Ripley, recensione del meraviglioso thriller in bianco e nero di Steven Zaillian

Autore: Giovanni Arestia ,

Il nome di Steven Zaillian potrebbe risultare sconosciuto a molti. Tuttavia è un artista incredibilmente talentuoso nonostante sia anche fortemente sottovalutato. Vincitore di un Premio Oscar per la sceneggiatura di Schindler's List e candidato cinque volte al premio per produzioni del calibro di The Irishman, arriva su Netflix con la miniserie tratta dal romanzo Il talento di Mr. Ripley di Patricia Highsmith. La produzione, intitolata per l'appunto Ripley, è un capolavoro di audacia, talento e suspense.

Ripley: la perfetta rappresentazione dell'uomo dissoluto di Highsmith

Dell'opera letteraria di Highsmith sono state realizzate tante trasposizioni cinematografiche, ma quella seriale di Zaillian è una delle migliori che potete vedere. Fedelissima al romanzo, presenta comunque alcune sorprese narrative che rendono tutti gli otto episodi avvincenti e permettono di creare un ritratto molto più convincente e tragico di un uomo solitario sull'orlo della disperazione e di un'anima spezzata. Proprio la serialità ha permesso al regista di creare un lento e coinvolgente andamento che consente di scavare all'interno della decadenza psicologica di ogni personaggio.

Il protagonista è Tom Ripley, interpretato da uno strabiliante Andrew Scott in una delle sue migliori performance di sempre. Si tratta di un abile truffatore che vive in una New York degli anni 60 e sopravvive alla Grande Mela con truffe e inganni. A un certo punto il suo mondo viene sconvolto dalla comparsa di un investigatore privato, interpretato da Bokeem Woodbine, che viene assoldato dal ricco Herbert Greenleaf con uno straordinario e inaspettato Kenneth Lonergan nei suoi panni. All'inizio viene pervaso da ansia e preoccupazioni pensando che qualcuno possa aver scoperto le sue truffe e rifiuta l'incontro. Ma dopo aver fallito nel raccogliere i frutti della sua ultima truffa, decide di fare visita all'uomo dietro il biglietto da visita elegante.

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Ripley

Il suo obiettivo è assumere Ripley per ricercare il figlio Richard "Dickie", nonché Johnny Flynn, e farlo tornare a casa dal suo lungo soggiorno in giro per l'Italia perché crede che Tom sia un suo amico di lunga data. Il signor Greenleaf è anche disposto a pagare una somma più che ragionevole a Ripley se accetta l'incarico. Naturalmente, Ripley non si fa scappare un'occasione del genere, fa le valigie e parte per la bella città italiana di Atrani per inserirsi nella vita di Richard e della sua ragazza Marge (della splendida Dakota Fanning), nella speranza di diventare l'uomo ricco che ha sempre aspirato ad essere, anche se ci vuole frode, inganno e persino omicidi per arrivarci.

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Una costante corsa verso il fondo del baratro

La serie si basa sulle idee mai esplicite, ma onnipresenti, dell'inadeguatezza e del fallimento personale con parecchi segnali visivi terrificanti che indicano gli effetti dannosi di un'esistenza misera e solitaria. Nei momenti più bui, quando tutto sembra che si stia per concludere per il truffatore, ecco che l'avidità corrosiva di quest'ultimo si trasforma in qualcosa di molto più oscuro. Un'escalation di inganni e menzogne che arriva anche in una sorta di gioco del gatto col topo tra Ripley e l'ispettore italiano Pietro Ravini interpretato da Maurizio Lombardi

Vediamo Ripley correre tra varie bellissime location italiane tra cui Napoli, Venezia e Roma, sfuggendo con astuzia e alcuni colpi di fortuna e coincidenze che tengono lo spettatore sul filo del rasoio. La scrittura di Zaillian è così affilata e acuta che numerosi momenti, a dir poco perfetti, provocano un senso di oppressione mentre si osserva il laccio delle conseguenze che si stringe sempre più attorno al collo del protagonista. La seconda metà di Ripley, infatti, è un insieme di ansia e tensione che non si placa fino alla sua inquietante conclusione. 

