Under Paris, recensione: da Netflix alla Senna è un attimo

Autore: Nicholas Massa ,

Dopo Lo squalo (Jaws in originale) di Steven Spielberg, il cinema e i cineasti hanno più volte tentato di reiterare la magia di una pellicola che non smette mai di essere citata, ricordata o quantomeno studiata sia in sede accademica che non. Di monster movie con i pescecani ne abbiamo visti a bizzeffe nel corso degli anni, riproponendo sempre, o quasi, le stesse dinamiche soffocanti e sanguinarie che anticipano e plasmano questo genere di storie sul grande schermo. Under Paris (Sous la Seine) non fa nessuna eccezione in questo senso, regalando novanta minuti che oscillano fra l’assurdo sottomarino più estremo e a briglie sciolte, e una certa attenzione ai dettagli e alle dinamiche di fondo a sottolineare una serietà sicuramente interessante da assorbire e analizzare.

Diretto da Xavier Gens e disponibile su Netflix dal 5 giugno 2024, Under Paris è il perfetto divertissement da pomeriggio in casa, col caldo fuori e senza nessun’altra alternativa in termini di distrazione. Al fianco della semplicità di un thriller che vuole spaventare e intrattenere in questo senso, però, troviamo alcune idee in termini di animalismo e resa attraverso le immagini.

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A risplendere sopra ogni altra cosa, non a caso, è proprio la stessa Parigi che troviamo nel titolo, la metropoli francese per eccellenza che qui non soltanto mette a nudo le proprie fragilità, ma soprattutto fa sfoggio delle proprie possibilità capitali e non. Si torna, quindi, a Lo squalo di Steven Spielberg e a quel rapporto malato fra uomo e natura, fra pianeta e materialismo capitalistico tipico delle storie come questa.

Under Paris: qualcosa si agita nella sporcizia della Senna

Tutto parte dalla sporcizia e dall’inquinamento in Under Paris, e nella grande noncuranza che le generazioni, passate e presenti, di esseri umani, da sempre, portano avanti infischiandosene delle conseguenze a lungo termine in questo senso. Durante una ricerca nel bel mezzo dell’oceano, alcuni ricercatori vengono soverchiati dagli strani comportamenti di uno squalo che non riescono a riconoscere di primo acchito. Un incidente in questa circostanza segnerà per sempre la dottoressa Sophia (Bérénice Bejo), segnata così nel profondo da scegliere di allontanarsi dal suo campo di studio per dedicarsi ad altro.

Col passare del tempo, però, qualcosa di strano sembra aggirarsi nelle acque della Senna, il famosissimo fiume di Parigi. Che si tratti proprio di quello squalo che anni prima aveva sorpreso Sophia e la sua squadra in un attacco indelebilmente violento? Perché si trova in quelle acque? Com’è possibile una cosa del genere? Come potrebbe mai sopravvivere uno squalo di quelle dimensioni in un habitat inospitale come quello della Senna parigina? Under Paris, nella sua disarmante e immediata semplicità, gioca coi suoi spettatori partendo proprio da domande di questo tipo, per poi lanciarsi in una vicenda che terrorizza con eccessi e assurdità su cui è bene non soffermarsi troppo.

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Courtesy of Netflix.
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Prendersi tantissimo sul serio

L’idea di affrontare uno squalo nella Senna è ovviamente e indiscutibilmente qualcosa di assurdo e insensato, eppure Under Paris ci crede tantissimo, al punto di prendere sul serio ogni possibilità di un’ipotetica dinamica del genere, costruendoci sopra riflessioni ambientaliste e animaliste che vanno oltre lo stesso piccolo schermo. L’ambientalismo e l’animalismo sono infatti centrali nella lettura delle ragioni “sincere” della pellicola, lavorando l’assurdo e gli eccessi di una situazione sopra le righe, in una serie di critiche dirette alla società dei consumi e al capitalismo di matrice tutta contemporanea

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Uno squalo nuota nella Senna. È estremamente pericoloso per l’uomo, in base ai suoi precedenti, ma il calendario degli eventi parigini non si può permettere di fermare ogni cosa, specialmente quando si stanno investendo miliardi per il Campionato di Triathlon in vista anche delle Olimpiadi.

La visibilità e l’organizzazione di questo evento, quindi, in perfetta contrapposizione a un pericolo mortalmente animale e imprevedibile, difficile da gestire e anticipare. Uomo, società dei consumi e natura regolano gli equilibri di un’avventura che oscilla continuamente fra il prendersi eccessivamente sul serio, e il regalare sequenze senza nessuna logica che non sia quella di spaventare e intrattenere. Under Paris è un lungometraggio con due facce, due volti che cozzano nell’esecuzione generale di un’esperienza semplicissima sul piccolo schermo e nulla più. Oltre a quello che ci si aspetterebbe da un film del genere, infatti, non c’è molto altro, andando oltre qualche idea interessante, anche se mai totalmente incisiva

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Un’occasione persa che forse, dato il budget dietro l'opera diretta da Xavier Gens, avrebbe potuto dare di più in termini di vicenda orrorifica, senza scadere nell’ovvio e nel prevedibile. Il lavoro formale, non a caso, risulta piuttosto coinvolgente, con momenti e inquadrature, soprattutto quando l’azione si sposta sott’acqua, che impattano senza il bisogno di dialoghi (le riprese nei fondali della Senna sono un perfetto esempio di ciò). Alcune immagini di Under Paris lasciano il segno per la loro chiarezza e limpidezza
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, che però resta tale. Invece di andare a fondo con le proprie idee, la storia e la costruzione formale restano sempre e comunque in superficie, a galla senza troppo dibattersi o cercare di andare oltre.

Non che ci si aspetti chissà quale disamina intellettuale da Under Paris, specialmente alla luce della sua identità principalmente leggera e votata all’intrattenimento più pigro e casalingo che si possa immaginare. Però un’attenzione maggiore a quella serietà di fondo che muove gli eventi principali non avrebbe sicuramente guastato l’intera esperienza, elevandola da una formalità ingombrantemente vuota e stereotipata, che accenna solamente senza mai veramente entrare nel merito. Under Paris è un film che scivola via senza troppo impegno, accenna quello che vuole, esagera quanto serve, ma non lascia nulla di veramente incisivo ai suoi spettatori.

Commento

cpop.it

50

Under Paris parte da un'idea semplicissima quanto interessante in termini di intrattenimento. Uno squalo si ritrova a nuotare nella Senna. È potenzialmente pericoloso e... come reagirà una delle città più famose del mondo a una circostanza del genere? Nel tentare di prendere con gli eccessi di un'avventura che promette svolte sicuramente insensate, il film ci crede tantissimo, al punto di contestualizzare certi suoi momenti, restando però sempre sulla superficie di alcuni ragionamenti che stanno lì, a mollo, mentre tutto viene trascinato via nel sangue...

Pro

  • Gli eccessi di un'idea tanto folle quanto attraente.
  • Alcuni momenti di regia e composizione delle inquadrature.

Contro

  • Si tratta della storia più semplice del mondo senza troppi colpi di scena.
  • Alcune leggerezze spettacolari tendono ad annacquare anche le idee buone.
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