Tre grandi manifesti pubblicitari si stagliano contro il cielo del Missouri, abbandonati all’incuria da quando l’autostrada ha rubato tutto il traffico alla striscia di asfalto che costeggiano. Mildred percorre quella strada ogni giorno, li osserva dalla veranda di casa. Improvvisamente decide di affittarli e di lanciare attraverso di essi un enorme j’accuse alla polizia locale, colpevole a suo dire di non aver indagato a sufficienza sull’omicidio della figlia.
Un cold case, una madre coraggio e il cuore di un’America che fatica a liberarsi dal suo retaggio violento e razzista. Tre manifesti a Ebbing, Missouri sembra un film già scritto e in un certo senso lo è: il cinema qui non ha il potere di cambiare la realtà, di introdurre un messaggio al di fuori di quello che le vite e le scelte dei protagonisti rivelano.

Tre manifesti a Ebbing, Missouri: la recensione del miglior film di Venezia 74
Eppure colpisce a fondo e con forza, con l’arma più scontata e negletta oggigiorno a disposizione di un film: la sua forma. Qui impegnato in doppia veste di sceneggiatore e regista, Martin McDonagh porta a termine un’operazione che dovrebbe essere istintiva, basilare, eppure è un atto di ribellione vera e propria. Tutte le sue scelte sono dettate dalla qualità, dalla ricerca di un risultato migliore, senza derive nepotiste o glamour nella scelta degli attori e del contenuto del film.
A partire dal più impressionante ensemble visto quest’anno in un film hollywoodiano: tutti, dalla strepitosa protagonista da Oscar Frances McDormand all’ultimo dei caratteristi sullo sfondo sono attori assolutamente capaci quando non virtuosi. Woody Harrelson, Sam Rockwell e Frances McDormand sono tre punte di diamante (e da nomination) di un cast che prova come le belle facce hollywoodiane non siano necessariamente le più incisive sulla scena.
Cosa dire poi della sceneggiatura, limita e rifinita fino a contenere in poco meno di due ore la redenzione e l’inferno di personaggi che convivono nella calma apparente di Ebbing. Il film non offre facile conforto o scappatoie morali e anzi, utilizza la tragedia personale della protagonista per affondare nella sua carne viva, esplorandone i torti.

Così in Tre manifesti a Ebbing, Missouri la madre coraggio si riscopre poi non troppo dissimile al poliziotto stupido e razzista, in un mondo dove la vera linea di demarcazione è il perdono, soprattutto quando è quasi impossibile darlo. Ognuno ha la sua tragedia personale, presente o passata, da affrontare: c'è chi riesce a lasciarsela alle spalle e conquistare una sorta di lieto fine, c'è chi non riesce a scendere a patti con la mancanza di verità e giustizia. Avere subito un orribile torto non ti rende un’eroe, così come fare un’azione nobile dopo una vita di violenza non dà una svolta al tuo destino.

Una regia perfetta, un montaggio ancor più rifinito rispetto alla versione vista a Venezia e un humour sferzante e irresistibile rendono Tre manifesti a Ebbing, Missouri un film meritevole di molti Oscar ma troppo compassato e lontano dal glamour per poter veramente sbaragliare la concorrenza. Voi intanto non lasciatevelo sfuggire.
Tre manifesti a Ebbing, Missouri, sarà nelle sale italiane a partire dall'11 gennaio 2018.
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Voto di Cpop
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