Un killer che replica antiche torture per uccidere in maniera violenta e spettacolare. Vittime non casuali, ma colpevoli di crimini che portano (letteralmente) marchiati sulla pelle. Una detective annientata dal dolore. Con le sue premesse, il thriller polacco #I flagelli di Breslavia ha conquistato il pubblico di Netflix. Ma purtroppo non riesce ad essere all'altezza delle aspettative. Anche se alcune trovate (tecniche e narrative) funzionano.
Il ritmo serrato e le numerose riprese in soggettiva sono una forza e una debolezza del film. Così come la scelta di ridurre la sceneggiatura al minimo e di lasciare che siano gli eventi a definire i protagonisti. La storia corre veloce e non ci sono distrazioni. Ma l'essenzialità finisce per diventare eccessiva e i personaggi, il loro vissuto e le loro motivazioni si appiattiscono. Pure la trama non è esattamente originale. Il debito con Seven è evidente, anche se fare un paragone tra le due pellicole non ha senso.

Di certo, I flagelli di Breslavia non lesina sangue, corpi martoriati e mutilati e dettagli raccapriccianti. E insieme a una protagonista che finisce per diventare molto umana nella sua esasperante ruvidezza e di un colpo di scena ben piazzato, si rivela un thriller tutto sommato godibile. Anche se non è difficile indovinare il colpevole (in una sequenza in cui indossa il cappuccio, il taglio degli occhi lo tradisce), ancora prima che la narrazione lo riveli. Più o meno a metà film.
Ma cosa significa la conclusione? Ecco la trama (in breve) e la spiegazione del finale.
La trama de I flagelli di Breslavia
Helena Ruś (Małgorzata Kożuchowska) è una detective della polizia di Breslavia che ha subito una drammatica perdita, la morte del fidanzato e futuro marito a causa di un pirata della strada che non ha mai pagato il suo debito con la giustizia. La donna non è riuscita a elaborare il lutto e affronta la vita e il lavoro con cinismo e apatia.
Ma quando in un mercato rionale viene ritrovato il corpo di un uomo all'interno di una sacca di pelle di toro di una razza pregiata, Helena deve scuotersi dal suo torpore per venire a capo di un caso che si dimostra subito fuori dall'ordinario. Il cadavere porta marchiato a fuoco sulla carne la scritta "degenerato" e la vittima è stata uccisa con una procedura sadica e complessa.
Mentre la detective e i suoi uomini indagano sull'omicidio, sono chiamati a fermare un cavallo imbizzarrito che sta seminando il panico in città. Helena riesce a calmare l'animale, ma ben presto si scopre che gli esemplari sono due e che sono stati usati per smembrare un uomo. Anche in questo caso, la vittima porta marchiata a fuoco sulla pelle una scritta, "ladrone".
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Per indagare sugli omicidi, da Varsavia arriva l'agente speciale Magda Drewniak (Daria Widawska). La nuova detective capisce che il killer agisce replicando le terribili torture praticate nel 1741 durante la "settimana delle piaghe", ovvero una serie di esecuzioni pubbliche effettuate ogni giorno alle 18 per ripulire la città di Breslavia da degenerazione, latrocinio, corruzione, calunnia, oppressione e disonestà. Tuttavia, la sua presenza non evita un'altra vittima, che viene bruciata viva dopo che sulla fronte le è stata impressa la parola "corrotta".
Dopo avere superato la diffidenza iniziale, Helena e Magda iniziano a fare squadra e a instaurare un rapporto tra loro. Ma una rivelazione scioccante cambia completamente le carte in tavola...
La spiegazione del finale de I flagelli di Breslavia
Un anonimo informatore (che si rivelerà lo stesso killer) avvisa la centrale di polizia di Breslavia che non esiste nessun agente speciale di nome Magda Drewniak. La finta investigatrice non è altri che l'assassino e lei stessa lo rivela avvisando Helena poco istanti prima di un nuovo, plateale omicidio in commissariato.
La detective e i colleghi si mettono sulle traccia di Magda e scoprono che il suo vero nome è Iwona Bogacka e che era un agente di polizia prossima a una promozione. Tuttavia, non solo la donna non è mai riuscita a ottenere lo scatto di carriera a causa delle ingiuste accuse di un superiore, ma è stata licenziata. Da quel momento, la sua vita è andata a rotoli, anche a causa di una serie di personaggi violenti e corrotti.
Senza lavoro, senza soldi e con due bambini piccoli afflitti da una grave malattia, la donna ha provato a più riprese a chiedere aiuto al primo ministro, ma non ha mai ottenuto risposta. E allora ha deciso di farsi giustizia da sé.
Forte di una doppia laurea in storia e giurisprudenza e della sua esperienza in polizia, Magda/Iwona ha progettato di punire i suoi "aguzzini" replicando la settimana delle piaghe di Breslavia. Ma anche se ha agito sempre sola, fin dall'inizio ha pianificato che il gran finale sarebbe stato opera di... Helena.

La donna non ha lasciato nulla al caso. Quando ha deciso come e quando agire, prima di mettere in pratica la sua vendetta, ha seguito per un anno la detective, convincendosi che avrebbe accettato di diventare sua "complice" perché anche lei vittima di una terribile ingiustizia.
E in effetti, dopo il quinto omicidio, Helena accetta di entrare a fare parte del piano di Magda/Iwona. L'investigatrice segue le istruzioni della finta collega e fa recapitare la testa della donna (dopo che lei stessa si è suicidata con una ghigliottina) al primo ministro. Poi fa avere una penna USB con la confessione di Magda/Iwona e la spiegazione della sua macabra catena di omicidi a un'ambiziosa reporter, che ovviamente non esita a mandare in onda il video.
La vendetta della donna è compiuta. Ma non solo. Poiché all'apparenza la finta poliziotta è stata uccisa dalla misteriosa persona che ha inviato la sua testa al primo ministro, i suoi figli potranno incassare l'ingente assicurazione sulla vita che aveva stipulato.
Al piano perfetto di Magda/Iwona manca solo un tassello per essere completo. Il "risveglio" di Helena e la sua vendetta nei confronti dell'uomo che ha ucciso il suo fidanzato e l'ha fatta franca. E gli ultimi istanti del film rivelano che anche quello andrà a posto...
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