Akira: il cult che ha ritratto una generazione

Autore: Manuel Enrico ,

Uno dei limiti della narrativa fantascientifica è l’inevitabile confronto con l’evoluzione tecnologica. Si possono predire scenari futuri, dare vita a incredibili invenzioni ma, presto o tardi, arriva il momento in cui le opere di sci-fi devono confrontarsi con quel futuro di cui sono state voci.

Un paragone che, specialmente se si ambientano queste storie in un orizzonte temporale ravvicinato, rischia di fare invecchiare precocemente questi scenari futuribili, condannandoli ad un’obsolescenza spesso ingiusta. Esistono tuttavia opere che, nonostante il passare dei decenni, riescono a sopravvivere a questo esame, sembrano non risentire del tempo trascorso, ma assurgono meritatamente al ruolo di cult. Opere come Akira, il manga di Katsuhiro Otomo, che pur essendo nato agli inizi degli anni ’80, ancora oggi ha una vis narrativa attuale e che rende onore ai dogmi fondanti del cyberpunk.

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Il nome Akira spesso viene prima associato all’anime, realizzato sempre da Otomo, che ridusse il fulcro della trama del manga, concentrandosi principalmente sugli eventi raccontati nel primo arco narrativo del manga. Per apprezzare al meglio lo spirito autentico dell’opera di Otomo, pur ammirando l’incredibile spettacolo visivo messo in scena dall’anime, bisogna rivolgersi al manga, dove il mangaka ha avuto la possibilità di costruire in modo più completo e avvincente la sua Neo-Tokio.

Akira: il cyberpunk fatto manga

Una città che al pari della Los Angeles di Blade Runner è divenuto sinonimo di cyberpunk. All’epoca dell’uscita di Akira, questo sottogenere fantascientifico non era ancora stato canonizzato nella sua forma più nota, come avvenne all’uscita di Neuromante di Gibson, nel 1984.

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 All’inizio degli anni ’80, letterariamente il cyberpunk era una narrativa underground, animata da un gruppo di giovani autori californiani guidati da Bruce Sterlin e da un giovane autore canadese, il citato William Gibson. All’insaputa degli scrittori americani, dall’altro lato dell’oceano un giovane autore di manga, Katsuhiro Otomo, stava dando vita a una storia di fantascienza che, con il cyberpunk, aveva diverse anologie: Akira.

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Otomo aveva già esperienze autoriali, come Fireball, un manga che si può considerare come una forma embrionale del suo futuro cult. Se da un lato mette in evidenza il forte legame tra Otomo e la fantascienza, Fireball lascia emergere già alcune caratteristiche della futura dialettica narrativa di Otomo, che in Akira troveranno piena realizzazione.

A stupire ancora oggi, infatti, è il perfetto utilizzo del mangaka di uno degli aspetti fondamentali della narrativa sci-fi, ossia una critica alla contemporaneità, declinandolo in una chiave moderna, in cui la crisi sociale e elementi corporativi trovano una nuova valorizzazione. L’essenza del cybperpunk, se vogliamo, come veniva sviluppato in contemporaneo negli States, tanto che spesso si tende a vedere in Akira la prima scintilla del genere. Comprensibile, e sarebbe in effetti ingiusto non tributare al manga di Otomo il merito di aver concorso alla caratterizzazione, narrativa e visiva, di questo genere.

All’interno di Akira, infatti, sono presenti tutti i dogmi del cyberpunk. Dalla città tentacolare a una visione disincantata del ruolo delle istituzioni, viste come incapaci di sottrarsi a dettami economici che portano a un degrado sociale. L’ingerenza della tecnologia, appannaggio di cittadini facoltosi, è un elemento di divisione tra la popolazione, che si ritrova quindi a dover trovare nuovi modi di sopravvivere.

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In Akira questi tratti sono inseriti in un più complesso mosaico narrativo, cui si unisce un ritratto del Giappone urbano del periodo, con particolare attenzione alla presenza di bosozoku, bande di motociclisti che infestavano le strade urbane nel periodo.

Come i protagonisti Kaneda e Tetsuo, i bosozoku erano giovani che si riunivano in veri e propri clan, con l’obiettivo di disturbare la quiete pubblica. Erano una manifestazione del disagio giovanile, futuri membri di organizzazioni criminali come la Yakuza, che rappresentavano un fallimento delle politiche giovanili del periodo, simbolo di una decadenza sociale radicata nella società nipponica del periodo. Otomo vide in questo tratto reale del Giappone suo contemporaneo un ottimo spunto narrativo, cui unì l’elemento sci-fi più puro: la presenza di poteri psionici, nati da mutazioni ed esperimenti militari.

