Arriva direttamente dalle pagine della rivista Astronomy & Astrophysics la teoria che potrebbe risolvere, per certi versi, l’enigma che avvolge l’esistenza di materia oscura ed energia oscura. Tale teoria, elaborata dall’astrofisico Jamie Farnes dell’Università di Oxford, riprende un’ipotesi formulata dal grande Albert Einstein, unificando così in un solo fenomeno energia e materia oscura.
Stando a quanto affermato da Farnes, sia l’energia che la materia oscura andrebbero a costituire una specie di “fluido repellente”, che presenta una massa negativa (che accelera dunque in direzione opposta rispetto a quella di spinta) e una gravità negativa (in grado di respingere tutto ciò che si avvicina). E dunque è proprio al di sopra del “fluido negativo” che orbiterebbe la "materia ordinaria" di massa positiva.
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Considerando che materia ed energia oscura vanno ipoteticamente a formare circa il 95% dell’Universo come lo conosciamo, riuscire a comprendere maggiormente la loro natura costituirebbe una svolta epocale.
Ma in tutto ciò, quale ruolo ricopre il genio indiscusso di Einstein? Egli, nel 1918, diede al mondo intero il primo indizio in assoluto sull’esistenza di un “lato oscuro” del nostro Universo, inserendo nelle sue complicate equazioni un parametro conosciuto come “costante cosmologica”, termine oggi sinonimo di energia oscura.
L’ipotesi di un Universo negativo venne poi scartata perché non era compatibile con ciò che risultava da uno studio effettuato mediante osservazioni indirette sull’energia oscura, osservazioni che suggerivano quindi il contrario di quanto ipotizzato.
Farnes e il suo team però hanno dato anima e corpo alla propria ricerca e, teorizzando una produzione continua di massa negativa, dunque che non va a perdersi con l’espansione del cosmo, sembrerebbero essere riusciti in parte a darsi una risposta esauriente.
Solo il tempo e, soprattutto, il più grande telescopio del mondo, attualmente in costruzione in Australia e in Sudafrica e battezzato Square Kilometre Array (SKA), potranno fornire i dati utili per smentire o confermare le congetture di Farnes e compagni.

A tal proposito l’astrofisico si dimostra molto ottimista, e minimizza il tutto affermando che "basterà includere semplicemente il segno meno” in quella che sarà la nuova lettura dell’Universo:
Se la nostra teoria si rivelasse esatta, significherebbe che circa il 95% dell’Universo a noi sconosciuto potrà essere compreso semplicemente ‘aggiungendo il segno meno’. Lo spazio-tempo si comporta come i popcorn, con una quantità maggiore di massa negativa che ‘scoppietta’ continuamente, spuntando fuori nell’esistenza.
E voi che ne pensate? Credete che l’ipotesi dei ricercatori di Oxford possa trovare presto conferma? O escludete l'esistenza di un fluido repellente negativo su cui galleggia la massa positiva ordinaria?
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