Burn Baby Burn, recensione: My City of Ruins

Autore: Manuel Enrico ,
Copertina di Burn Baby Burn, recensione: My City of Ruins

Pace, giustizia: questo libro è per tutti quelli che ci credono ancora e ne pagano il prezzo. Trovare queste parole come dedica finale al termine della lettura di Burn Baby Burn è segno di come ancora una volta Lorenzo Palloni abbia infuso un’anima intensa a un suo lavoro. Le esperienze precedenti con la sua narrativa, da La Lupa sino a Ossario, hanno evidenziato come la poliedrica evoluzione stilistica di Palloni non tradisca mai la sua affilata sensibilità, consentendogli di creare racconti che, pur posandosi su diversi temi, non risultano mai scontati o banali.

Se nei racconti di Ossario o nella concezione de La Lupa questo principio ispiratore ha trovato forza all’interno di una visione emotivamente coinvolgente, nel caso di Burn Baby Burn Palloni ha deciso di alzare ulteriormente il livello di impegno, andando a toccare argomenti di grande intensità. Uno sforzo notevole che ha richiesto una ricerca dettagliata degli elementi cardine di una storia che affonda violentemente le proprie mani in capitoli sanguinosi della storia contemporanea.

Burn Baby Burn, la violenza senza fine nella Città degli Angeli

Burn Baby Burn tocca due momenti complessi della vita sociale di Los Angeles, due rivolte sociali a sfondo razziale che hanno insanguinato la Città degli Angeli a distanza di un trentennio. Per quanto possa sembrarci lontana la società d’oltreoceano, Palloni sceglie di realizzare una storia crime che abbia come teatro due situazioni estreme, riuscendo nel difficile compito di far sentire anche ai lettori nostrani la potenza e la violenza di una città che lotta con se stessa.

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Burn Baby burn

Nell’agosto del 1965, il giovane poliziotto Syd Bonanno si ritrova a seguire il caso di un serial killer che sembra aver preso di mira le prostitute, bruciandole vive. Per quanto esecrabile, questa scia di morta passa in secondo piano, considerato che Los Angeles è scossa da una situazione di guerriglia civile, animata dalla popolazione di colore che sembra voler insorgere contro la violenta gestione della polizia.

Syd non intende impedire a questa sanguinosa faida cittadina di far passare in secondo piano il suo caso. Decisione presa anche andando contro il suo dipartimento e il padre Stan, poliziotto burbero e violento. La rivalità tra i due Bonanno è figlia anche di una situazione casalinga tutt’altro che idilliaca, dove la violenta concezione di vita familiare di Stan si riflette in modo evidente su Syd.

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Primavera 1992. Sono passati quasi trent’anni dai sanguinosi eventi del 1965, e Los Angeles è nuovamente sconvolta da una rivolta della popolazione afroamericana, conseguenza del brutale pestaggio da parte di poliziotti bianchi di Rodney King. Come se non bastasse, il dipartimento di Los Angeles si ritrova ad affrontare una scia di morti che ricorda da vicino il caso dell’assassino di prostitute del 1965, con una differenza: le vittime sono ora poliziotti.

A seguire il caso è Eve Delarue, agente che viene coinvolta nell’indagine da un vecchio detective, che conosce il suo segreto: è la figlia di Syd Bonanno. Nonostante il rapporto con il padre, Eve è costretta ad accettare il suo aiuto quando la situazione diventa insostenibile, dando vita a un’indagine che non si limita a cercare il colpevole della nuova scia di morte, ma scoperchia segreti del dipartimento rimasti troppo a lungo sepolti.

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Palloni non si limita a creare una crime story sporca e meschina, ma la inserisce alla perfezione all’interno di un contesto sociale esplosivo e devastante. Non è semplice intessere un racconto che funzioni in tal senso, dovendo creare una sinergia tra indagine e storia reale, ma Burn Baby Burn mostra una struttura narrativa talmente solida e appassionante da illuderci sia una semplice.

