I Primi Cento, recensione: nessun eroe dovrebbe incontrare i propri fan!

I Primi Cento mette a nudo i difetti del fandom tossico con una divertente parodia del celebre Indagatore dell'Incubo bonelliano

Autore: Manuel Enrico ,

I primi cento erano meglio. Non c’è stato ambito del mondo del fumetto che negli ultimi anni non abbia sentito queste parole, soprattutto se il discorso finiva per interessare Dylan Dog, momento in cui l’apparizione di quella fatidica parola era inevitabile. Ode alla nostalgia o repulsione a un nuovo corso (o entrambe le cose, perché no?), in questa perentoria affermazione è racchiusa l’origine de I Primi Cento, fumetto ideato da Andrea Guglielmino, autore anche della sceneggiatura insieme a Marco Scali, e disegnato da Luciano Costarelli.

Sin dal primo impatto è ovvia l’intenzione degli autori di non mirare a una parodia del celebre Indagatore dell’Incubo, bensì di prendere di mira i fan intransigenti, i più dogmatici dei dylaniati, offrendoci l’occasione di ridere e al contempo di riflettere su come la percezione del lettore possa essere tossica verso il proprio beniamino.

L'eroe oltre il mito

Damien Donovan è balzato all’onore delle cronache per essere il Detective dell’Occulto, una figura da alcuni ritenuta un esperto del paranormale, mentre per altri è un semplice ciarlatano. Nella sua vita si susseguono casi che hanno dell’incredibile, che affronta grazie all’aiuto del suo aiutante, una figura paradossale con una certa somiglianza per un celebre comico nostrano.

A New York, Damien è una celebrità controversa e come tale non può che generare una forte curiosità, tanto da diventare oggetto di attenzioni che sfociano nella creazione di un vero e proprio fandom. Sono i membri di un’associazione di fan del Detective dell’Occulto i veri protagonisti, persone che hanno fatto della loro passione un’ossessione che li porta a volere conoscere ogni aspetto dell’esistenza di Damien, sentendosi anche padroni, in un certo senso, del soggetto della loro venerazione.

A portare Damien in contatto con questa stramba associazione è la morte di una dei loro membri, che spinge i creatori di questo gruppo a rivolgersi proprio al loro beniamino, sperando di ottenere il suo aiuto. Una richiesta che viene accolto dal detective quando realizza come qualcuno stia cercando di ricreare alcune delle sue indagini più famose.

Ma cosa o, meglio, chi si nasconde realmente dietro questa sequenza di delitti?

Il fandom tossico

Sin dalla copertina, I Primi Cento dichiara candidamente le proprie intenzioni: spingerci a ragionare sulle nostre passioni. A un primo impatto, la sensazione potrebbe essere quella di trovarsi davanti a una parodia di Dylan Dog, ma a uno sguardo più attento l’attenzione di Guglielmino e Scali non si ferma all’inquilino di Craven Road, ma coinvolge un altro celebre personaggio bonelliano: Martin Mystere.

Damien Donovan è una crasi dei due personaggi, ne raccoglie i tratti salienti e si configura come il perfetto strumento analitico per sezionare il mondo del fandom, mettendone a nudo le criticità con una vera sarcastica e, a tratti, inquietantemente lucida.

Quanto più Damien si addentra nella sua indagine, tanto più I Primi Cento mette in scena i clichè narrativi dei personaggi bonelliani, non riproponendo meccaniche rodate e consolidate, bensì lasciando che siano proprio i fan di Damien a spiegare il perché qualcosa vada detto, pretendendo anzi che il Detective dell’Occulto si adegui a una prassi irrinunciabile, pena la peggiore delle accuse:

Ma dopo i primi cento tu sei cambiato! Ci hai traditi!

L’accusa mossa da uno dei cattivi della storia è l’erede cartacea del tantam mediatico che ha accompagnato la gestione Recchioni di Dylan Dog, accusato di avere stravolto il personaggio accompagnandolo verso una nuova dimensione narrativa. Prendendo spunto da questo atteggiamento bellicoso, Guglielmino elabora una storia in cui i fan non manifestano la propria delusione a uno sceneggiatore, ma si spinge oltre e ribalta in modo intrigante il paradigma del giudizio: ora è il personaggio a giudicare i fan.

Ne emerge un ritratto sarcasticamente impietoso, in cui sono demonizzati atteggiamenti al limite dell’ossessivo da parte del fandom, che sconfortano e inorridiscono Damien. Specialmente nei dialoghi della parte finale de I Primi Cento, viene condensato il cuore di questa storia, la denuncia di una possessività malata da parte del fandom dei personaggi, non concependo che le storie non sono prigioniere della nostra passione, ma sono libere di evolversi e seguire nuove strade, anche sbagliando.

Guglielmino e Scali impostano questa lezione di educazione al fumetto muovendosi con intelligenza tra la denuncia del comportamento tossico di parte del fandom e la ritrattistica di un fumetto nostrano che, pur nel tentativo di rinnovarsi dopo anni di liturgica aderenza alle aspettative del lettore, cerca di seguire nuove strade.

Parodia dell'eroe o dei lettori?

Dalla presenza dello ‘spiegone’ all’esclamazione tipica dell’eroe, dalla consueta scansione dei tempi sino alla presenza dell’interesse amoroso di turno. Tutto è costruito per condurre il lettore a riconoscersi nei folli protagonisti della storia, a confessare quanto la lettura non sia più una fonte di intrattenimento di scoperta, quanto una zona comfort in cui rintanarsi. E guai a cambiare questa formula sacra, perché:

Noi non vogliamo certo continuare a perdere tempo dietro a lui…il Damien di una volta non c’è più

Un’accusa che non tiene conto di come lo stesso lettore non si più quello di una volta, di come il mondo stesso sia in costante mutamento e richieda che anche un personaggio dei fumetti muti per essere sempre allineato allo zeitgeist.

I Primi Cento racchiude queste valutazioni all’interno di una storia divertente, metanarrativa e irriverente, valorizzata dalla matita di Costarelli, che coglie le sfumature del fumetto bonelliano classico rendendole al meglio e acuendo la forte attinenza di Damien Donovan all’immaginario dell’editore meneghino.

Con I Primi Cento, il trio di autori confeziona non una semplice storia, ma una critica sincera a un mondo spesso incapace di andare oltre limiti imposti per consuetudine e trasformati in assiomi incancellabili, rendendo prigionieri i personaggi amati, confermando quando viene predetto sulla copertina del volume:

Il suo peggiore incubo…erano i suoi fan

Prodotto Consigliato
I primi cento

I primi cento

i primi cento weird book

Commento

Voto di Cpop

80
I Primi Cento è una storia divertente, metanarrativa e irriverente, valorizzata dalla matita di Costarelli, che coglie le sfumature del fumetto bonelliano classico rendendole al meglio e acuendo la forte attinenza di Damien Donovan all’immaginario dell’editore meneghino. Con I Primi Cento, il trio di autori confezione non una semplice storia, ma una critica sincera a un mondo spesso incapace di andare oltre limiti imposti per consuetudine e trasformati in assiomi incancellabili, rendendo prigionieri i personaggi amati

Pro

  • Intelligente parodia
  • Ritmo narrativo ben gestito
  • Rispettoso del materiale originale

Contro

  • Adatto a chi conosce il mondo del fumetto italiano
  • -
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