Aveva l'ambizione di essere la più grande battaglia mai girata per il cinema e la televisione: stiamo parlando di quella di Grande Inverno, che ha tenuto con il fiato sospeso gli spettatori di Game of Thrones 8 per tutto il terzo episodio della seguitissima serie firmata HBO.
Come rivelato tempo fa, girare queste sequenze ha richiesto ben cinquantacinque giorni di (estenuanti) riprese e, dopo la messa in onda, lo staff tecnico ha rivelato ulteriori dettagli su come le diverse fasi del combattimento e, soprattutto, la scena finale siano diventati realtà.

Tre film in un episodio di Game of Thrones
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Considerando gli oltre ottanta minuti dell'episodio, oltre al suo enorme carico emotivo, gli autori di HBO sapevano benissimo di dover trovare un modo per mantenere alto l'interesse per tutta la durata, senza annoiare o stancare lo spettatore.La soluzione a cui si è giunti, come raccontato dal regista Miguel Sapochnik, è stata quella di dividere il singolo episodio in diversi atti, ciascuno però girato come se fosse un film di un genere a sé stante. Si ha così la prima sequenza, quella iniziale, incentrata sull'attesa tipica dei film horror infestati da un mostro. La seconda sequenza, invece, inizia quando Arya Stark raggiunge la biblioteca e si nasconde dai non-morti: questa, è girata come un film horror. Nel momento in cui Jon cerca di farsi strada tra i nemici a colpi di spada, abbiamo la fase tre, quella da film d'azione.
Da qui, l'idea della divisione in atti:Il primo compito che avevamo era rispondere alla domanda: come facciamo a mantenere alto l'interesse durante tutto questo? Ce lo siamo chiesto per il fatto che le scene di battaglia, semplicemente, stancano. Lo spettatore può annoiarsi, può finire con l'essere esausto.
[...] Abbiamo deciso che ogni atto avrebbe avuto un suo genere specifico. Di conseguenza, l'Atto I è basato sulla suspense e sull'attesa. Il modo migliore per creare l'attesa, in qualsiasi tipologia di film in cui deve comparire un mostro — il che è esattamente ciò che questo atto è — è non fare vedere il mostro.
L'Atto II prende effettivamente il via dal momento in cui Arya si introduce nel castello, quello è girato come un film horror. Infine, l'Atto III è un film d'azione.

L'idea degli sceneggiatori e di Sapochnik di girare sequenze di generi cinematografici diversi ha trovato realizzazione anche nelle scelte del direttore della fotografia, Fabian Wagner, che per ognuna si è prodotto in illuminazioni ed effetti di luce differenti: si inizia con il bagliore della luna (più o meno), si prosegue con il fuoco delle trincee nelle parti centrali e si torna alla sola luna in chiusura.Suddividendo il tutto in generi diversi, abbiamo avuto la possibilità di cambiare il ritmo, di seguire delle tangenti su specifici personaggi per un periodo di tempo più lungo, anziché preoccuparci di cosa stava accadendo a tutti gli altri.
La silenziosa Arya
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In merito all'Atto II, quello in cui Arya si nasconde dai non-morti che la braccano, Sapochnik ha spiegato che è stato ideato con chiara in mente l'idea di far rifiatare il pubblico, ma non solo: qui, infatti, ci rendiamo conto che la giovane Signora di casa Stark deve di nuovo confrontarsi anche con il fatto di essere sì molto abile, come abbiamo appena visto mentre lottava sulle mura, ma anche umana. Quando viene sorpresa dai non-morti agli ordini del Re della Notte, le sue certezze vacillano:La sequenza in biblioteca è stata costruita intorno a un concetto: ho bisogno di avere un cambio di ritmo netto, in modo che il pubblico anziché tornare e dire 'oh, ancora battaglie', possa dire 'oh, è cambiato lo stile'. Il nostro intento era fare in modo che desse nuovo vigore al pubblico, che dicessero 'ok, vogliamo sapere cosa sta succedendo fuori, ma va bene essere qua dentro un minuto per rallentare un po'. E ci va bene anche poter essere qui con Arya'.
Lei, improvvisamente, passa dall'essere questo personaggio incredibilmente sicuro di sé che è stata da un bel po' di tempo, a essere completamente traumatizzata da quello che le è successo.

Abbiamo progettato la biblioteca in un determinato modo, poi ho portato Maisie lì, insieme a più o meno nove non-morti. Ho dato a tutti loro un percorso da fare, poi ho detto a lei che doveva trovare il modo di uscire da quella stanza senza che nessuno la scoprisse. Così abbiamo messo insieme tutta questa coreografia, dove ogni cosa era sempre sul "c'è mancato poco" e tutto girava intorno al fatto che Arya non dovesse essere scoperta, tutto doveva essere silenzioso. È stato davvero divertente.
La disperazione di Jon Snow
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Sapochnik è poi tornato sul terzo atto, quello di pura azione, mettendo in evidenza il fatto che gli spostamenti di Jon facciano precipitare l'umore dello spettatore (e del protagonista), che si rende conto che tutto sta andando molto male:In questi istanti disperati, racconta lo showrunner David Benioff, assistiamo a un momento chiave di Jon Snow e del suo personaggio, che non è da sottovalutare: quello in cui vede il suo amico Samwell in difficoltà, ma non può fermarsi ad aiutarlo, perché salvare Bran è più importante di qualsiasi altra cosa, ora. Benioff ha raccontato:Il terzo atto del film, quello in cui ci trasformiamo in un film action, è quello in cui Jon si rende conto che l'unica cosa che abbia ancora senso fare è provare a raggiungere Bran. [...] Avevamo bisogno di fargli attraversare il cortile e, mentre lo fa, deve sopportare la vista di tutti i personaggi che conosce — e che noi amiamo, che anche lui ama — che vengono sopraffatti. Tutti stavano perdendo la battaglia che stavano combattendo.
Una delle riprese che ho amato di più, in questa sequenza, è quella in cui Jon vede il suo migliore amico che viene attaccato da tutti questi non-morti. In qualsiasi altra circostanza, Jon sarebbe corso da lui, per cercare di aiutarlo.

