Da diversi decenni ormai, i prodotti d'intrattenimento giapponesi sono enormemente popolari anche in Occidente.
Se, da una parte, la creatività alla base della cultura pop giapponese sembra attingere da pozzi senza fondo, dall'altra i film horror del Sol Levante sono riusciti a imporsi su un'intera generazione grazie all'estetica originale, alla capacità di creare tensione psicologica e all'efficacia del prodotto finale.
Il J-Horror è parte integrante del DNA della saga di The Evil Within, non a caso prodotta da uno studio nipponico, Tango Gameworks, diretto da Shinji Mikami, noto come uno dei maestri dell'horror videoludico e ''papà'' di Resident Evil.
E se è vero che The Evil Within 2 è in aria di debutto - uscirà il 13 ottobre su PlayStation 4, Xbox One e PC -, la redazione di NoSpoiler ha pensato bene di preparavi al lancio con un approfondimento orrorifico sulle fonti di ispirazione del maestro dagli occhi a mandorla, linfa del terrore che ha sancito la nascita delle sue opere più ambiziose, non ultimo proprio il sequel delle avventure di Sebastian Castellanos.
Insomma, preparatevi ad un viaggio tra tradizione e filmografia non adatto ai più deboli di cuore.
Yotsuya Kaidan
Parlando delle sue fonti d’ispirazione, Mikami racconta in particolare di una storia, letta a scuola da uno dei suoi insegnanti: lo Yotsuya Kaidan, una storia di tradimenti, omicidi e vendette avente come protagoniste delle creature simili a dei fantasmi tipici del folklore nipponico.
Yotsuya Kaidan nasce nel 1825 come dramma per il teatro tradizionale giapponese kabuki e ha subito nel corso del tempo diversi riarrangiamenti e adattamenti nonché trasposizioni cinematografiche nel 1949, 1966 e 1994. In italiano il titolo potrebbe essere reso come ''Le storie di fantasmi di Yotsuya'', dal nome del quartiere di Tokyo in cui le vicende sono ambientate.
Nell'opera danzano mortalmente i temi della famiglia, dell'amore e della cupidigia. Colorati da una buona dose di follia, tanto cara a Mikami nella realizzazione poligonale dei tormenti del protagonista di The Evil Within, l'ex detective Sebastian.
Dal teatro kabuki alla filmografia horror: The Ring, Pulse e The Grudge
Gli stessi temi presenti in Yotsuya Kaidan si ritrovano ripensati e rielaborati in tutte le opere di Shinji Mikami e in film oramai divenuti dei classici come The Ring (Ringu, 1998), Pulse (Kairo, 2001) e The Grudge (Ju-on: Rancore, 2002) che, proprio come i giochi survival horror di Mikami, hanno riscosso un enorme successo anche al di fuori del Giappone.
The Ring è un film horror giapponese diretto da Hideo Nakata e tratto dall'omonimo romanzo di Koji Suzuki, ispirato a una storia popolare giapponese intitolata Banchō Sarayashiki.
La protagonista è la giovane giornalista Reiko Asakawa che sta indagando sulla morte inspiegabile della propria nipote e di alcune delle sue amiche che, si dice, avessero visto il contenuto di una videocassetta esattamente una settimana prima della morte. Le ricerche condotte la portano in una località di vacanza dove finalmente trova la misteriosa videocassetta.
Visionando le immagini surreali in essa contenute anch'ella, però, diventa vittima della maledizione. Aiutata dal suo ex-marito Ryūji, la giornalista scopre alcune informazioni sul misterioso contenuto della cassetta e capisce che la donna che appare nel filmato è Shizuko, una sensitiva deceduta molto tempo prima. La stessa figlia di Shizuko, Sadako, anch'essa uccisa trent'anni prima, si è trasformata in uno spirito vendicativo che ha dato vita a questa maledizione. Mentre la settimana sta per scadere, Reiko e la sua famiglia dovranno fare di tutto per spezzare questa maledizione e salvare le proprie vite.
Pulse (nell'originale giapponese Kairo) è un film diretto da Kiyoshi Kurosawa e tratto dall'omonimo romanzo scritto dallo stesso Kurosawa che racconta la duplice storia di due ragazzi le cui vicende andranno a intrecciarsi. La prima parte si focalizza sulle vicende di Michi, una giovane che lavora in un vivaio. In seguito al suicidio di un suo collega cominciano ad accadere intorno a lei misteriosi e inquietanti avvenimenti che hanno a che fare con uno strano sito internet ai cui visitatori viene chiesto se vogliono vedere un fantasma.
Anche un altro collega di Michi sparisce misteriosamente dopo essere entrato in una delle cosiddette "stanze proibite". Queste stanze sono degli ambienti la cui porta è stata misteriosamente sigillata con del nastro rosso. Mentre intorno a lei spariscono numerose persone, Michi cerca di aiutare l'amica Junko, diventata apatica dopo aver visitato una "stanza proibita". Ma Michi non potrà fare nulla e Junko si volatilizzerà letteralmente davanti ai suoi occhi, lasciando una macchia nera su una parete di casa sua.

