Povere creature!, recensione: la fiaba espressionista sul possesso tossico

Autore: Nicholas Massa ,

L'uomo e la donna, due forme di vita da sempre accostate sia nelle letture religiose più classiche che in quelle sessuali, trascendendo il semplice concetto di individualità in frangenti che fanno della possessione, a volte anche reciproca, il carburante principale dell'interesse sentimentale fino ad arrivare allo stesso amore. Cosa succede, però, quando una fiaba dalle tinte surreali, gotiche, grottesche ed espressioniste, con specifici rimandi all'iconografia letteraria costruita e plasmata da Mary Shelley, si incontra con una narrazione più recente così da riflettere sul corpo femminile e su un viaggio di emancipazione dal sapore sia lontano che vicinissimo? Povere creature!, l'ultimo film di Yorgos Lanthimos, Leone d'oro a Venezia nel 2023, parte esattamente da queste premesse, plasmando una narrazione che, seppur affabulante, sa come incidere e recidere la carne nel profondo di chi ci si immerge.

La mostruosità creativa di una messinscena difficile da inscatolare si scontra con un racconto in cui la crescita della sua protagonista si fa mezzo e veicolo di tante chiavi di lettura e significati. Il tutto in un lavoro sulla stessa accezione di un'esistenza altra e dalle radici derivative, in cui la libertà d'imparare a conoscere se stessi fino in fondo e in totale autonomia si relaziona con le ipocrisie di un mondo, di un'essenza umana estremamente vicina e connessa con la nostra stessa realtà.

Comprendere e seguire queste Povere creature!

Tutto nasce e si sviluppa dalla creazione e dalla scelta di lavorare sulla vita stessa e sulle sue accezioni più profonde. La stessa protagonista di Povere creature!, Bella Baxter (interpretata da una Emma Stone fuori scala), diventa fin da subito l'elemento narrativo più interessante da osservare e imparare a conoscere, pur se inserita in un contesto estremamente fuori dalle righe e sui generis. Bella vive in una grande casa (ampliata ulteriormente dalle scelte di regia dello stesso Lanthimos che gioca continuamente con la prospettiva della narrazione, muovendo il suo sguardo con la stessa imprevedibilità con cui lo fa la sua protagonista) ma non sembra essere affatto cosciente della propria persona e né di sé, ponendosi alla vita con la stessa ingenua sincerità con cui lo farebbe una bambina.

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Ecco che il titolo del film, Povere creature!, si concretizza nell'immediato di un racconto al cui centro troviamo pure la visione di un uomo che da sempre riflette sulla vita, intesa dal punto di vista scientifico: Godwin Baxter (Willem Dafoe). È proprio lui lo scienziato e chirurgo fautore di queste povere creature che vediamo aggirarsi nella sua casa. Esperimenti e nulla più, a suo dire, con i quali ha deciso di forzare l'esistenza di altri esseri viventi per cercare di cogliere nuove sfumature in questo senso (non a caso vive circondato da ibridi anatomici di animali con parti del corpo scambiate fra loro, e il suo nome rimanda direttamente, in inglese, a quello di Dio; un Dio apparentemente spietato e senza cuore con un talento anatomico irripetibile votato solo ed unicamente alla sperimentazione sul prossimo).

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Bella Baxter non sembra fare eccezione in questo senso, dato che la sua stessa e attuale esistenza si ricollega a un corpo senza vita che Godwin ha ritrovato nelle torbide acque londinesi, scegliendo in seguito di lavorarci così da realizzare uno dei suoi esperimenti più arditi, interessanti e moralmente discutibili fino ad ora (sull'atto in sé e del suo significato ne abbiamo parlato con Willem Dafoe durante la conferenza stampa romana dedicata a Povere creature!). Chi o cosa è Bella veramente? E cosa le riserverà la vita da adesso in avanti? Queste sono le domande all'origine di una storia sia fiabesca che estremamente diretta al cui centro troviamo l'emancipazione della protagonista dal controllo altrui in un percorso scandito da scelte e svolte sicuramente coraggiose da portare sul grande schermo, ma fondamentali e non troppo distanti da altri lavori, nel 2023, dello stesso stampo concettuale.

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Povere creature!: uno studio del reale innanzitutto

Vedere Povere creature! significa entrare in un contesto narrativo che si serve di tantissime trovate espressive per cercare di delineare qualcosa di estremamente diretto, che supera immediatamente e facilmente i limiti del grande schermo. Se da una parte il film affascina per la sua verve creativa, rimandando direttamente all'espressionismo tedesco di cinematografica memoria, o al gotico narrativo e iconografico vicinissimo alla stessa anima e lingua del Frankenstein di Mary Shelley, dall'altra coinvolge per via della piega concettuale che la storia di Bella assume fin dall’inizio.

