Bad Monkey, recensione: un'insolita indagine per Vince Vaughan

Su Apple TV+ arriva Bad Monkey, miniserie in dieci episodi in cui un macabro ritrovamento rimette in gioco vite in cerca di una direzione

Autore: Manuel Enrico ,

Se non avete ancora programmato come trascorrere il vostro Ferragosto, non preoccupatevi: Apple ha deciso di portarvi in Florida e alle Bahamas! Non con un viaggio organizzato, ovviamente, ma con una serie dal vago sapore di detective story che vi terrà compagnia per dieci puntate: Bad Monkey. Disponibile su Apple TV+ dal 14 agosto, Bad Monkey è ispirato all’omonimo romanzo di Carl Hiaasen, ma non lasciamoci ingannare, il bad non sarà la tenera scimmietta che accompagna uno dei protagonisti.

Contrariamente al titolo, infatti, la citata primate ha un ruolo tutto sommato risicato, all’interno della trama della serie. Tuttavia, per darle vita ci è affidata a una veterana di Hollywood, Crystal, che in passato ha lavorato in Community e in The Fablemans. Un passato artistico di successo che ha onorato anche in The Bad Monkey, dando vita a divertenti siparietti e instaurando una convincente sinergia con il resto del cast, pur non sembrano mai pienamente coinvolta dagli eventi.

La trama di Bad Monkey

Andrew Yancy (Vince Vaughan) è un ex detective di Miami, caduto in disgrazia dopo avere agito contro il nuovo compagno della sua ex, Bonnie (Michelle Monaghan) seppure mosso da un senso di protezione verso la donna. Come punizione è stato mandato in un distretto minore, alle Keys, dove sta ancora scontando la sua sospensione.

Durante il suo allontanamento, Yancy sente la mancanza del lavoro, stuzzicato anche dal collega John Ortiz (Rogelio Burton), che con fare amichevole cerca di ricondurlo a una visione del lavoro più pacata, tanto da proporgli un incarico semplicissimo: portare un braccio mozzato a Miami, all’ufficio del coroner, cercando di scaricare la patata bollente al distretto della terraferma. Missione che Yancy accetta con riluttanza, fallendola miseramente per via dell’ostinata reticenza della dottoressa Rosa Campesino (Natalie Martinez), che dopo una maldestra scenetta pietosa del detective in disgrazia lo rimanda al Keys con il suo macabro trofeo.

Nonostante tutto sembri indicargli di mollare il caso, compreso il suo capo, Yancy non sembra voler cedere, almeno sino a quando, dopo avere fatto domande troppo scomode, non viene inizialmente licenziato, salvo venire graziato con un incarico non certo allettante: ispettore sanitario. Ingoiando l’orgoglio, Yancy accetta ma non intende certo lasciare inascoltato il suo istinto di detective.

Mentre Yancy affronta queste traversie, alle Bahamas un giovane pescatore locale, Neville Stafford (Ronald Peet), vede la sua vita andare in pezzi. Abituato alla sua pacifica vita vissuta nella sua baracca sulla spiaggia, finita nel mirino di uno spietato costruttore, Neville è costretto ad assistere alla distruzione del suo mondo, scegliendo di rivolgersi alla Regina Drago (Jodie Turner-Smith), praticante dell’oscura magia Obeah, sperando un miracoloso intervento. 

Due storie o un'unica trama?

Due vicende differenti e dai toni narrativi ben separati, che trovano un punto di contatto che rende idealmente Bad Monkey un unico racconto. Idealmente, appunto, considerato come la sensazione sia quella di trovarsi di fronte a due diverse trame, forzosamente unita da punti di contatto studiati più per necessità che non come manifestazione di una linearità narrativa.

Sensazione che non viene certo dissipata dalla presenza di un’onnipresente voce narrante che dovrebbe guidare lo spettatore all’interno di questo dualismo, ottenendo, purtroppo, l’effetto contrario. Per gran parte dei primi episodi, il narratore collega le due trame salvandoci dallo spaesamento di passare da un protagonista all’altro, promettendo a più riprese che si tratta di un’unica storia, anche se la fusione non è mai elegante, ma risulta posticcia, forzosa.

Il primo tentativo in tal senso, al termine del primo episodio risulta più maldestro che convincente, mentre la terza puntata riesce a risultare ancora più confusionaria in questo compito. Un persistente senso di alienazione tra i due archi narrativi che rischia di essere deleterio per la serie, a tratti confusionaria e quasi viziata da un’incomprensione tra sceneggiatori e regista, dove i primi puntano a un racconto essenzialmente emotivo e fondato su dialoghi pungenti e battute salaci, mentre in regia si punta a creare una serie più dinamica, quasi d’azione.

Un’apparente dissonanza che viene salvata dalla vivacità con cui sono ritratti i protagonisti, la vera anima di questa serie. In Bad Monkey non ci sono vincenti o persone realizzate, tutti i volti che passano sullo schermo portano i segni di vite incomplete, lontane dall’ideale a cui ambivano eppure ostinatamente in cerca di un’ultima occasione per tentare il grande colpo. Una sensazione di potenzialità infranta che trapela dai dialoghi, divertenti nella loro pungente ironia e nella loro semplicità, specchi perfetti della personalità dei protagonisti.

Perché vedere Bad Monkey?

Vaughan è il fulcro di questa narrazione sarcastica e dal tono agrodolce, la fa propria nelle espressioni sornione e nei toni veementi con cui trapelano le emozioni del suo Yancy, impreziosite da un mosaico umano di stupefacente spessore, in cui ogni personaggio riveste un ruolo così ben cucito addosso all’interprete che, in diverse occasioni, si ha la sensazione che siano proprio i gregari a conquistarsi la scena.

Bad Monkey, nonostante le premesse, non è una detective story in senso letterale, lasciando a questa componente il ruolo di saltuario motore della trama, preferendo imbastire una narrazione emotiva centrata sui personaggi. Risulta più ironica che indagatrice, si focalizza sulle crepe interiori di Yancy, Neville e comprimari, relegando la ricerca della verità dietro al misterioso braccio mozzato quasi un elemento aggiuntivo, dando alla serie di Bill Lawrence un’identità che prende lentamente forma, forse troppo, rischiando di scoraggiare lo spettatore meno paziente.

Eppure, in tutta questa complessità resa magnetica dai meravigliosi scenari della Floria delle Bahamas, è impossibile non sentirsi accolti e non riconoscere nelle confessioni sarcastiche di Yanci o nei discorsi strampalati di Bonnie degli sprazzi di quotidianità, dei richiami emotivi che ci spingono a seguire questa insolita compagine umana, che viene riassunta in modo perfetto in una delle frasi più ispirate di Yancy:

A volte mi sento come se fossi il personaggio di un film che stai girando nella tua testa

Commento

Voto di Cpop

75
Bad Monkey, nonostante le premesse, non è una detective story in senso letterale, lasciando a questa componente il ruolo di saltuario motore della trama, preferendo imbastire una narrazione emotiva centrata sui personaggi. Risulta più ironica che indagatrice, con un’identità che prende lentamente forma, forse troppo, rischiando di scoraggiare lo spettatore meno paziente.

Pro

  • Ambientazione strepitose
  • Dialoghi ben orchestrati
  • Cast di prim'ordine

Contro

  • Dualismo narrativo poco convincente
  • Poca lucidità in alcuni pasaggi
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