Il secondo protagonista è Kawashima, uno studente universitario che, nel tentativo di installare la connessione internet sul proprio computer, si trova a visitare un misterioso sito internet che gli mostra inquietanti immagini di solitudine e angoscia. Spaventato, Kawashima chiede consiglio ad Harue, una compagna di università, che incomincia a interessarsi morbosamente al sito. Mentre Kawashima viene a conoscenza di una inquietante teoria secondo la quale una volta riempito il regno dei morti, i fantasmi incominciano a riversarsi nel nostro mondo, Harue rimarrà impigliata fatalmente in una rete di solitudine, angoscia e visioni spettrali. Dopo essere sparita a lungo, Harue ricomparirà davanti a Kawashima solo per spararsi in testa.
Incontratisi casualmente in una Tokyo ormai praticamente deserta, Michi e Kawashima si mettono in viaggio alla ricerca di altri sopravvissuti. Il resto è storia, macabra, dissacrante e grottesca, dal finale mai lieto.
The Grudge (Ju-on: Rancore) è un film scritto e diretto da Takashi Shimizu, terzo capitolo di una saga molto famosa in Giappone. Il film si apre con delle scritte sullo schermo in cui viene detto che, quando qualcuno muore in modo violento o rabbioso, le emozioni di quel momento possono restare a lungo nel luogo dell'omicidio creando una sorta di maledizione che si propaga su chiunque si avvicini a quel luogo.

Contemporaneamente vengono mostrate sullo sfondo e in modo poco chiaro immagini di un omicidio. Come nei precedenti capitoli della saga, anche questo film è suddiviso in diverse "scene", non necessariamente strutturate tra di loro in ordine cronologico e intitolate al protagonista della scena stessa.
Katsuya, Hitomi, Rika e Toyama sono tutti inconsapevoli burattini dell'orrore più nero, per un film che ancora oggi ha molto da insegnare ai cultori del genere di appartenenza.
La seduzione dell'horror giapponese
Ma cos'ha di così seducente l'horror giapponese? Particolare attenzione viene data a elementi che normalmente verrebbero ignorati. Per esempio, la cura posta nel presentare progressivamente il carattere di un ambiente tramite le immagini o il suono.
È difficile dimenticare l'urlo prolungato in The Grudge o mantenere la calma quando si ascolta il rumore di sottofondo di una TV in The Ring.
Questa attenzione all'aspetto sonoro trova una corrispondente visiva nella stilizzazione dei mostri che popolano l'horror giapponese. La cultura giapponese è piena di credenze in merito all'esistenza di presenze sovrannaturali nel mondo degli umani. Tengu, yokai e onryō si nascondono in angoli bui di case comuni, in tronchi vuoti o sulle rive di un fiume.

Spesso le storie horror giapponesi si svolgono in un ambiente casalingo e familiare, innestando la paura in una vicenda dai toni intimi. È Sebastian Castellanos a farsi largo nell'incubo della figlia nel tentativo di salvarla e a ritrovarsi, per un brevissimo istante, nel familiare ambiente di casa sua un attimo prima che prenda fuoco.
Si tratta di idee e luoghi in grado di risuonare nell'animo di ogni spettatore o giocatore e che contribuiscono a creare una paura ancora più viscerale, proprio perché legata a elementi familiari. Un concetto riassunto perfettamente dalle parole di un altro maestro dell'horror, Wes Craven: I film horror non generano nuove paure. Liberano quelle già presenti in noi.
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