Namor: dalle profondità di Atlantide al Marvel Universe

Autore: Manuel Enrico ,

Friend or Foe? Difficile trovare un personaggio del pantheon marveliano che sia stato accompagnato da questo interrogativo più di Namor il Sub-Mariner, personaggio le cui origini risalgono agli albori stessi di Marvel Comics. Imperatore di Atlantide, eroico combattente al fianco delle truppe alleate durante la Seconda Guerra Mondiale, membro degli Illuminati, ma anche despota, egoista e superbo, Namor rappresenta al contempo il meglio di un eroe e le sue ombre, rendendolo uno dei personaggi più interessanti, per quanto poco apprezzato, del roster marveliano.

Ripensando alla continuity marveliana, non si può fare a meno di notare come la presenza di Namor sia uno dei rari fil rouge che unisce i primi passi della casa editrice, quando nella Golden Age del fumetto supereroico era nota come Timely Comics, e la sua attuale dimensione, dove l'atlantideo ha avuto spesso ruoli di spessore, per quanto contenuti e solitamente rivestiti di un cinismo che pur allontanandolo dall’ideale eroico lo ha reso più pragmatico e credibile. Un’evoluzione costante di questa figura dal sapore leggendario che lo ha avvicinato a elementi cardine del Marvel Universe, sia in termini di continuity narrativa che di importanza strutturale alla costruzione del mito di altri personaggi.

Le origini del Sub-Mariner

Per quanto possa sembrare incredibile, Namor è uno dei primissimi personaggi di quel parterre supereroico della Golden Age che sarebbero stati riportati in vita durante la gloriosa Silver Age. Nel pieno della Golden Age, la Timely Comics di Martin Goodman era sempre in cerca di nuovi personaggi che sapessero accontentare gli esigenti lettori di comics supereroici, che, stimolati da un’apparentemente inesauribile offerta, erano oramai particolarmente pretenziosi in termini di novità e personaggi diversi. Gran parte delle figure presentate dagli editori erano infatti basati su un approccio di eroe granitico, facilmente identificabile come il bene assoluto, contrapposto alla criminalità dei bassifondi urbani o a eccelse menti criminali.

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Una visione che non era sfuggita a una figura leggendaria del fumetto supereroico: Bill Everett. Ben prima di creare durante la Silver Age il suo personaggio di maggior successo, ovvero Daredevil, Everett vantava una carriera di artista che si è sviluppata durante le prime fasi della Golden Age, quando prestava la sua opera alla Funnies Inc., casa editrice specializzatasi nella produzione di comics supereroici per altri editori.

Proprio all’interno di questo editore, Everett iniziò a lavorare a un personaggio che fosse differente rispetto alla gran parte dei protagonisti di fumetti supereroici, abbozzando i tratti di Namor il Sub-Mariner un anti-eroe che avrebbe dovuto debuttare su Motion Pictures Funnies Weekly #1, pubblicazione pensata per esser offerta ai clienti di alcuni cinema.

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Il progetto di questa pubblicazione non ebbe fortuna, venendo cancellato, ma per Everett il suo nuovo personaggio aveva un grande potenziale. Una convinzione che lo spinse a rivolgersi al principale cliente della Funnies Inc., Martin Goodman, noto editore di storie pulp che proprio in quel periodo stava avvicinandosi al florido mercato dei supereroi.

La proposta di Everett venne accolta positivamente da Goodman, che vide in questo personaggio una perfetta antitesi per un altro supereroe su cui stava facendo delle valutazioni: l’androide Jim Hammond, alias la Torcia Umana. D’altronde, se il robot creato da Carl Burgos rappresentava il fuoco, quale miglior avversario che un esser profondamente legato all’acqua come un atlantideo?

Non è un mistero che Everett, mentre stava elaborando il suo Namor, era a conoscenza delle caratteristiche del personaggio di Burgos, mirando a creare un anti-eroe che potesse esserne una contrapposizione credibile. L’ispirazione principale per Namor, secondo quanto rivelato dallo stesso Everett, fu La ballata del vecchio marinaio di Coleridge, mentre il nome era il risultato di una lunga ricerca di un suono che denotasse una certa nobiltà, senza esser troppo comune.

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Un’intenzione che portò alla creazione di una figura simbolo della Golden Age, che esordì sulla prima pubblicazione autonoma della Timely Publications, nel frattempo divenuta Timely Comics, e che viene oggi considerata la prima pubblicazione a fumetti del fumetto marveliano: Marvel Comics #1, dell’agosto 1939.

Namor, il primo antieroe dei comics

L’esordio di Namor fu un’eccezione per il periodo. Mentre tutti gli eroi erano pensati per esser facilmente riconducibili alla concezione di ‘buoni’, il principe di Atlantide esordì subito in un ruolo atipico: nemico degli Stati Uniti, rei di aver portato la distruzione nel suo regno.

Una differenza non da poco, in un periodo le case editrici stava virando verso la creazione dei patriotically themed heroes, figure che avessero una particolare attinenza alla discussione sociale in merito all’intervento nella Seconda Guerra Mondiale.

