Indiana Jones e la maledizione del tempo: Indy ha ancora un futuro?

Autore: Manuel Enrico ,

Doveva arrivare quel momento, l’attimo che tutti abbiamo malinconicamente temuto ma che sapevamo, inevitabilmente, sarebbe giunto: Indiana Jones appende frusta e cappello al chiodo ed esce di scena. Lo abbiamo visto affrontare nazisti e cultisti indiani, ha incontrato alieni e viaggiato nel tempo, ma nemmeno l’avventuriero per eccellenza del grande schermo poteva sottrarsi alla legge più inesorabile: il passare del tempo.

Vi ricordiamo che fino dal 4 al 7 maggio su NOW e SKY (consultate qui le uscite) è attivo il canale dedicato a Indiana Jones!

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Quando Harrison Ford indossò i panni di Indy per la prima volta nel 1981 aveva quarant’anni, perfetto per interpretare un personaggio così dinamico. Volto sornione e presenza scenica perfetta, Ford ha fatto schioccare la frusta di Indiana Jones per quarant’anni, arrivando ora alla ragguardevole età di ottant’anni.

E qui, anche per Indy, sono gli anni non i chilometri. Una consapevolezza che anche Ford sembra aver raggiunto, considerato che negli ultimi anni si è accomiatato dai personaggi che lo hanno reso celebre, a partire da Rick Deckard (Blade Runner 2049) sino a Han Solo (Star Wars: L’Ascesa di Skywalker). Mancava solamente Indiana Jones, e con Indiana Jones e la Ruota del Destino si è completato anche questo passaggio.

Indiana Jones ha terminato la sua avventura cinematografica?

Un momento non certo semplice, non solo per l’attore ma anche per il pubblico. La scomoda eredità di Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo si è fatta sentire per tutta la lunga attesa del quinto capitolo della saga di Indy, figlia di un’accoglienza tutt’altro che entusiasta per il precedente film giudicato a lungo come il peggiore dell’onorata carriera di Indiana Jones.

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Un esito, a ben vedere, comprensibile, visto che erano passati vent’anni dal precedente capitolo (Indiana Jones e l’Ultima Crociata) e nella mente degli spettatori la figura di Indy era associata all’eroe con cui erano cresciuti negli anni 80 e 90.

Entrare oggi in sala e vedere inizialmente un Indy ringiovanito digitalmente è sicuramente servito a riconnetterci alla natura del personaggio, ma passare rapidamente a un Henry Jones Jr invecchiato e prossimo alla pensione è stato un colpo al cuore. Pur non volendo farci mancare la fisicità e la grinta di Indy, Mangold non ha mancato di puntare al ritratto di un uomo che si ritrova alla fine del suo viaggio, dove tutte le grandi avventure vissute sembrano averlo condannato a un triste epilogo.

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Serviva un’ultima occasione, un’ultima cavalcata per riaccendere un fuoco, anche negli spettatori, che sapesse di avventura. Al netto del giudizio personale sulla pellicola, andrebbe considerato come Indiana Jones e la Ruota del Destino sia un film che vede nello spietato passare del tempo la sua radice emotiva, dove esistono rimpianto e dubbi su come si sarebbe potuto agire diversamente.

Soprattutto è evidente come, per sua stessa natura, Indiana Jones sia oramai destinato a seguire uno dei suoi stessi mantra: dovrebbe stare in un museo. Ed è un invito che non andrebbe rivolto solamente al famelico mondo hollywoodiano, sempre pronto a spremere oltre il limite i franchise amati dal pubblico, ma anche agli stessi spettatori. Imporre a Indiana Jones una longevità innaturale sarebbe un pericoloso affronto alla natura del personaggio, figlio di un tempo diverso e che, come ha ben lasciato intendere Mangold in alcuni passaggi, è ora un uomo fuori dal tempo.

La prima trilogia di Indy è un monumento del cinema, una perfetta sintesi di avventura e umorismo, partorita da due geni del calibro di Steven Spielberg e George Lucas. L’impatto di Indy è stato devastante, per l’immaginario collettivo, consacrandolo a simbolo del cinema d’avventura del periodo, ma al contempo imponendogli il duro compito di non invecchiare, di non potersi muovere dall’immagine cristallizzata con cui è stato immortalato. Eppure, anche gli eroi, e soprattutto i loro interpreti, invecchiano, come è giusto che sia.

Non siamo più negli anni 30, il mondo è andato avanti e Indy non è riuscito ad adeguarsi, schiavo della sua mentalità e della sua visione del mondo. Questo è il messaggio nascosto tra le righe di Indiana Jones e la Ruota del Destino, la consapevolezza che alla fine, non importa se per gli anni o chilometri, ma è necessario fare una scelta coraggiosa: fermarsi.

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Un addio meritato con un'ultima grande avventura

Per Indy è arrivato quel momento, lo percepiamo nei dialoghi, nella scintilla nello sguardo che lo spinge a lanciarsi in un’ultima avventura che sembra spingerlo a un oblio salvifico, quasi una fuga di fronte alla vita reale in favore della realizzazione di un sogno.

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Sul piano narrativo, Indiana Jones e la Ruota del Destino è il saluto ideale a Indiana Jones. Giudizio che vira in altra direzione se ci addentriamo nei tecnicismi, dove una CGI altalenante conferma come le produzioni attuali soffrano enormemente su questo piano, facendo rimpiangere le incredibili illusioni che si vivevano quando l’artigianalità di maestri dell’effetto speciale sapevano stupirci ed elettrizzarci con mezzi ben più miseri. Mangold non è certo Spielberg e si vede, alcune soluzioni sembrano stonare e lontane da come siamo stati abituati nei precedenti capitoli.

Eppure.

Eppure basta una frase, in uno dei momenti più intesi del film, per farci comprendere come quello su schermo sia proprio il nostro amato Indiana Jones:

Non credo nella magia. Ma un paio di volte nella mia vita, ho visto delle cose. Cose che non riesco a spiegare. E sono arrivato a credere che non si tratti tanto di ciò in cui credi, quanto di quanto ci credi...

Indiana Jones e la Ruota del Destino emoziona, basta rivedere Indy che schiocca la frusta, basta vederlo fare quella sua espressione pensosa mentre affronta l’ennesimo enigma o sentirlo confessare come alla fine della sua grande avventura ci siano ora rimpianto e dolori e ogni critica tecnica lascia spazio all’affetto imperituro per Indy. Che avrà sempre la faccia di Harrison Ford, che non ammette nuovi casting per attori che ereditino la saga.

Non è necessario, Indiana Jones dovrebbe essere rispettato al punto di accettare che il mondo dell’entertainment possa viverlo sotto altri aspetti. Dai videogiochi alle serie TV che raccontino il passato di Indy come accaduto in passato con Le avventure del giovane Indiana Jones, o fumetti e romanzi che espandano la sua mitologia senza andare a imporre un nuovo volto al personaggio.

Il futuro di Indiana Jones non ha necessità del grande schermo, la caratura del personaggio è tale che può essere declinata in altri media, accontentando i fan di vecchia data e avvicinando nuovi appassionati che potrebbero scoprire le avventure cinematografiche del personaggio. E forse, finalmente, Indiana Jones potrà finalmente trovare posto nel museo dei nostri eroi.

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