Frankenstein, recensione: una macabra rivisitazione della versione Universal Monsters

saldaPress continua la pubblicazione dei graphic novel ispirati agli Universal Monsters. Dopo l'ottimo riscontro di Dracula, tocca a Frankenstein.

Autore: Domenico Bottalico ,

saldaPress continua la pubblicazione dei graphic novel ispirati agli Universal Monsters. Dopo l'ottimo riscontro di Dracula, il secondo titolo della collana omonima, nata dalla collaborazione tra la Skybound di Robert Kirkman e Universal con l’obiettivo di far rivivere a fumetti i grandi classici del cinema horror e i loro iconici personaggi, è Frankenstein firmato da Michael Walsh con i colori di Toni Marie Griffin.

Di cosa parla Frankenstein 

Il Dottor Henry Frankenstein è ossessionato dalla possibilità di creare la vita. Per dimostrare le sue teorie sta assemblando un corpo a cui poi infonderà la vita. Ma da dove arrivano le parti del corpo di questa gigantesca creatura? La discesa nella follia di Frankenstein è vissuta attraverso gli occhi del piccolo Paul in cerca di suo padre. Il Dottore e il suo deforme assistente Fritz infatti ne hanno profanato la tomba e asportato le mani. Occhi, cuore e soprattutto cervello: quali sono le storie dietro questi organi?

Episodi oscuri e violenti si alternano all'impeto di una creatura mostruosa e incontrollabile che, proprio quando Henry Frankenstein sembra aver abbandonato le sue velleità, fugge in cerca di vendetta nei confronti del suo creatore e sfogando la sua frustrazione prima su Elizabeth, la promessa sposa del Dottore, e poi su una piccola vittima innocente. Tanto basta alla folla per cacciarlo come una bestia feroce e a Henry Frankenstein per venire a patti con la sua tracotanza.

Si può ingannare la morte?

La premessa di Frankenstein è davvero interessante: raccontare le storie degli uomini i cui cadaveri saranno poi vittime degli esperimenti di Henry Frankenstein e daranno vita alla sua empia creatura. Il risultato che ottiene Michael Walsh è un racconto claustrofobico che, riprendendo la trama e molte scene del film originale del 1931 diretto da James Whale e con l’indimenticabile Boris Karloff nel ruolo della Creatura, però non riesce a mantenere la stessa tensione per tutta la sua lunghezza.

La presenza del piccolo Paul e il suo rapporto con le mani del padre, ora diventate quelle della Creatura, è delicato e straziante. Peccato che poi l'autore non riesca a replicare la stessa formula per occhi, cuore e cervello spostando invece sempre più l'attenzione sull'ossessione del Dottore e battendo così territori narrativamente più sicuri ma anche meno "originali".

Non è un caso che nell'epilogo finale torni protagonista proprio Paul che diventa la voce della coscienza di Henry Frankenstein ponendo al Dottore una delle fondamentali intorno a cui ruota tutta la vicenda: l'uomo può interferire con l'ordine naturale delle cose?

Con una concorrenza fumettistica davvero agguerrita - le versioni a fumetti del romanzo sono molteplici e alcune davvero preziose fra cui quelle di Wrightson, Bess e Roi - Frankenstein ha il merito di incarnare lo spirito più macabro, ossessivo e folle della pellicola pur semplificandone molti passaggi e non riuscendo a cogliere tutte le sfumature del romanzo originale.

Il colore fa la differenza

Dal punto di vista grafico, Michael Walsh opta, fortunatamente, per uno stile non troppo realistico in cui il chiaroscuro gioca un ruolo importante. A tal proposito vera stella del volume è la colorista Toni Marie Griffin che fa letteralmente vibrare le pagine attraverso palette molto umorali che ruotano attorno a colori primari come il verde (per le parti legate agli esperimenti sulla Creatura), al rosso (legati alla violenza degli atti da cui poi scaturiranno le parti da utilizzare per la creatura) fino al blu (riservato al tragico epilogo e alla rassegnazione del Dottore).

Un espressionismo grafico e cromatico che però non si sposa con una costruzione della tavola particolarmente brillante. Se così facendo viene premiata la scorrevolezza nella lettura, è pur vero che qualche soluzione più audace si sarebbe sposata benissimo con alcuni passaggi del racconto, vedasi per esempio, la splash-page orizzontale in cui il Dottore innesta il cervello nella Creatura. Nulla di troppo complesso ma comunque efficace.

Il volume

saldaPress propone Frankenstein in un volume cartonato formato 16.8x25 cm. La fattura carto-tecnica è pregevole forse la scelta della carta patinata opaca e porosa però non rende pienamente giustizia all'eccellente lavoro ai colori già menzionato. Da segnalare anche la totale assenza di extra o contributi redazionali - forse un accenno alle differenze fra il romanzo originale e la pellicola sarebbe stato appropriato - fatta eccezione per una cover gallery con copertine originali e due pagine di prova.

Commento

Voto di Cpop

65
Frankenstein ha il merito di incarnare lo spirito più macabro, ossessivo e folle della pellicola originale pur semplificandone molti passaggi e non riuscendo a cogliere tutte le sfumature del romanzo originale né a mantenere la stessa tensione per tutta la lunghezza del racconto. Dal punto di vista grafico, Michael Walsh opta, fortunatamente, per uno stile non troppo realistico in cui il chiaroscuro gioca un ruolo importante. A tal proposito vera stella del volume è la colorista Toni Marie Griffin che fa letteralmente vibrare le pagine attraverso palette molto umorali che ruotano attorno a colori primari.

Pro

  • la premessa intrigante che vuole dare nuova prospettiva al mito di Frankenstein
  • i colori umorali di Toni Marie Griffin

Contro

  • non tutte le parti del racconto hanno la stessa tensione narrativa
  • totale mancanza di contenuti extra e contributi editoriali
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