Otto Colori della Guerra, recensione: un'antologia emozionante

Autore: Domenico Bottalico ,

Dopo l'ottimo Tutti Eroi e il più documentaristico Ne è Valsa la Pena, Ottocervo torna a parlare di guerra con Otto Colori della Guerra. Si tratta di una novità per l'editore tarantino che aggiunge al suo interessantissimo catalogo una antologia a firma Gaid, al secolo Michele Bisazza, autore bergamasco classe 1970 qui al suo esordio assoluto nel mondo del fumetto. 

Di cosa parla Otto Colori della Guerra

Otto Colori della Guerra è un percorso che si snoda idealmente fra il 1915 e il 1967 attraverso 8 storie medio-brevi in cui Gaid ci racconta la guerra dalla parte delle vittime. Si parte dalle trincee in Normandia della Prima Guerra Mondiale dove un soldato scrive alla madre in Scozia, passando per lo sfortunata partecipazione dell'Italia - un paese ancora decisamente diviso - al medesimo conflitto in 20 Scarponi Sporchi di Fango, una delle migliori storie dell'antologia.

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Saltando alla Seconda Guerra Mondiale si torna in Francia dove il peggiore dei crimini viene compiuto da un gruppo di soldati tedeschi ai danni di una povera ragazza per poi passare a Stalingrado nella brutale La Condanna del Cecchino, tornando in Italia quasi alla fine del conflitto nella lotta fra milizie fasciste e partigiani nella campagne romagnole.

Dall'altra parte del mondo, letteralmente, Zero ripercorre con lucidità il dramma dei piloti kamikaze giapponesi e l'idea di onore della loro cultura, in Tunnel la guerra più insensata, quella del Vietnam, viene rivissuta attraverso la drammatica storia d'amore di due giovani Vietcong.

Il libro poi si conclude tornando alla sbarco in Normandia. Un episodio passato alla storia come una pagina fondamentale verso la libertà ma qui rivissuto attraverso i ricordi concitati di un nonno che passeggia su quella spiaggia con il nipotino. 

Un libro non facile ma molto emozionante

Otto Colori della Guerra non è un libro facile e Ottocervo lo pubblica con grande coraggio. Innanzitutto perché lontano emotivamente dal tipico fumetto bellico (ma più in generale di tutta la narrazione bellica) che predilige mettere in primo piano l'atto eroico, singolo o di gruppo, e raccontare la guerra sempre dal punto di vista dei vincitori. Gaidcon rigore quasi documentaristico ma con il trasporto di un flusso di coscienza dei protagonisti, racconta la guerra dal punto di vista delle vittime ancora prima che dei vinti. 

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Le 8 storie del libro infatti non si prefiggono come scopo quello di trovare da che parte stia la ragione, perché ragione in una guerra non c'è mai, ma al contrario si vuole scavare in drammi e traumi. Partendo da fonti reali come lettere e testimonianze, l'autore imbastisce racconti intimi ma duramente realistici e mai banali. Con un ritmo e una prosa asciutta, quasi da romanzo ora di formazione ora storico, il lettore vive 8 sfumature di altrettante guerre come moniti per un futuro mai come oggi plumbeo.

Come in ogni antologia non tutte le storie colpiscono allo stesso modo. Ce ne sono un paio più "classiche" come la prima Aileen o la tarantiniana I Fiori di Elisée che fanno da contraltare alle più riuscite, e già citate, 20 Scarponi Sporchi di Fango o Tunnel. Non è esagerato sottolineare che, quando Gaid, spinge maggiormente sia dal punto di vista tematico che del racconto la lettura risulta molto, molto interessante. 

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Graficamente Gaid si affida a tecniche completamente tradizionali. Matite, chine, acquerelli. Una scelta "impopolare" ma che ben si sposa con l'idea alla base dell'antologia ovvero coinvolgere emotivamente il lettore. È qui che Otto Colori della Guerra risulta essere un libro ostico perché apprezzabile appieno soprattutto da lettori emotivamente maturi che non possono affrontare determinati argomenti "di pancia".

Tornando alla parte grafica, l'autore ha uno stile molto sintetico che non eccede mai in un realismo fine a sé stesso. È in tal senso facilmente rintracciabile l'influenza di un certo fumetto francese seppur la costruzione della tavole, l'espressività e il dinamismo di certe sequenze fanno pensare ora alla più classica scuola italiana ora ai comics. È interessante notare la scelta di utilizzare anche diverse palette per ogni storia, un scelta che concettualmente vuole sin dalla prima pagine suscitare nel lettore un determinato stato d'animo.

Se la linea è stilisticamente costante, al netto di soluzioni più dolci o più spigolose in base al racconto stesso, è anche interessante notare la padronanza nello storytelling di Gaid che riesce a utilizzare costruzione della tavola molto diverse fra loro ma sempre chiarissime e perfettamente adatte all'argomento. Un esempio pratico di questa riflessione è l'ultima storia, 81-18, in cui la coordinata orizzontale prediletta per le sequenze nel presenza si alterna ad una frammetanzione dei ricordi del passato che risultano essere riquadri irregolare e disposti "casualmente" come fotografie su un ideale tavolo.  

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Il volume

Ottocervo propone Otto Colori della Guerra nel suo formato standard ovvero un volume brossurato con alette dimensioni 24x17 cm. L'aspetto più interessante della pubblicazione è sicuramente la cura editoriale e carto-tecnica che porta l'approccio factory dell'editore verso nuovi lidi. Se è vero che Gaid è un autore esordiente, come il 90% degli autori pubblicati da Ottocervo, in questo caso viene anche lasciato inalterato il processo creativo dell'autore che ha realizzato tutto in analogico - matite, chine, colori e persino lettering - per una resa che passa da una scelta minuziosa di carta usomano di diversa grammatura e tonalità di modo da rendere al meglio ora gli acquerelli ora le matite non chinate. Una scelta coraggiosa ma vincente da parte dell'editore che, riducendo al minimo gli interventi digitali in post-produzione, salvaguarda il carattere artigianale e intimo dell'opera.  

Commento

cpop.it

70

Otto Colori della Guerra non è un libro facile perché lontano emotivamente dal tipico fumetto bellico. Gaid invece, con rigore quasi documentaristico ma con il trasporto di un flusso di coscienza dei protagonisti, racconta la guerra dal punto di vista delle vittime ancora prima che dei vinti. Partendo da fonti reali come lettere e testimonianze, l'autore imbastisce racconti intimi ma duramente realistici e mai banali. Ottocervo pubblica il libro con grande coraggio anche perché riduce al minimo gli interventi digitali in post-produzione, salvaguardando il carattere artigianale e intimo dell'opera.

Pro

  • racconti tutti emozionanti e concettualmente l'autore ha ragionato moltissimo su come raccontare, anche graficamente, queste storie
  • Ottocervo riduce al minimo la post-produzione del libro lasciando matite, chine e acquerelli intonsi salvaguardando il carattere artigianale e intimo dell'opera

Contro

  • non è un libro facile da diversi punti di vista soprattutto quello emotivo: bisogna essere maturi per apprezzarlo pienamente
  • alcune storie risultando tematicamente più "scontate" di altre
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