterioso chiamato da tutti lo Sciamano deciderà di raccogliere quello che resta del bambino, plasmandone la vita e gli intenti così da renderlo una vera e propria macchina di morte. Il tartassante pensiero della vendetta e il durissimo addestramento porteranno il giovane verso l’età adulta, alimentandone la fame di sangue, in un viaggio che fa della violenza l’unico vero riscatto personale, nonché contrasto con un posto crudele, amorale e senza nessuna remora.

Un film che si fa videogioco

Senza troppi giri di parole, le dinamiche principali di Boy Kills World sono praticamente identiche a quelle di tutti i revenge movies più classici che si possa immaginare. C’è un uomo, c’è un mondo ingiusto e c’è la convinzione indomabile di riuscire a farsi giustizia da soli e con le proprie forze contro qualcosa di gigantesco e super armato. Niente più e niente meno. Il lungometraggio firmato da Moritz Mohr è un vero e proprio “giocattolone sopra le righe” ed è proprio nell’auto-consapevolezza della propria identità che troviamo la vera voce alla base del progetto. Il film, infatti, non vuole essere più di quanto non sembri, e in questo processo identitario individuiamo alcuni dei suoi momenti più interessanti e originali.

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La caratterizzazione del protagonista, ad esempio, e il fatto che si narri da solo per tutta la durata del film, generando un vero e proprio filtro narrativo e introspettivo attraverso cui anche noi spettatori viviamo quello che gli accade intorno, gli incontri che fa e le sensazioni che prova passo passo. Oppure l’idea di bloccarne la crescita mentale a un’età infantile che viene continuamente riproposta in fase di combattimento con tutte le frasi tipiche dei videogiochi picchiaduro, o il fatto di smorzare continuamente la tensione con momenti di matrice apertamente parodistica e trash. Sono le idee formali di Boy Kills World a tentare di distaccarlo dai prodotti simili, con l’obiettivo di svilupparne una voce tutta personale, pur seguendo una scrittura principale piuttosto classica e soprattutto prevedibile.

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A fare da perno a ogni cosa troviamo la violenza brutale e le coreografie di lotta dei vari combattimenti, vere e proprie danze catturate da una regia che non si fa alcun problema a inquadrarne i momenti più assurdi e sanguinari. La macchina da presa, in Boy Kills World, è sempre in movimento, sempre fuggevole nel presentare un contesto dai tratti sia standardizzati, in termini di caratterizzazione generale, che fumettosi e curiosamente colorati. I cattivi, ad esempio, sono tutti facilmente riconoscibili nel loro essere e porsi al protagonista, come anche gli altri personaggi di sfondo e al suo fianco, tratteggiando una serie di svolte estremamente facili da prevedere se non proprio telefonate fin dall’inizio.

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Così ci si ritrova ben presto coinvolti in un vero e proprio “ballo della morte”, scandito da una serie di round e boss introdotti dallo stesso protagonista che ne vive le vicende e la violenza. Boy Kills World, pur presentando alcune idee interessanti, non lascia purtroppo il segno in quello che fa, proponendo un contesto sopra le righe piuttosto familiare (impossibile non pensare, ad esempio, alla saga di Hunger Games per tantissime cose) senza approfondirne mai veramente i dettagli alla base. Non conosciamo niente del mondo proposto dal lungometraggio e questa sensazione di irrisolto accompagna la visione fino alle sue fasi finali, in cui rivela la sua reale e bestiale natura fatta di eccessi, sangue e tante, tante mazzate.

Commento

cpop.it

60

Sviluppandosi da una serie di dinamiche narrative abbozzate ed estremamente classiche nel loro insieme, Boy Kills World cerca in tutti i modi di catturare attraverso la propria violenza sanguinosa e coreografata. Bill Skarsgård veste i panni del protagonista silenzioso e risoluto, spezzandone continuamente la serietà più classica attraverso un'introspezione che diverte senza lasciare molto di più. Gli intenti del lungometraggio sono più chiari che mai, e nel momento in cui l'auto-consapevolezza prende il controllo della situazione, regalando momenti leggeri e sopra le righe, funziona anche. Un lavoro del genere, però, non basta a tenere in piedi un'esperienza piuttosto prevedibile nel suo insieme, pur con qualche idea e momento interessante.

Pro

  • Il lavoro di Bill Skarsgård col suo personaggio convince dall'inizio alla fine.
  • Alcune coreografie e momenti splatter.
  • Alcuni "giochi" con la macchina da presa e idee in ambito scenografico e make up cinematografico.

Contro

  • Boy Kills World è fin troppo prevedibile in termini di storia.
  • Zero voglia di approfondire il contesto in cui tutto si muove e sviluppa.
  • Alcuni stereotipi narrativi in generale.
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