Namor, invece, incarnava tutt’altra concezione, un’avversione verso una mentalità di sfruttamento e abuso degli oceani, che si faceva in un certo senso erede di tematiche affrontate decenni prima da Verne con il suo Nemo, il capitano protagonista di 20.000 leghe sotto i mari. Non è un caso che tanto il principe indiano quanto l’atlantideo nascano come figure di rottura verso una società poco sensibile a tematiche ambientali, arrivando a compiere veri e propri attacchi pur di preservare l’ambiente marino.

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Nelle sue prima avventure, Namor non esita a compiere azioni violente contro la marina americana, riscontrando sorprendentemente il favore dei lettori, che sembrano quasi parteggiare per l’atlantideo. Forse perché il suo esser un avversario degli States era dovuta a una causa non del tutto sbagliata, come evidenziato dallo storico dei fumetti Les Daniels:

Namor era un mostro al servizio del caos. Ma anche se il Sub-Mariner agiva come un tradizionale villain, la sua causa aveva una componente di giustizia, e i lettori si esaltavano per questo suo attacco alla civilizzazione. I suoi entusiasti appassionati non erano turbati dal massacro che creava mentre distruggeva di tutto, dalle navi ai grattacieli

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Già in queste sue prime apparizioni, realizzate da Everett, emerge una componente tipica di Namor: il suo esser un elemento di rottura. Gli scontri con la Torcia Umana di Burgos furono uno dei momenti più apprezzati del primo corso del personaggio, che, come gli altri eroi della Golden Age, rimase vittima della fine dell’età aurea del fumetto supereroico.

Fu solo con la Silver Age che anche Namor ebbe modo di tornare in scena, quando venne utilizzato come personaggio inizialmente antagonista dei Fantastici Quattro, venendo in seguito integrato maggiormente nelle dinamiche del nascente Marvel Universe. Tanto che a metà anni ’70 venne riscritto anche il suo passato, grazie al racconto in flashback degli Invasori, la forza supereroica composta da Namor, Capitan America, Torcia Umana e altri eroi minori che durante la Seconda Guerra Mondiale si opposero ai nazisti.

Namor nel Marvel Universe

Namor è figlio della principessa di Atlantide, Fen, e del capitano americano Leonard McKenzie. I genitori si innamorarono mentre Fen, sotto mentite spoglie, era stata inviata dal suo popolo per studiare gli umani, ma quando la madre non tornò ad Atlantide, il regno marino inviò un gruppo di guerrieri a riportala a casa, dando vita a uno scontro in cui McKenzie morì, mentre Fen diede alla luce Namor. Figlio di due mondi, contrariamente alla popolazione atlantidea, caratterizzata da un incarnato azzurrognolo, Namor aveva la pelle rosa, e sfoggiava un paio di alucce sulle caviglie.

Dopo gli anni della Golden Age, dove Namor era divenuto un personaggio molto amato, la sua caratterizzazione durante la Silver Age fu molto diversa. Nuovamente fu presentato in prima istanza come un avversario, specialmente dei Fantastici Quattro, con cui ha da sempre sviluppato un particolare legame, tra il rispetto/rivalità con Reed Richards e il mai celato amore per Susan Storm, culminato in una delle pagine più appassionati della storia dei Fab Four maverliani.

All’interno del Marvel Universe, il ruolo di Namor è stato centrale specialmente negli ultimi anni, dove il suo ruolo di monarca di Atlantide lo ha portato a esser coinvolto negli Illuminati, il think tank supereroico composto dalle menti più geniali del Marvel Universe, nel tentativo di evitare catastrofi figlie di incomprensioni tra gli eroi. Scopo per cui Namor è stato coinvolto, considerata la sua propensione a lasciarsi guidare più dall’ira e dalla superbia che non dalla ragione, nonostante una saggezza spesso sorprendente.

Curiosamente, Namor viene considerato un mutante, tanto che nella recente gestione degli X-Men che ha portato alla nascita della nazione mutante di Krakoa, si è cercato spesso di renderlo parte di questo nuovo ordine sociale. Spesso, Namor viene definito come il primo mutante dell’Universo Marvel, ma questo titolo è da intendersi come prima apparizione editoriale, in quanto nella continuity marveliana esistono mutanti ancora più antichi, come Apocalisse, Destiny o Mystica.

Namor nel Marvel Cinematic Universe

Pur non avendo ancora visto in azione nel Marverl Cinematic Universe i Fantastici Quattro, tolto il cameo fan service del Richarda di John Krasinski, Namor ha anticipato i suoi storici rivali, esordendo come villain di Black Panther: Wakanda Forver.

Interpretato da Tenoch Huerta, l'atlantideo marveliano ha subito una pesante riscrittura della sua dimensione fumettistica, non limitata solamente all'origine culturale, ma anche alla sua essenza di mutante. 

Se da un lato la scelta di spostare il retaggio culture atlantideo in un'accezione sudamericana può essere compreso come un'apertura verso una modernizzazione del personaggio ) ammesso fosse necessaria), il voler inserire  prima l'origine del nome 'spagnoleggiante' e una motivazione esterna alla comparsa del potere mutante pur di creare una connessione con Black Panther ha invece creato delle fragilità inconsuete nel personaggio. 

Questo trattamento del personaggio, tuttavia, ha consegnato all'MCU un Namor tutt'altro che memorabile, che, complice le problematiche legali del suo interprete, non dovrebbe avere un ruolo di spicco all'intento del franchise. 

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