Black Panther: Wakanda Forever è il film Marvel più emozionante di sempre

Autore: Elisa Giudici ,
Copertina di Black Panther: Wakanda Forever è il film Marvel più emozionante di sempre

La morte di Chadwick Boseman ha messo Marvel in un angolo. A un anno da quando il regista Ryan Coogler aveva cominciato a scrivere il sequel di Black Panther, il gruppo di lavoro si è ritrovato senza il protagonista principale, con un copione da rivedere da capo.

Che fare? Ritirare il costume dell’eroe di Wakanda come si fa con i numeri sulle magliette quando i grandi campioni lasciano il mondo del calcio? Oppure continuare, ma con chi e come?

Con Black Panther Marvel elabora il lutto per Boseman

La risposta arriva con un film oceanico, che dura più di due ore e un quarto, che testimonia come difficoltà e limitazioni abbiano fatto molto bene all’intero progetto. Costretta ad affrontare una morte definitiva e da cui non si torna indietro, Marvel ha tirato fuori dal cappello un cinecomics che mancava da tempo: adulto, maturo, pregno di emozioni forti. Dentro Black Panther c’è di certo la volontà di vivere insieme al pubblico il lutto per la scomparsa di Boseman, di celebrare insieme un attore che nel ruolo di T’Challa era diventato molto più di un interprete: un simbolo, una speranza.

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Si agitano però anche emozioni forti: la tristezza, certo, ma anche tanta rabbia, per una volta non filtrata, ingentilita, catalizzata dall’ironia e dalla lievità. I due protagonisti principali della pellicola, Shuri e Namor (di cui potete scoprire qualcosa in più leggendo questo approfondimento 5 cose da sapere su Namor, l'antieroe di Black Panther 2), sono uniti da un vuoto che il lutto ha scavato loro dentro.

Un buco nel petto riempito da una rabbia che si scatena all’improvviso, in una delle scene più potenti di un film che finalmente torna a guardare a un tono serioso, quasi solenne, senza risparmiarsi qualche incursione nell’ironia.

Con il primo Black Panther Wakanda Forever ha in comune una sontuosità produttiva che lo rendono davvero un film spettacolare, a tratti con ambizioni da Oscar. Splendidi i costumi, potentissimi alcuni passaggi di regia, incredibile il lavoro alle musiche fatto dal compositore Ludwig Göransson, che si conferma un astro nascente del settore e il successore ideale dei “grandi vecchi” che hanno musicato il cinema statunitense degli ultimi cinquant’anni.

La rabbia degli oppressi raccontata da Wakanda Forever

Sotto traccia, ma di certo non inosservato, c’è anche un lavoro complesso nel raccontare due eroi rappresentativi di popolazioni il cui presente è figlio di un passato di oppressioni e violenza. Black Panther fa la mossa abbastanza ardita di metterle una minoranza contro l’altra, di analizzarne gli impulsi e gli istinti, arrivando a suggerire atteggiamenti non proprio cristallini degli Stati Uniti.

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È un mondo più oscuro quello raccontato dal sequel di Black Panther, specchio di una situazione geopolitica che negli ultimi quattro anni è radicalmente cambiata. È davvero sorprendente vedere come Marvel sia perfettamente in grado di creare film spettacolari con punti narrativi di non ritorno, di sacrificare personaggi importanti, di trattare l’ottica femminile in maniera non superficiale e stereotipata, persino di deviare un po’ da quell’onnipresente ottica familista un po’ soffocante. Tanto quanto è desolante notare come per farlo serva un evento davvero eccezionale come la morte di Boseman.

Qualche difetto Wakanda Forever ce l’ha. Nelle sue prime due ore continua a mettere carne al fuoco, tanto da sembrare l’inizio di una serie da 12 episodi più che una pellicola indipendente. Per fare un esempio, introduzione del personaggio di IronHeart (di cui potete scoprire qualcosa in più in questo approfondimento dedicato a IronHeart) è un di più che allunga inutilmente un film già ricolmo di idee e azione. Emotivamente però è una pellicola che arriva dritta al cuore, catartica, che sa commuovere in maniera dura, ruvida, senza piagnistei.

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L’immagine di copertina di questo articolo è presa da Black Panther: Wakanda Forever di Marvel Studios

Commento

cpop.it

80

Uno tono maturo e più ruvido del solito e un’ottima sceneggiatura probabilmente traghetteranno Wakanda Forever fino agli Oscar. Rimane un film troppo lungo e dispersivo.

Pro

  • Colonna sonora pazzesca
  • Un cattivo Marvel memorabile
  • Un tono adulto e forte come un cazzotto

Contro

  • Troppo lungo
  • Troppe storyline in ballo
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