Il momento decisivo della battaglia di Grande Inverno
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Sappiamo che la corsa a perdifiato di Jon si è però infranta sul drago Viserion, che il valoroso Aegon Targaryen — questo il suo vero nome — non è riuscito a oltrepassare, ritrovandosi intrappolato lontano da Bran.A salvare il Corvo con Tre Occhi prima dell'irreparabile, dopo il sacrificio di Theon Greyjoy, è stata invece Arya Stark, balzata — come raccontato anche dagli sceneggiatori — letteralmente "fuori dal nulla". Gli showrunner D.B. Weiss e Benioff avevano già raccontato l'idea, ormai avuta diversi anni fa, di mettere tra le mani della ragazza il colpo decisivo al Re della Notte, ma concretizzarla è stato tutt'altro che facile.
Le grandi capacità (e quel pizzico di sfrontatezza e follia che non guastano) di Arya Stark sono state decisive per il successo dei vivi sui morti. Come spiegato nel dietro le quinte, il gesto disperato della più giovane delle sorelle Stark arriva in un momento in cui tutto sta andando perduto e sembra non ci sia più speranza. Si tratta di uno dei passaggi tipici del viaggio dell'eroe negli archi narrativi, al quale fa di solito seguito il momento che decide le sorti dello scontro — proprio come è successo nella Battaglia di Grande Inverno.Una cosa davvero incredibile di Maisie è il fatto che lei sia destrimana. Dal momento che, invece, Arya nei romanzi è mancina, Maisie ha deciso che avrebbe imparato a combattere con la mano sinistra. Così, nella prima stagione, quando si addestrava con Syrio Forel, lo faceva con la sua mano sinistra. È una cosa incredibilmente difficile, ma si è tradotta nel fatto che così Maisie ha imparato a combattere con la mano sinistra nonostante sia destrimana: è diventata una combattente ambidestra.

La camminata del Re della Notte, che ha tenuto tutti con il fiato sospeso, è accompagnata dal brano Night King, appositamente composto da Ramin Djawadi e che ha già ottenuto milioni di ascolti sul web dopo la messa in onda. L'avanzata verso Bran, in un montaggio alternato, è interrotta dalle sequenze che ci svelano il destino degli altri personaggi, facendoci capire che nessuno — nemmeno Jon — riuscirà più a salvare Bran. Eppure, "fuori dal nulla", alla fine sbuca Arya.Si tratta di un incubo surreale. Finalmente, il Re della Notte e Bran si trovano faccia a faccia.

Come avevano anticipato Benioff e Weiss, in mezzo a questo vortice di emozioni, lo spettatore quasi si dimentica di Arya che, dopo il confronto con Lady Melisandre, aveva compreso il suo destino ed era andata da qualche parte, senza che ci venisse svelato dove. Anche Sapochnik ha posto l'accento su questo aspetto:La camminata è interrotta da alcune sequenze in cui si vede Jon che, appare chiaro, non ce la farà. Ci sono poi gli stacchi sugli altri personaggi, che ci stanno provando ma... sono tutti fo**uti. Sono tutti fo**uti. Voglio dire, letteralmente, quella è stata la frase che continuavamo a usare: 'andiamo, giriamo quell'inquadratura del momento 'siamo fo**uti''. Così, tutti hanno girato una scena nella fase in cui non c'erano più vie di fuga. Moriranno tutti. Sai che non succederà, ma vogliamo che tu senta che le cose andranno così. Vogliamo che tu ti dica 'Dio, non ce la faremo. Come possiamo farcela? Come possiamo recuperare da una situazione come questa?'.
A quel punto, tutti ci siamo dimenticati di quella che anni fa era una piccola ragazzina innocente, che è diventata un assassino addestrato e che sta per arrivare fuori dal nulla.

Il destino di Westeros, il destino del Trono
Non c'erano dubbi, visti anche i tempi titanici richiesti per le riprese, che HBO avrebbe riposto grandissima attenzione nei dettagli, per la realizzazione dell'ambiziosa battaglia di Grande Inverno. Ora che lo scontro è alle spalle, però, i nostri hanno ancora per le mani le sorti di Westeros e, di conseguenza, possono concentrarsi sulle trame e le faide che danno origine al titolo della serie: il gioco dei troni.
Scopriremo quali saranno le prossime mosse dei protagonisti di Game of Thrones (almeno quelli che sono rimasti) lunedì 6 maggio alle ore 3:00 italiane, quando il quarto episodio sarà trasmesso in contemporanea con gli USA su Sky Atlantic e Now TV.
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