Già presenti nel suo precedente lavoro, questa suggestione narrativa consentì a Otomo di creare una complessa dinamica sociale, in cui le istituzioni divengono un bersaglio di critica, accusate da Otomo di non avere curato l’evoluzione del mondo contemporaneo. In Akira si evidenzia un’assenza di lungimiranza da parte dei governi nell’intuire i cambiamenti imposti dall’apparentemente inarrestabile progresso tecnologico, che impatta direttamente sulla società.

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La trama

Pur ottenendo un successo mondiale per la trasposizione in anime, Akira è stato inizialmente un manga oggi considerato come una linea di demarcazione della narrativa manga sci-fi.  Inizialmente serializzata sulle pagine di Young Magazine, rivista seinen dal 1982 al 1990, venne successivamente ripubblicato in sei tankōbon da Kodansha, tra il 1984 e il 1991. A dare risalto all’opera di Otomo fu però l’edizione american, a cura di Marvel Comics, che la presentò al pubblico statunitense all’intero di Epic Comics, imponendosi come uno dei primi manga completamente adattato ai lettori occidentali. 

Forse per questo, Akira viene considerato come un punto di svolta per la diffusione del manga nel mercato occidentale. Otomo divenne immediatamente un artista apprezzato per la sua visionarietà, che abbandonava la traduzione della sci-fi manga della scuola di Tezuka (AstroBoy), per sposare una visione più urbana e cinetica, dando vita a uno stile che è stato poi fedelmente trasposto nell’omonime anime del 1988. 

Akira è ambientato a Neo-Tokyo, città post-apocalittica e futuristica che sta affrontando la difficile ricostruzione dopo l’esplosione di una devastante bomba vent’anni prima, mentre i cantieri stanno procedendo spediti per preparare la città alle nuove olimpiadi. 

In questo ambiente apparentemente privo di controllo, nemmeno le forze di polizia riescono a imporre l’ordine nelle zone più popolose della città, in mano a bande di criminali, violenti bikers.  più di due decenni dopo che una misteriosa esplosione ha distrutto la città. A una di questa bande appartiene il giovane Kaneda, leader della rivoluzionaria militante Kei, che cerca di proteggere il suo amico Tetsuo, voglioso di dimostrare il suo valore. Proprio per questo, durante una sortita notturna, osa più del previsto finendo in una colluttazione con una banda avversaria, che lo porta a imbattersi in un trasporto militare, un incontro che cambierà radicalmente la sua esistenza. 

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Tetsuo, dopo essere entrato in contatto con una creatura simile a un bambino ma dall’aspetto decrepito, sviluppa dei poteri ESP, che lo rendono un bersaglio di elementi deviati dei servizi segreti, che vedono in lui la chiave per sbloccare Akira, la misteriosa entità che aveva causato la distruzione di Tokyo anni prima. 

Questa lotta per il controllo del ragazzo si contrappone alla lotta sociale che piaga la città, con un moto rivoluzionario che vede invece in Akira una sorta di bandiera dietro cui riunirsi per lottare. Nello sviluppo del manga, contrariamente alla più rapida e incompleta narrazione dell’anime, questo porta a una sorta di società rivoluzionaria che diventa sinonimo di una rivendicazione sociale miope e vendicativa.

Akira in America

Otomo utilizza le convenzioni del genere cyberpunk per descrivere nei dettagli una saga di disordini politici, isolamento sociale, corruzione e potere. È considerata un'opera di riferimento nel genere cyberpunk, e pur rappresentando il simbolo della narrativa di genere del Sol Levante, la sua affinità alla controparte americana ha fatto sì che proprio il mercato statunitense divenisse la sua fortuna.

La citata traduzione di Marvel Comics, infatti, è stata fondamentale per far conoscere Akira fuori dal Giappone. Questo gli ha permesso di vincere diversi premi, tra cui il Kodansha Manga e l'Harvey Awards.

Dietro questo successo, ci fu anche la felice intuizione di adattare la tradizione manga ai lettori occidentali. Otomo decise di colorare il manga e di capovolgere attentamente le pagine in modo che fossero lette da sinistra a destra, come i fumetti, e anziché presentare il consueto bianco e nero e la lettura da destra a sinistra tipica dei manga. Alcune delle illustrazioni vennero ridisegnate dall'autore e dai suoi assistenti per capovolgerle, mentre la colorazione fu eseguita da Steve Oliff.

