L'immaginario, recensione: l'inimmaginabile sorpresa di Netflix

Autore: Livia Soreca ,

"Qualunque cosa succeda, mai scomparire, proteggere l'altro e mai piangere." L'immaginario è il nuovissimo film anime di Netflix prodotto dallo Studio Ponoc, lo stesso di Mary e il fiore della strega del 2017, che nell'ultimo anno ha cooperato con lo Studio Ghibli per la realizzazione de Il ragazzo e l'airone (qui la recensione) del maestro Hayao Miyazaki. Scritto da Yoshiaki Nishimura e diretto da Yoshiyuki Momose, è tratto dall'omonimo racconto per bambini di A.F. Harrold del 2014.

Passato in sordina e debuttato il 5 luglio in punta di piedi, L'immaginario è un racconto sorprendente ed emozionante, l'inaspettata punta di diamante del catalogo d'animazione della piattaforma, con un doppiaggio italiano che vede voci quali Edoardo Stoppaciaro e Gabriele Patriarca (che il pubblico ha ritrovato negli ultimi mesi in Hazbin Hotel nei panni del carismatico Adamo).

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Di cosa parla L'immaginario?

Amanda e il suo amico immaginario Rudger partono per avvincenti avventure di fantasia, ma quando Rudger si trova da solo, deve affrontare una minaccia misteriosa.

Adatto a un pubblico di qualsiasi età, L'immaginario parla del rapporto intrinseco tra la realtà e la fantasia, messo in discussione dalle incomprensioni generazionali. Lo spettatore è abituato a racconti in cui immaginazione e mondo tangibile si separano nel momento in cui l'infante diventa adulto, talvolta con il compimento della maggiore età - un parametro fin troppo arbitrario - oppure con un affievolimento più graduale dovuto alla lenta crescita del singolo.

Maturando, il credere viene meno, ci si affida unicamente ai cinque sensi e ci si ingabbia in una realtà che non sa andare oltre quello che riesce a mostrare a un primo sguardo. Si tende ad associare più facilmente la fantasia ai bambini: quella cosa che libera l'essere umano dai pensieri e dalle ansie della "vita vera" - così un cinico adulto la chiamerebbe - e che con l'avanzare dell'età tende a svanire. Sarà forse vero che i grandi non sanno più come divertirsi?

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L'immaginario, in parte, mette in discussione questo concetto radicato, riflettendo in maniera più approfondita sul rapporto tra realtà e fantasia, secondo cui la seconda non può esistere senza la prima. Se non ci fossero bambini reali a immaginare, la stessa immaginazione non esisterebbe affatto. Il mondo tangibile, quindi, non è più la morte della fantasia, bensì la sua fonte imprescindibile.

Tra l'altro, anche se l'adulto tende a dimenticare quanto la propria immaginazione sia in grado di viaggiare, egli dimentica che, in verità, anche un semplice libro è il frutto di un processo di fantasia e di invenzione. Non si tratta dunque di non credere più, quanto di non prestare abbastanza attenzione.

L'immaginario: com'è il nuovo anime di Netflix?

L'immaginario rinnova notevolmente un concept già caro al pubblico e lo fa non soltanto - come detto - modificando la prospettiva, ma anche raccontando una storia nuova, nient'affatto banale, dalla struttura narrativa coerente e che rispetta fedelmente i principi fondamentali di una trama efficace: una divisione in tre atti, un evento scatenante che non tarda ad arrivare, un problema da cui nascono le peripezie del protagonista. Peccato che alcune piccole ma importanti dinamiche di causa-effetto siano meno chiare di altre.

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La centralità passa dalla piccola Amanda all'amico immaginario Rudger senza quasi che lo spettatore se ne accorga, trovando così il modo di affezionarsi a entrambi, commuovendosi ed emozionandosi dall'inizio alla fine con un climax in perpetua ascesa. Di tanto in tanto, L'immaginario offre allo spettatore anche atmosfere inquietanti, quasi a ricordare che persino il mondo della fantasia può far paura tanto quanto quello reale. La scelta di un villain dalle sembianze pressoché ordinarie fa da contrasto alla sua mostruosa natura, rendendolo paradossalmente ancora più raccapricciante.

Netflix Media Center
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Oltre alla splendida colonna sonora, de L'immaginario colpisce subito lo stile d'animazione - che qui prevede una tecnica mista - che oltre a ricordare il film Mary e il fiore della strega riporta alla mente l'amore per i disegni a mano dello Studio Ghibli. Non bisogna dimenticare, infatti, che i fondatori dello Studio Ponoc, Yoshiaki Nishimura e Hiromasa Yonebayashi, fino al 2015 avevano lavorato presso il noto studio d'animazione e, una volta cominciata la nuova avventura lavorativa, hanno portato con sé diversi colleghi.

Nonostante sia evidente il legame tra i due studi giapponesi, visibile soprattutto nel character design, L'immaginario riesce a staccarsi più del suo predecessore targato Ponoc, confermando una propria identità che, tuttora, è sicuramente in fase di evoluzione. In particolare, inoltre, spicca la scelta della cosiddetta animazione a passo due delle prime sequenze, per cui ogni disegno viene ripetuto per due fotogrammi anziché uno solo: questa tecnica offre al film un aspetto più "artigianale".

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Commento

cpop.it

85

Arrivato su Netflix in punta di piedi, L'immaginario potrebbe essere la vera punta di diamante tra le novità anime della piattaforma: un racconto emozionante che riflette sul rapporto tra realtà e fantasia con una prospettiva diversa dal solito, e con un'animazione che, seppure a tratti troppo "ghibliana", è un piacere per gli occhi e per il cuore.

Pro

  • Un concept classico viene rivisitato in modo non banale
  • Storia dalla forte carica emozionale
  • Film adatto a un pubblico di qualsiasi età

Contro

  • Lo stile d'animazione ricorda troppo quello dello Studio Ghibli
  • Alcune dinamiche narrative meno chiare
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