La voce di una madre disperata, che implora il suo "tesoro" di tornare a casa, perché lei e papà gli vogliono bene.
Un uomo che ascolta le telefonate.
Un cellulare che squilla, senza risposta, in mezzo al bosco.
L'inizio di MotherFatherSon non lascia spazio ai dubbi: il mistero, il dramma, l'angoscia fanno parte del gioco.
Max Finch (Richard Gere) scende da un aereo e parte, diretto all'incontro con il Primo Ministro d'Inghilterra. Intanto nella redazione del The National Reporter, il suo giornale, il figlio Caden (Billy Howle) è intento a seguire il momento in cui una giornalista - Maggie Barns (Sinéad Cusack) - viene scortata fuori dall'edificio, nonostante il tentativo di Caden di farla restare. Ma è proprio per questo che se ne va: per Caden.
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Lo scettro del potere
I primi ministri cambiano, uno dopo l'altro... Lui resta. Max Finch è sempre al suo posto. E quando un dibattito politico molto atteso sta per andare in onda, è lo stesso Max a far inchiodare due sedie scomode al pavimento in modo che i due avversari non possano allontanarsi, né mettersi a proprio agio.
L'informazione è potere, e Max Finch è il re dell'informazione.
Ha costruito un impero e ha stabilito le regole del gioco. Per tutti, incluso suo figlio, che al pranzo con la madre Kathryn Villiers (Helen McCrory), è in imbarazzo per il lavoro di volontariato di Kathryn con i senzatetto, con un senzatetto in particolare, Scott, sul quale la stampa concorrente ha già messo gli occhi.
Il commovente ricordo raccontato da Kathryn ci trasporta nel suo mondo di amore ed emozioni, un mondo che ora Caden rinnega.
La sfera famigliare si contrappone a quella lavorativa, con quell'uomo che ascoltava le telefonate finito ucciso e liquidato da Caden, in modo sospetto, come una rapina finita male.
Fuori dalla redazione, Maggie s'interessa al caso su input di Nick Caplan (Paul Ready) e inizia a indagare.

Strutturare il tempo
La tabella giornaliera di Scott (Joseph Mawle) è un modo per strutturare il tempo. Per riabituare i senzatetto ad avere una vita regolare, in una casa-famiglia che non li faccia sentire in trappola.
Anche il tempo di Max Finch è strutturato. Una rigida tabella di marcia e l'immancabile intreccio con la politica.
Perché informazione e politica sono legati a doppio filo. L'abbiamo imparato recentemente, anche in Italia, ma è sempre stato così. Ovunque.
A colpirci, però, non è questo. Non è qualcosa che avevamo già visto. A colpirci è l'imbarazzo.
Caden Finch è in imbarazzo sia quando si trova con sua madre che quando è con suo padre.
La domanda è: il problema è suo o si tratta di un fallimento dei suoi genitori?
Nella vita non si deve mai chiedere niente a nessuno. Si deve fare in modo che siano gli altri a offrircelo.
Le parole di Max ci indirizzano verso la seconda ipotesi. Non dev'essere facile crescere con un padre così, nonostante tutti i privilegi.
Eppure, quando Caden Finch è in sala operatoria dopo aver avuto un ictus, Max e Katrhyn sono solo i suoi genitori.
Un padre e una madre. Divisi dal rancore, uniti dalla paura.

Paralizzati dal dolore
Forse è così che si finisce, quando si ha a che fare con Max Finch: paralizzati dal dolore. Dentro. Mentre fuori, con alcol e droga, si va avanti. Fingendo.
A colpire è l'imperturbabilità di Max: non sembra il mostro che è in realtà.
Sembra un uomo affabile e gentile, non il distruttore di vite che abbiamo già imparato a conoscere.
Max Finch distrugge chiunque gli stia accanto, prima o poi. In un modo o nell'altro. Deliberatamente, o no.
Noi l'abbiamo già capito. Chissà se Sofia Finch (Elena Anaya), che aspetta un figlio da lui, l'ha già scoperto.
Aspettiamo di saperne di più... E poi arriva. Il flashback. Il decimo anniversario di matrimonio.
Le parole crudeli di Max. La sua rabbia. La sua fredda, spietata cattiveria.
La stessa rappresentata dai disegni di Caden bambino.
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