The Kingdoms of Ruin, recensione: una caccia alle streghe dai risvolti inaspettati

Dopo una lunga attesa arriva in Italia, grazie a saldaPress, The Kingdoms of Ruin l'acclamato seinen dark fantasy scritto e disegnato da Yoruhashi.

Autore: Livia Soreca ,

Dopo una lunga attesa e, soprattutto, dopo un certo malcontento generato dal suo adattamento animato, arriva in Italia The Kingdoms of Ruin, seinen dark fantasy scritto e disegnato da Yoruhashi, serializzato in Giappone a partire dal 2019. La casa editrice saldaPress lo aveva già annunciato con noi durante Lucca Comics & Games 2024 e da fine marzo 2025 è possibile acquistare lo Starter Pack con i primi due volumi e un poster in regalo.

Se state per leggere The Kingdoms of Ruin, preparatevi a una caccia alle streghe dai risvolti imprevedibili, in una lotta tra scienza e magia cruda e spietata.

Di cosa parla The Kingdoms of Ruin?

Dio crea gli uomini e con essi le streghe, affinché li guidino e proteggano con la magia. Quando, però, la tecnologia inizia a prendere il sopravvento con una rivoluzione industriale, l'uomo decide di non aver più bisogno di loro: inizia così una caccia alle streghe, guidata dall'impero Redia. 

La potente strega Chloe Morgan e il suo apprendista Adonis sono in fuga, ma un giorno vengono catturati e portati al cospetto del re Goethe, nella capitale New Nightmare di Redia. Chloe viene brutalmente giustiziata davanti agli occhi dell'impotente Adonis, a causa di un potente dispositivo di soppressione dei fotoni magici. Il dolore provato dal ragazzo è incommensurabile, ma lo è ancora di più la sua sete di vendetta, che servirà come un piatto freddo.

In un mondo dove l'uomo è accecato da manie di onnipotenza, le streghe non sono più le benvenute. Egli crede di essere invincibile, inarrivabile.

Ormai il mondo ci appartiene.

Noi siamo Redia.. Il regno immortale.

Il vecchio mondo ha chiuso i battenti. Dio è morto. Ora questo paese... È Dio.

La caccia alle streghe spesso si trasforma in una vera e propria questione di genere. Dieci anni dopo la presunta estinzione delle streghe, le prigioniere di guerra diventano schiave sessuali, subiscono brutali aggressioni e violenze. Difatti, un aspetto che caratterizza The Kingdoms of Ruin è la frequente raffigurazione di donne prima denudate, poi massacrate, i cui corpi sono ridotti letteralmente a brandelli dai colpi di arma da fuoco.

Una strega che non può usare la magia è soltanto una donna.

Attraverso immagini molto forti, sicuramente non adatte a chi percepisce ciò come un trigger, The Kingdoms of Ruin racconta l'esasperazione del progresso, dove la tecnologia, creatura dell'uomo, diventa cardine per una lotta al potere volta ad eliminare non solo il "vecchio", ma anche e soprattutto il "pericoloso". L'uomo, che non comprende la magia e quindi ne ha paura, la ripudia.

Adonis è un essere umano che ha appreso la magia, ma non assume la funzione di anello di congiunzione. Adonis si dissocia dall'uomo per vendicare Chloe, ma ciò (insieme a molto altro) non lo rende nemmeno un alleato delle streghe. Agisce da solo, accecato dalla rabbia e dal dolore, in un'estenuante e violenta lotta contro chiunque abbia fatto del male alla sua mentore, il suo grande amore.

Adonis, per combattere, usa la cosiddetta magia di evocazione descrittiva, che si serve dell'immaginazione per dare vita a qualcosa - in questo caso, armi da combattimento. Lotta contro gli umani tramite ciò che questi più ripudiano al mondo, come un gioco beffardo in cui, però, ci si fa solo del male

The Kingdoms of Ruin: i plot twist come punto di forza

Per chi si avvicina all'opera per la prima volta, la dicotomia scienza-magia può sembrare fin troppo esplorata. Nel secondo volume ci si rende conto che le streghe, dal canto loro, sono cadute in preda al ciclo del male e della violenza, dove le vittime possono diventare carnefici: una tematica evergreen difficile da rielaborare completamente in modo del tutto originale.

Da questo punto di vista, quindi, l'opera di Yoruhashi può rischiare di offrire alcune standardizzazioni in certe dinamiche narrative, così come nella scelta delle tematiche. D'altro canto, lo stesso controverso Adonis rappresenta colui che va contro lo stereotipo dell'eroe, a sua volta uno stereotipo.

Eppure The Kingdoms of Ruin riesce comunque a rendere questa guerra imprevedibile in un modo tutto suo. Talvolta, quando sembra che le cose stiano andando per un verso, Yoruhashi stravolge le aspettative, con un fare crudo, spietato, sconvolgente, reso sia narrativamente sia a livello visivo: colpi decisi sferrati all'improvviso, accentuati dall'atto dello sfogliare la pagina, macchie d'inchiostro (il sangue) che invadono le tavole, rendendo pienamente l'idea di atti brutali.

I plot twist sono il vero punto di forza di The Kingdoms of Ruin, poiché capovolgono letteralmente il racconto e la prospettiva, riuscendo a scioccare il lettore, sia grazie a vere trovate narrative, sia avvalendosi di un'arte impattante: un connubio di scrittura e disegno indissolubile.

Le tavole presentano una composizione articolata e Yoruhashi dimostra di saper gestire tanto le scene corali quanto quelle dove un solo personaggio deve catalizzare la totale attenzione. Il dinamismo conquista e coinvolge, senza che la quasi perenne presenza di combattimenti finisca per stancare o disorientare il lettore.

Commento

Voto di Cpop

78
The Kingdoms of Ruin è un seinen fantasy crudo, violento, a tratti sconvolgente, che dona imprevedibilità a elementi inflazionati come la caccia alle streghe e la dicotomia scienza-magia. Questo avviene grazie a colpi di scena che arrivano affilati come lame, attraverso una scrittura sapiente e disegni che lasciano il segno.

Pro

  • Colpi di scena indimenticabili e veramente inaspettati
  • Disegni dinamici e dalla composizione articolata

Contro

  • La dicotomia scienza-magia e il ciclo della violenza restano temi già ampiamente esplorati
  • -
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