PTSD Radio, recensione: quando l'orrore trascende la pagina

Autore: Manuel Enrico ,

L’orrore ha mille facce, si annida in luoghi insospettabili, nutrendosi della nostra quotidianità, in attesa che i nostri sensi lo percepiscano consentendogli di manifestare il suo pieno potere. Sembra questa la visione dell’orrorifico di Maasaki Nakayama, autore di PTSD Radio, nuova antologia horror edita da Coconino Press all’interno della sua opera di valorizzazione della letteratura manga. Un’opera intensa e a tratti profondamene disturbante, capace di non terrorizzare solamente il lettore, ma di suscitare nel suo stesso creatore una tale ansia da complicarne la realizzazione.

La gestazione di PTSD Radio sembra già di per sé un racconto horror. Nakayama ha attinto da miti tradizionali giapponesi e ha creato delle combinazioni con leggende urbane e creepypasta, dando vita a un complesso mosaico narrativo in cui la valorizzazione emotiva dei personaggi e il racconto visivo concorrono a un’intensa rappresentazione di un orrore fisico, talmente graffiante che lo stesso Nakayama ha dovuto interrompere il suo lavoro, confessando di aver sperimentato in prima persona alcuni eventi inspiegabili che lo hanno profondamente scosso.

Maledizioni e quotidianità

Nonostante il primo arco narrativo termini con un promettente, inquietante ‘To be continued?’, PTSD Radio è fermo dal 2018, quando il suo autore, come dicevamo, ha risentito del rapporto con la sua creatura. Quel punto interrogativo, tuttavia, non va inteso come un necessario invito a proseguire la narrazione, dato che la natura antologica della serie consente di vivere il tutto liberamente, senza necessità di proseguire ulteriormente.

Advertisement

A fare da fil rouge a questi racconti è la presenza di una tradizione di una cittadina giapponese, che prevedeva l’omaggio periodico di capelli agli Ogushi, demoni che traggono piacere nel torturare le persone assumendo forma umana, salvo poi svelare la propria natura. Un’usanza osservata sino alla Seconda Guerra Mondiale, quando un soldato originario del paese non riuscì a portare in dono agli Oguschi i capelli dei suoi compagni caduti.

Interrompendo questo patto secolare, lo sfortunato reduce ha condannato la cittadina a subire l’ira dei demoni, che da allora si manifestano con regolarità terrorizzando la popolazione, sempre all’interno di eventi legati proprio a i capelli.

Advertisement

Partendo da questo principio, PTSD Radio diventa un grimorio di incubi e tormenti, abilmente inseriti da Nakayama all’interno di una quotidianità violata. Un intreccio tra horror e vita reale che funziona grazie all’attenta ricerca di eventi scatenanti della vita di tutti i giorni, con una progressiva caratterizzazione delle vicende personali dei personaggi coinvolti che culmina nelle plateali manifestazioni di volti deformi e orrore puro.

Il merito di Nakayama è di avere compreso come costruire un’escalation emotiva, senza lasciarsi tentare dall’immediata, palese apparizione del mostro. In prima battuta, questo passaggio è strutturato in modo da non fornire un’immediata chiave di lettura, ma preferisce dare maggior risalto alle singole storie, puntando ai protagonisti del momento non fornendo una facile spiegazione al lettore. Spaesato e confuso, chi entra nel mondo di Nakayama risulta ancora più ricettivo proprio per questa confusione, che lentamente viene dispersa con il susseguirsi dei diversi racconti.

La frammentarietà e la presenza dell’inquietante frequenza radio che fa da divisorio dei diversi capitoli sono le uniche coordinate lasciate al lettore, che deve indagare all’interno delle diverse storie in cerca degli indizi necessari a comprendere cosa stia realmente accadendo nel paesino.

Advertisement

Una volontà narrativa che si concilia perfettamente con un’impostazione visiva che premia la ritrattistica della normalità della vita dei protagonisti. Il tratto pulito e realistico delle tavole eccelle nel ritrarre luoghi chiusi e scenari più ampi, offrendo uno spaccato di vita concreta e percepibile dal lettore su cui poi andare a sconvolgere la sensibilità con manifestazioni di repentina, disturbante alienazione.