Famiglie, colpe e violenza  per una crime story travolgente

Muoversi tra due orizzonti temporali è una sfida ulteriore. Palloni eccelle nel dare a ciascun periodo una visione cromatica specifica, scegliendo una cromia virata al freddo per il passato, creando una progressione emotiva che consente di apprezzare al meglio l’avanzamento della trama. Il tono da crime story impresso alla trama è figlio di una preparazione attenta di Palloni, che mostra di avere raccolto gli insegnamenti di maestri del genere come Ellroy o Connelly, offrendo una caratterizzazione dei personaggi sporca e graffiante, costruita tramite dialoghi particolarmente taglienti e situazioni che estremizzano la loro condizione umana.

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Non esistono buoni in Burn Baby Burn, solo persone che cercano, loro malgrado, di non affondare in una melma morale che risucchia e fagocita vite e carriere. In entrambi gli orizzonti temporali si evidenzia la difficoltà dei protagonisti nel trovare un proprio equilibrio, schiacciati da ruoli e responsabilità, costretti a sostenere situazioni meschine e ingiuste. La famiglia Bonanno sembra seguire il canovaccio del blue blood, l’ereditarietà del distintivo, di quello ‘scudo’ come viene spesso definito in America, vissuto come una missione.

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Nella storia di Palloni, lo ‘scudo’ diventa quasi una maledizione, un talismano velenoso che avvelena l’anima di chi lo indossa. Perfetto in tal senso il modo in cui l’autore costruisce le relazioni tra i poliziotti e gli elementi criminali, creando un’alternanza di punti di vista che aiutano tanto a comprendere la tensione sociale di quegli anni quanto a creare una progressione narrativa che arriva un culmine finale in cui la catarsi emotiva dei personaggi culmina con rivelazioni che rendono Burn Baby Burn un romanzo crime a fumetti di grande impatto.

La verve autoriale di Palloni, che lo spinge sempre a migliorare il proprio approccio al medium, spinge Burn Baby Burn in una direzione innovativa. Il formato orizzontale a strisce consente di creare una tavola a dodici vignette che agevola una narrazione veloce, perfetta per imprimere momento alla trama, acuendo la rapidità. Allo stesso modo, l’orizzontalità si presta a una composizione libera e che Palloni usa con intelligenza per valorizzare scorci ampi che esaltano la violenza sociale che fa da sfondo alla trama principale.

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Una personalità grafica che viene esaltata dal tratto di Palloni, attento nel valorizzare la sofferenza dei personaggi e la violenza dell’ambientazione. Una mano decisa che si focalizza sui dettagli dei volti, su corpi animati da esplosioni di violenza o disperata ricerca di una via di scampo. Ogni elemento concorre al racconto emotivo di Burn Baby Burn, che mostra una personalità sincera, nella sua violenza, che evita retorica ma tramite personaggi spezzati e disperati ritrae uno spaccato sociale autentico e vitale. Non manca la sensazione di rivedere in alcuni passaggi degli archetipi rodati della narrativa di genere, ma Palloni è padrone del medium e mostra come elementi noti possano essere spogliati della loro tradizione e venire riscritti in un’ottica nuova e appassionante.

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Burn baby burn

Burn baby burn Copertina rigida

saldaPress pubblica Burn Baby Burn nella sua collana Maèstro, dedicata a grandi esponenti della nona arte, riconoscimento più che meritato da parte di Palloni, che con questo racconto crime a fumetti si riconferma uno degli autori di maggior potenza del nostro panoram fumettistico. Burn Baby Burn è una storia acida, spietata e che rifugge un finale consolatorio in nome di un’onestà narrativa che rende omaggio alla tradizione del poliziesco ruvido e urbano.

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90

saldaPress pubblica Burn Baby Burn nella sua collana Maèstro, dedicata a grandi esponenti della nona arte, riconoscimento più che meritato da parte di Palloni, che con questo racconto crime a fumetti si riconferma uno degli autori di maggior potenza del nostro panoram fumettistico. Burn Baby Burn è una storia acida, spietata e che rifugge un finale consolatorio in nome di un’onestà narrativa che rende omaggio alla tradizione del poliziesco ruvido e urbano.

Pro

  • Storia dal tono graffiante e appassionante
  • La contestualizzazione storica è ben gestita
  • Visivamente coinvolgente
  • Cura nei dialoghi

Contro

  • Radicato nella storia contemporanea americana
  • Serve un minimo di contesto storico per apprezzare certi passaggi
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