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Ripley

La caratterizzazione del protagonista, poi, è a dir poco magistrale. La sindrome dell'impostore e il senso di auto-frode è onnipresente in lui e si può osservare anche in momenti microscopici e potenzialmente di poco senso per la storia. Ma sono proprio quest'ultimi che consentono di costruire dettagliatamente la complessa e delicata psiche di un personaggio inquieto e dannato. Zaillian scava nelle profondità psicologiche del furto d'identità a un livello che va ben oltre il semplice raggiro.

Quello di Ripley è un desiderio profondo, ma distorto di scappare da se stesso e trasformarsi in qualcun altro, magari con più rispettato e con un vero status quo. La serie, quindi, chiede e mostra allo spettatore fino a che punta una vita angosciata è così piena di menzogne e inganni può spingersi fino a piegarsi su se stessa, frammentarsi e perdere il senso della realtà. Ed è proprio qui che entra in gioco la magnifica e complessa interpretazione di Scott.

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Un bianco e nero che mostra audacia e bellezza

Dal punto di vista visivo, il premio Oscar Robert Elswit, qui nel ruolo del direttore della fotografica, è stato fatto un vero miracolo. Scegliere il bianco e nero per un prodotto del genere è non poco audace, ma ciò che ne viene fuori è un simposio di immagini eleganti, ricche di dettagli e incredibilmente nitide. La telecamera viene spesso tenuta a distanza, regalandoci inquadrature ampie di stanze con soffitti alti, che creano un senso di spazio infinito. Poi, in un battito di ciglia, le riprese si concentrano su un primo piano di una mano, una finestra, un posacenere, un bicchiere di vino o un dipinto. Il risultato finale è a metà tra un noir e un thriller oscuro alla Hitchcock, soprattutto quando lo spettatore prova la sensazione di essere complice di ciò che sta vedendo. 

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Ripley, infatti, riesce nel singolare e inusuale trucco dell'empatia, facendo brevemente simpatizzare con un sociopatico poiché, silenziosamente e casualmente, traccia tutte le ragioni e le delusioni che lo hanno portato a una vita del genere. Lo fa attraverso l'uso di metafore narrative e visive, come per esempio i numerosi riferimenti ai quadri più raccapriccianti di Caravaggio per accentuare l'orrore, la vergogna e la violenza. Il tutto viene arricchito da ambientazioni, costumi e musiche semplicemente eccezionali. 

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Conclusioni

In conclusione Ripley è un'opera straordinaria, una di quelle che da sole giustificano l'abbonamento a Netflix. Il bianco e il nero potrebbero spaventare molti spettatori, ma in realtà rende tutto più coinvolgente poiché permette allo spettatore di immergersi meglio dentro il mondo e la psiche del protagonista e degli altri personaggi.

La storia segue perfettamente il sopracitato romanzo di Highsmith, ma il risultato sembra sbilanciato come se lo sceneggiatore volesse dire molto di più, ma non potesse farlo per questioni di tempistiche. La speranza è che non si limiti davvero a essere una miniserie, ma che possa tornare con nuove stagioni legate agli altri libri. Sono queste le produzioni che meritano assolutamente di andare avanti. 

Commento

cpop.it

95

Ripley, dal punto di vista visivo, è una delle migliori serie originali che Netflix abbia nel suo catalogo. Dal punto di vista della storia, potrebbe donare molto di più prendendo spunto dagli altri romanzi di Highsmith. Steven Zaillian ha realizzato un prodotto sublime sotto ogni punto di vista, mostrando a tutto il mondo di essere uno degli artisti più talentuosi che ci siano. Ciliegina sulla torta la splendida interpretazione di Andrew Scott.

Pro

  • Un cast eccellente con interpretazioni spettacolari
  • Visivamente meraviglioso e dettagliato nonostante il bianco e nero
  • Una storia martellante, coinvolgente e ricca di suspense

Contro

  • Alcuni punti della storia sono più prevedibili di altri
  • La miniserialità limita la progressione della storia
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