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Akira è stato il primo fumetto al mondo ad essere colorato digitalmente, utilizzando i computer e la sua diffusione fu un elemento fondamentale per l’evoluzione della colorazione digitale. Per rendere ancora più definita la colorazione venne scelta una carta liscia su cui venne applicato la tecnica di colorazione a 4 colori, rendendo Akira  il primo fumetto nel mondo occidentale ad essere stampato su carta liscia.

Pratica oggi considerata normale nel comics americano, che consente di mostrare un colore più dettagliato e accurato ottenuto dall'uso del computer, invece della carta usata in precedenza. La colorazione durò dal 1988 al 1994 anche a causa di continui ritardi dovuti al contemporaneo lavoro di Otomo su Steamboy, ma il lavoro di Oliff compiuto su Akira gli valse un Eisner Award nel 1992. 

Il futuro di Akira racconta il presente

Pur avendo come protagonisti individui con poteri psichici e vicini alla concezione dei superpoteri, Akira non li rende centrali nella narrazione, bensì mezzi tramite cui dare forma alla sua vera natura di critica sociale. Otomo mira a ritrarre un Giappone che ancora risente della cultura post-bellica, in cerca di un’identità moderna in cui trovano spazio pressioni sociali alienanti per l’individuo e che lasciano emergere macchinazione politiche, a scapito della popolazione. 

Questo si riflette anche sua una disillusione delle fasce adolescenziali, che perdono fiducia in istituzioni e principi, rivolgendosi a un nuovo corpus sociale più anarchico e violento, che influenza negativamente il passaggio dall’adolescenza all’età adulta. Le bande di motociclisti sono lo specchio di questa società in frammentazione. Allegoricamente, la deformazione di Tetsuo (morphing) rispecchia una ricerca di identità per una massa sociale priva di corpo coeso. 

Animando anche uno scontro generazionale, in cui i giovani si ribellano a un’autorità che manifesta una presenza dispotico con metodi di controllo soffocanti, dando a una particolare esigenza della comunità un ruolo essenziale: il lavoro.

Nella dialettica di Otomo, il lavoro diventa un attacco all'establishment. L’istruzione pilotata dall’alto e la corsa alle nuove tecnologie vengono mostrati come delle fonti di alienazione che portano il protagonista e gli altri personaggi a vagare senza meta, trasformando le strade nel loro mondo, privo di regole socialmente percepibili ma animato da una sorta di legge hobbesiana di sopravvivenza. 

Il tutto inserito all’interno di una città fatiscente, decadente, fatta di agglomerati edilizi soffocanti e disumanizzanti. Al pari dei mondi grigi e claustrofobici del cyberpunk americano, Akira, identifica una sinergia  tra individuo e contesto sociale, in un’ottica nichilista che è alla base della letteratura cyberpunk. 

Come leggere Akira

Rileggere Akira, o meglio ancora leggerlo oggi per la prima volta non rischia di trasmettere un senso di passato. Pur mostrando alcune immancabili debolezze, principalmente sul lato tecnologico per via della nascita di nuovi ritrovati all’epoca non immaginati, Akira preserva un fulcro narrativo ancora oggi concreto e credibile, frutto di un ritratto umano preciso e avvincente.

Resta solo da scegliere come leggere l'opera, che nel corso degli anni, per via della sua fama, è stato oggetto di diverse edizioni, anche se per gustare al meglio il lavoro di Otomo si consiglia di affidarsi all’ultima riedizione firmata Planet Manga.

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Akira (Vol. 1) - Nuova edizione 20201

Uscita nel corso del 2021, questa nuova edizione di Akira raccoglie in sei volumi il lavoro di Otomo. È la prima edizione italiana a presentare quest’opera con il senso di lettura tipico dei manga, come da richiesta dell’autore, con le prime pagine di ogni volume colorate. A tutti gli effetti, si tratta di un’edizione fedele alla volontà dell’autore, raccolta in sei volumi di facile lettura, graficamente accattivanti che riproducono le copertine dell’edizione giapponese, con una sovracoperta che, una volta inseriti nella nostra libreria, consentono di avere un gradevole effetto cromatico.

Questa nuova edizione si presta a essere un’ottima aggiunta alla collezione di manga sia di coloro che già hanno familiarità con l’opera di Otomo che per chi invece intende avvicinarsi solo ora a uno dei simboli del cyberpunk a fumetti.

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