Presenze inizialmente eteree e suggerite dall’inquietudine dei protagonisti cominciano a farsi sempre più pressanti, il bianco e nero della cromia sembra invertirsi, con una predominanza del nero a rendere il tutto più cupo ed opprimente, con situazioni di oscuro panico su cui stagliano volti deformi, ispirati a un body horror che fa propria la lezione di un maestro come Junji Ito, esasperandone in alcuni passaggi lo spirito, arrivando sino al famigerato sesto capitolo, il punto di rottura dello stesso Nakayama.

La maledizione nel mondo reale

Quasi una legge del contrappasso, quella sindrome da stress post-traumatico (PTSD) che dà il titolo all’antologia diviene una presenza esplosiva nella vita di Nakayama. È lui stesso a raccontare come dalla fine del sesto capitolo abbia iniziato a sperimentare eventi e sensazioni di inquietanti presenze che hanno minato la sua sanità mentale.

Advertisement

Stando a quando raccontato, dopo otto anni nello stesso studio, un giorno sente un rumore insolito dal piano superiore, come confermato dai suoi collaboratori. Deciso a capirne l’origine, il managaka scopre una stanza vuota in cui è presente solamente un piccolo santuario, rotto.

Dal giorno di questa scoperta, iniziano una serie di manifestazioni insolite, da rumori agghiacianti nelle pareti sino al persistente odore di marcio nell’edifico. Una sequenza die venti che Nakayama ha tentato di esorcizzare inserendo una vignetta in cui uno spirito dietro una finestra avrebbe dovuto rappresentare il proprietario del palazzo, con cui il mangaka non aveva un rapporto idilliaco.

Ma dopo l’uscita della tavola, gli eventi inquietanti aumentarono, coinvolgendo anche gli assistenti di Nakayama, tanto che venne deciso di trasferirsi in un altro studio. Dopo questa decisione, iniziarono malattie improvvise e persino lo stesso mangaka venne colpito da malattie misteriose, tra cui la malattia di Werlhof, che causa lividi e chiazze rossastre, oltre ad emorragie, proprio come alcuni personaggi dell’episodio maledetto.

Advertisement

Questa sequenza di eventi ha spinto Nakayama a sospendere la lavorazione di PTSD Radio, convinto di esser vittima lui stesso di una maledizione, al punto di inserire in una delle ultime tavole realizzate un criptico messaggio che pare annunciare la sua convinzione

Non ti permetteremo di dire altro.

Perché leggere PTSD Radio

Se non avete timore delle maledizioni, e siete in cerca di un manga horror che si discosti dalle facili atmosfere di un orrore puramente visivo, PTSD Radio è una lettura obbligatoria. Coconino Press raccoglie in in due volumi quanto realizzato da Nakayama, con un’edizione curata, che sin dalla copertina tradisce l’orrore quotidiano dell’artista.

Spinto anche dalla sua fama di manga maledetto, PTSD Radio fa dell’orrore la sua natura più autentica, legandolo alla vita di ogni giorno e collocando l’elemento della tradizione in primo piano. Dialoghi credibili e costruzione di una tensione persistente sono i tratti salienti della costruzione di Nakayama, arrivando a un culmine grafico di body horror devastante.    

Commento

cpop.it

75

Spinto anche dalla sua fama di manga maledetto, PTSD Radio fa dell’orrore la sua natura più autentica, legandolo alla vita di ogni giorno e collocando l’elemento della tradizione in primo piano. Dialoghi credibili e costruzione di una tensione persistente sono i tratti salienti della costruzione di Nakayama, arrivando a un culmine grafico di body horror devastante.

Pro

  • L'orrore incontra la quotidianità
  • Tratto pulito e realistico
  • Tensione narrativa continua

Contro

  • Progressione lenta della trama
  • Alcuni passaggi sin troppo disturbanti
Non perderti le nostre ultime notizie!

Iscriviti al nostro canale Telegram e rimani aggiornato!

Sto cercando articoli simili...