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Lo studio spasmodico dei corpi e della mostruosità, sia interiore che esteriore, avvolge ogni sviluppo in atto, travolgendo con un tocco formale che distorce quello che vediamo (l'uso del grandangolo e la fuggevole mancanza di geometrie nelle scenografie parlano chiaro in questo senso) e allo stesso tempo ne incanala il messaggio più razionale. Tutto si sviluppa dalla stessa Bella, da questa protagonista che affronta e divora il mondo che la circonda con la leggerezza con cui lo farebbe una bambina piccola. Il suo è un percorso di crescita in cui l'ingenuità sincera diventa il vero mezzo emotivo attraverso cui trovare se stessa, lontana dai modelli opprimenti di un contesto in cui gli uomini vorrebbero controllarla a tutti i costi.

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In questa sorta di esperimento formale si annida uno sguardo impietoso che non risparmia nessuno, lavorando le singole credenze e identità sociali in gioco, per poi spogliarne le debolezze e, soprattutto, dipendenze emotive e fisiche, in un gioco dei ruoli in cui l'unico e principale bersaglio resta la mascolinità tossica e il controllo distorto, ossessivo e malato del partner. Il mezzo attraverso cui tutto si sviluppa è proprio il corpo della protagonista, il corpo di una Emma Stone che trova un perfetto equilibrio e legame artistico con la narrazione di Yorgos Lanthimos, plasmando se stessa e cancellandosi all'interno di un tessuto creativo dalla voce chiarissima in questo senso. Così nel viaggio e nella fermezza di Bella Baxter affiorano idee, frammenti e sentimenti profondamente umani, tutti connessi con un percorso di scoperta personale e autodeterminazione importante da comprendere e leggere come messaggio oltre la dimensione fittizia.

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In ciò si sviluppa anche un ragionamento artistico forte e difficile da ignorare fra gli eventi principali di Povere creature! Lanthimos sceglie di far muovere ogni cosa in un mondo con richiami al nostro (con i nomi delle città, ad esempio) per poi tratteggiarne l'essenza estetica attraverso scenografie che oscillano continuamente fra il fiabesco e l'onirico, fra lo steampunk e il surrealismo più ispirato. Il risultato è una fusione di elementi differenti incastrati insieme attraverso un perbenismo di fondo che limita tutti i personaggi davanti alla macchina da presa, generando un perfetto contrasto tematico. Ecco che lo stesso contesto scenografico diventa ulteriore elemento su cui riflettere, specialmente in relazione al mondo di quotidiani gesti e repressione che si ritrova a vivere Bella una volta che esce di casa.

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C'è "un modo di vivere giusto e corretto", e poi c'è il mondo con le sue maestose incoerenze e mostruose ingiustizie che tutti ignorano tranquillamente, concentrati altrove. In un puzzle del genere si pone l'anima senza filtri di Bella, capace di porsi fin da subito come l'eccezione di ogni regola sociale, nonché la stessa dimostrazione palese dei limiti che il prossimo si pone tutti i giorni. Il suo è un viaggio privo di demarcazioni in cui è la vita stessa ad essere messa su un tavolo operatorio, e analizzata nelle sue caratteristiche sia manifeste che celate.

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Commento

cpop.it

85

Povere creature!, il nuovo film di Yorgos Lanthimos, colpisce prima per le intenzioni artistiche e formali e immediatamente dopo per l'intento narrativo di fondo. La storia di Bella Baxter cattura per i suoi rimandi palesi alla letteratura di Mary Shelley, cercando però di distaccarsene attraverso uno studio che si serve dei corpi e della mostruosità estetica per narrare quella umana. Giocando con la vita stessa e i suoi significati, il regista mette in scena una vera e propria rinascita dal sapore femminista, in contrapposizione con il maschilismo tossico. Al centro della pellicola, infatti, c'è la rivendicazione dell'autonomia della protagonista a risplendere, in diretto contrasto con le ossessioni problematiche maschili in questo senso.

Pro

  • La regia di Yorgos Lanthimos pregna di un dinamismo che si fa subito voce e mezzo attraverso cui narrare la storia in corso.
  • L'interpretazione di Emma Stone.
  • Il lavoro con le scenografie.
  • I significati importanti e impattanti della sceneggiatura curata Tony McNamara.
  • La colonna sonora soverchiante e voce a sé stante.
  • La fotografia vibrante e dinamica di Robbie Ryan.

Contro

  • Alcune scene molto forti potrebbero essere difficili da digerire.
  • Una seconda metà abbastanza altalenante in termini di ritmo.
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