Svaniti nella Notte, recensione: il thriller Netflix con Riccardo Scamarcio non convince

Autore: Nicholas Massa ,

La costruzione di un nucleo familiare dipende dai legami dei singoli membri, dalle persone che vi appartengono e da quello che provano l'una per l'altra durante le circostanze della vita. Una madre, un padre, dei bambini, l'individualità di ognuno ne segna l'essenza personale e privata, ma quanto ci è dato sapere di una persona e quanto se ne può arrivare a sapere, specialmente quando si tratta di circostanze particolari in cui subentra il dolore e la voglia di prevalere sull'altro? Nel guardare Svaniti nella notte, il nuovo film con Riccardo Scamarcio e Annabelle Wallis, diretto da Renato De Maria, bisogna assolutamente tener conto di queste dinamiche, oltre il thriller in corso.

Qualcuno svanisce nel nulla, senza lasciare alcuna spiegazione sull'accaduto. Il panico prende il sopravvento e il mondo si ferma, non gira più per il protagonista di una vicenda fatta di ombre, segreti e rimandi a qualcosa che il pubblico può cogliere, senza comprenderne del tutto le ragioni profonde. Svaniti nella notte parla innanzitutto dei suoi personaggi e di quello che provano, tentando di catturarne le ragioni profonde e le reazioni a un momento difficile da definire in termini razionali e moralmente ordinati. Eppure prende, anche se nel modo sbagliato, mettendo immediatamente in mostra alcuni suoi limiti che restano a schermo dall'inizio alla fine. Vi ricordiamo che Svaniti nella notte è disponibile su Netflix dall'11 luglio 2024.

Svaniti nella Notte, letteralmente

Svaniti nella notte ci trasporta nella vita di Pietro (Riccardo Scamarcio), di Elena (Annabelle Wallis) e dei loro due bambini. Quando li incrociamo sono al largo, nei pressi del mare che sfiora la Puglia, con la loro barchetta in gita, e tutti gli elementi più palesi di una storia come questa si manifestano nel gioco dei bambini che si nascondono ai genitori. Lo sguardo del film, però, presenta immediatamente una situazione familiare ben lungi dalla spensieratezza della gita iniziale, mostrandoci i due adulti mentre si spartiscono la custodia dei figli davanti a un giudice. Nella semplicità statica di una sequenza come questa vengono lanciate alcune specifiche accuse, palesi descrizioni negative con cui deve fare i conti anche il pubblico a casa, atte a mettere in mostra i lati negativi di questi genitori che si stanno praticamente facendo la guerra.

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Quanto di vero c'è nelle loro accuse? Quali sono le reali ragioni che li hanno spinti a separarsi e a scegliere di mettere in campo ognuno il proprio avvocato? Che peso avrà una situazione del genere sull'andamento della pellicola? Nel mentre dello scontro coniugale, però, Svaniti nella notte si muove anche in funzione di un ulteriore dubbio sul suo stesso protagonista, su questo padre che, almeno da quello che si vede, pare abbia frequentato alcune pessime compagnie prima di prendersi cura della propria famiglia. Ancora punti interrogativi quindi. Ancora ombre e fumo negli occhi degli spettatori che potrebbero cominciare a farsi un'idea sulla situazione, senza ovviamente coglierne tutte le ragioni più recondite.

Ogni cosa cambia quando una notte in cui i bambini stanno dormendo a casa di Pietro, svaniscono inspiegabilmente nel nulla. Mentre il panico prende il sopravvento su entrambi i genitori, arriva la classica chiamata per un riscatto. Sono tantissimi i soldi che chiede la voce dall'altra parte della cornetta, ed è praticamente impossibile raccoglierli nelle tempistiche richieste. Cosa sceglierà di fare Pietro? Chi ha preso di mira la sua famiglia? Fino a che punto può spingersi un padre pur di salvare i propri pargoli?

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Oltre i limiti dell’oscurità

Svaniti nella notte è inequivocabilmente un film oscuro. È oscuro nella scrittura, lo è negli intenti e soprattutto nell'imprimere sul piccolo schermo le caratteristiche dei suoi stessi protagonisti principali. Ecco che il pubblico si ritrova coinvolto in un dramma familiare e personale in cui nulla risulta mai chiaro e netto fino in fondo. Nel fumo di un'esperienza fatta di maschere, lo stesso lungometraggio costruisce la propria partita con gli abbonati Netflix, rivolgendosi direttamente a loro per alcune cose, in un gioco in cui bisogna saper cogliere le sottigliezze del caso e quei dettagli fuggevoli che in realtà possono cambiarne la banalità percepita nell’immediato.

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Fra prevedibilità e imprevedibilità si sviluppa un caso familiare abbastanza raffazzonato, casuale in alcune sue cose e piuttosto semplicistico in altre. Il rapimento dei due bambini è il pretesto principale per conoscere a fondo il protagonista maschile, mettendone in luce alcuni caratteri che, però, restano fondamentalmente legati a una superficie narrativa che non coinvolge fino in fondo nel suo porsi al pubblico casalingo. Non sono tanto i protagonisti a prendere, quanto alcuni sviluppi interessanti in un thriller che vorrebbe essere stratificato, intricato e ricco di suspense, senza riuscirvi fino in fondo.

Se da una parte alcune cose lasciano senza parole, rimandando a storie sulla stessa lunghezza d'onda, dall'altra ci si ritrova a fare i conti con un ritmo che non convince mai veramente, raccontando qualcosa che forse avrebbe funzionato meglio con un minutaggio assai minore e più calibrato. Sono proprio le tempistiche di esecuzione, e alcune specifiche sequenze in questo senso, a minare il trasporto di un lavoro per immagini che avrebbe dovuto essere più serrato nel suo porsi anche tecnicamente e formalmente.

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Il risultato è quello di ritrovarsi a fare i conti con un mistero che sicuramente prende per alcune sue cose e svolte inattese, rimandando palesemente ad alcuni grandi maestri che nella storia del cinema ne hanno fatto una poetica, marchio e vero e proprio mestiere (Alfred Hitchcock fra tutti, citato apertamente), per poi smorzarne le potenzialità con alcune lungaggini evitabilissime nel loro porsi al grande pubblico appassionato e generalista. Le interpretazioni di Riccardo Scamarcio e di Annabelle Wallis funzionano anche abbastanza bene, tenendo conto che quasi tutto il peso drammatico e umano del racconto si regge sul lavoro del primo. Nelle altre scelte formali a comporre la pellicola, però, troviamo alcuni limiti e superficialità che purtroppo ne minano la stessa essenza e suspense a schermo.

Commento

cpop.it

50

Svaniti nella notte è un thriller che avrebbe potuto lasciare molto di più, soprattutto grazie alla sua struttura e costruzione narrativa. Partendo da un dramma familiare, il lungometraggio diretto da Renato De Maria cerca di imprimere un particolare studio umano sui suoi protagonisti che, purtroppo, resta sempre sulla superficie. I dubbi ci sono e anche le svolte inattese e interessanti, ma alcune lungaggini in termini di ritmo e scelte nella scrittura dell'azione in corso non riescono a convincere e coinvolgere fino in fondo.

Pro

  • L'interpretazione di Riccardo Scamarcio risulta convincente.
  • Alcune svolte nel mistero di fondo e riflessioni sugli stessi protagonisti e i loro legami.

Contro

  • Il ritmo del film e alcune lungaggini.
  • L'intento thriller ci prova senza però riuscire a coinvolgere del tutto.
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