X-Men - Devastazione, recensione: ritorno al futuro passato dei mutanti

Autore: Manuel Enrico ,

Una copertina divenuta icona della storia dei comics, una storia che ha segnato profondamente il mito dei Figli dell’Atomo, arrivando conquistare anche il grande schermo con uno dei più amati film tratti dai fumetti. Giorni di un futuro passato è ancora oggi, a più di quarant’anni dalla sua uscita in The Uncanny X-Men 144-145 nel 1981, uno dei capitoli fondamentali della storia degli X-Men, lasciando per decenni la curiosità su come fosse stato possibile arrivare a quel drammatico futuro, un interrogativo che ha trovato risposta solo recentemente con X-Men – Giorni di un futuro passato: Devastazione.

Giorni di un futuro passato nasceva all’interno della visione di Claremont sull’evoluzione del mito mutante. Nelle storie del periodo, da Dio ama, l’uomo uccide alla Saga di Fenice Nera, X-Chris ha reso i Figli dell’Atomo uno strumento di critica, rendendo Ciclope e compagni una colonna portante della Casa delle Idee. Il focus, all’epoca, non era il racconto di come si fosse arrivati a quella società lager, in cui il sogno di Xavier era morto, l’attenzione era rivolta ad impedire che il primo passo di quella devastazione non avvenisse.

X-Men: Devastazione, il prequel di un cult

Viene da pensare che dopo quarant’anni, le ansie che spinsero Claremont a realizzare un racconto con un tono così spietato siano un ricordo del passato, ma ad annullare questa speranza è stato lo stesso autore, parlando in tempi recenti della genesi di questo cult:

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La cosa strana, per me, è che negli anni ’80 scrivevo della Legge di Controllo dei Mutanti, mentre ora, nel secondo decennio del XXI secolo, abbiamo il Patriot Act e sentiamo candidati alla Presidenza degli Stati Uniti parlare di costruire muri e decidere chi è accettabile e che non lo è. Mette i brividi. Mi sembra di aver già vissuto tutto questo

Forse la dichiarazione di Claremont può sembrare eccessiva, ma ripensando alla situazione attuale della società americana possiamo intuire come mai Marc Guggenheim abbia voluto espandere questa distopia mutante raccontandone le origini. Dall’uscita di Giorni di un futuro passato, sono stati diverse le storie che hanno dato maggior sostanza a questo momento del mito mutante (Giorni di un futuro presente, Wolverine: Giorni di un futuro passato), ma ai lettori sono sempre mancati quegli anni che dalla morte di Robert Kelly hanno condotto al disperato piano con protagonista Kitty Pride.

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Giorni di un futuro passato. X-Men

Giorni di un futuro passato. X-Men

Prima del 2013 immaginato da Claremont, gli X-Men hanno dovuto affrontare un calvario di anni, iniziato proprio con la morte del senatore Robert Kelly per mano della Confraternita dei Mutanti Malvagi. Questo atto è stato il punto di partenza di un’escalation di terrore, con i mutanti sempre più visti come un nemico da tenere sotto controllo e temere.

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Una paura che porta all’elezione come presidente di William Stryker, che da predicatore anti-mutante si trasforma in uomo della provvidenza per l’homo sapiens. Il primo tentativo di approvare l’Atto di Controllo dei Mutanti viene fermato per l’intervento presso la Corte Suprema di un convincente Matt Murdock, ma il progetto sentinelle continua, e a poco servono le proteste degli eroi, come i Vendicatori, che scelgono di ritrarsi come protesta per quanto fatto contro i mutanti.

Nel giro di una manciata di anni, nuovi ‘eroi’ sono assunti dal governo, dando la caccia ai mutanti sino a quando, durante una battaglia presso Stanford, lo scontro degenera in tragedia, dando al governo l’occasione di dichiarare una legge marziale che inasprisce la situazione per gli X-Men.

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Non sono solamente i mutanti a risentirne. La psicosi anti-mutante colpisce anche altri eroi marveliani, come Spider-Man e Fantastici Quattro, che rapidamente finiscono nel mirino del governo. D’altronde, una delle scene cult di Giorni di un futuro passato era l’inquietante passaggio di un’anziana Kitty tra le lapidi dei grandi eroi, che accoglievano chiunque entrasse nel campo di concentramento dei mutanti.

Il passato non cambia

Guggenheim si muove con accortezza all’interno delle zone inesplorate di questa acida distopia mutante, cercando di dare un fondamento a questa realtà spietata. Nel farlo, strizza l’occhio da alcuni momenti celebri di Marvel Comics, come Civil War, accelerando in partenza con un rapido resoconto per condensare in poche vignette anni di soprusi. Una dramma compresso che viene raccontato tramite didascalie asciutte , narrate dalla voce di Kitty, che svelano la caduta di una società verso il razzismo più estremo e la violenza più feroce. Non ci sono riferimenti palesi ad elementi contemporanei, ma l’intento critico e allegorico della storia è evidente, la sensazione di avere nuovamente un’avvisaglia su certe pericolose derive è evidente.

Se la vena narrativa di Guggenheim è da premiare, più cauto è il giudizio su Manuel Garcìa, che si occupa dei disegni di X-Men – Giorni di un futuro passato: Devastazione. Pur mantenendo un buon livello, Garcìa cade spesso in errori di proporzioni, realizzando vignette in cui la mancanza di rispetto di rapporti volumetrici e di attenzione al dettaglio risultano con troppa evidenza, macchiando una prestazione altrimenti convincente.

La padronanza della cinetica dei personaggi è un punto a favore di Garcìa, che riesce a riproporre con la giusta attenzione specifici poteri e omaggiare il lavoro di Byrne in Giorni di un futuro passato, riuscendo a ricreare una sinergia tra il cult di Claremont e questo prequel.

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Giorni di un futuro passato – Devastazione è una lettura che si rivolge ai fan degli X-Men più fedeli, che non hanno solamente letto Giorni di un futuro passato, ma che hanno vissuto altre storie dei mutanti capendone lo spirito. Guggenheim ha ritratto al meglio il mondo dei Figli dell’Atomo creando un prequel solido e degno del cult a cui si ricollega.

Commento

cpop.it

70

Giorni di un futuro passato – Devastazione è una lettura che si rivolge ai fan degli X-Men più fedeli, che non hanno solamente letto Giorni di un futuro passato, ma che hanno vissuto altre storie dei mutanti capendone lo spirito. Guggenheim ha ritratto al meglio il mondo dei Figli dell’Atomo creando un prequel solido e degno del cult a cui si ricollega.

Pro

  • Ben inserito nella continuity di Giorni di un Futuro Passato
  • Rispetto delle scene cult della storia di Claremont

Contro

  • Disegni non sempre all'altezza
  • Lettura consigliati ai fan degli X-Men
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